Ho una maglia a righe celesti con una stella di paillettes bianche e rosa che prende tutto lo spazio possibile. Le maniche di questa maglia sono laccate di dorato e irrigidite di modo che si possano arratolare e star su da sole.
Non è una semplice maglia. E' una maglia "manu". Mi ricordo benissimo il giorno in cui l'ho comprata. Firenze, LuisaViaRoma, una giornata caldissima e super saldi per l'arrivo della nuova collezione. Questa maglia era appesa ad un attaccapanni insieme ad altre sorelline nate della stessa stilista visionaria YVONNE. 500 pezzi prodotti e basta. Quello lì appeso doveva essere mio.
Perchè quella non era una maglia normale, era una maglia "manu".
Una cozzaglia di cose, mischiate tutte insieme ma con un gran bel risultato un tantino appariscente.
E così come la maglia "manu" esistono anche scarpe "manu", uomini "manu", posti "manu" e adesso, abbastanza di recente anche pesci "manu".
E' qualcosa che mi rispecchia, qualcosa che mi piace e in cui mi ci posso sentire bene dentro.
E come le cose possono essere definite "manu" ho capito che anche le relazioni possono e devono essere "manu".
Adette a me.
Senza dover scendere a compromessi, senza doversi necessariamente accontetare di qualcosa che non brilla.
Devono essere semplici. Eccentrici ma non troppo, concentrati su piccolissi ma importantissimi particolari e consapevoli di essere, mixati insieme, pezzi imperdibili di una splendida collezione.
E se in questa definizione di cosa da "manu" non ci si riesce a rientrare allora questa relazione non è per "manu".
Visto, è semplice.
"Forse per continuare a giocare, allora,
sarebbe più utile sostituire il concetto di cura con quello di
manutenzione. Chi fa manutenzione non dice: scioglierò i tuoi capelli
come trame di un canto, ma più semplicemente: senti, hai qualcosa nei
capelli, mo te la tolgo."
Forse basta giocare.
