ci sono solo io... che altro ti aspettavi? (it is just me... what else are searching for?)
venerdì 9 dicembre 2011
...culo
" La fortuna è importante.
Chi disse - preferisco avere fortuna che talento - percepì l'essenza della vita. La gente ha paura di ammettere quanto conti la fortuna nella vita. Terrorizza pensare che sia così fuori controllo. A volte in una partita (di tennis) la palla colpisce il nastro e per un attimo può andare oltre oppure tornare indietro.
Con un può di fortuna va oltre e allora si vince, oppure no e allora si perde."
(cit.)
giovedì 1 dicembre 2011
Satisfaction
Qualche giorno fa, una mia amica molto bella mi ha consigliato un libro.
In realtà non è neanche un vero libro e non mi ricordo come si chiama.
E' una raccolta di parole, come se fosse un vocabolario.
Ad ogni parola corrisponde un breve racconto, una citazione, una vera descrizione accurata di emozioni e sentimenti legati alla parola stessa.
Mi piacerebbe ricordarmi il titolo di quel libro per consultarlo alla voce "soddisfazione".
Mi è sempre piaciuta questa come parola: SODDISFAZIONE.
Ma cos'è? Cosa ci rende soddisfatti?
Riesco solo a pensare alla faccia e alla pancia di un uomo dopo un piatto enorme di pasta al pesto o dopo un panzerotto.
E' più difficile da immaginare la soddisfazione legata al raggiungimento di un traguardo.
Dopo un ottimo piatto ormai di mangiare hai finito.
Ma dopo il raggiungimento di un traguardo ce n'è sempre un altro.
Qualcos'altro.
Da fare, da volere, da desiderare. Allora quando ci si può fermare e anche solo per poco poter rientrare nella definizione di soddisfazione?
Di solito non si fa! Ma io aggiro il problema cambiando l'ottica di osservazione. Passando semplicemente da una definizione generale e troppo complessa ad una puntuale e quindi più facile da analizzare.
Non sono quindi soddisfatta a livello generale ma ogni giorno riesco a trovare soddisfazione per le cose piccole.
Potrei fare una lista delle cose che mi emozionano giornalemente quanto la pasta al pesto ma sono troppo piccole le sfumature e non sono in grado di descriverle. Posso dire con certezza però, anche senza essere in grado di esplicitarle, che sono queste le cose che mi tengono in vita e per cui vale la pena affrontare la giornata. Non è accontentarsi; è assaporare.
Anche se si prospetta la meno soddisfacente del mondo.
Baby il mondo è super (soprattutto se sei Imperatrice)
Non mi piace lamentarmi.
Oddio, ogni tanto la sana lamentela è anche salutare; ma lo chiamerei piuttosto disappunto, storcere un po' il naso ma a parole.
Ma la vera lamentela, quella fine a se stessa, proprio non mi piace.
E' la rappresentazione dello spreco, di tempo, di parole e di gente disponibile ad ascoltarti.
Ribadisco che, entro determinati limiti e solo ogni tanto, la lamentela aiuta ad andare avanti. E' come vomitare.
Ecco, lamentarsi troppo è come vomitare parole. Ti senti limitatamente meglio ma se non prendi qualcosa continui a star male.
E' anche vero che questo non è proprio "il migliore dei mondi possibili" e qualcosa di cui essere scontenti di sicuro c'è.
Passato quindi il periodo di disappunto nei confronti della vita però, bisogna tenere botta.
E' proprio il concetto estremamente POP del non mollare.
Non lasciarsi trasportare ma imparare a saper vivere, saper restar in piedi e sdraiarsi solo se ne vale davvero la pena.
Tornare in piedi mattone e mattone.
Si sente spesso associare la parola "forte" alle persone ma senza la necessità di essere pesi massimi.
Le persone forti sono quelle che sanno ricostruirsi senza fermarsi per troppo tempo.
Non lo so se si vince un premio, o se si è un po' più felici ma io, che sono un'imperatrice, cercherò di restare in piedi... dopo tutto cosa c'è che non va?
domenica 20 novembre 2011
grazia, gratitudine e grazie al cazzo!
Qualunque amore riusciate a dare o ad avere, qualunque felicità riusciate a rubacchiare o a procurare, qualunque temporanea elargizione di grazia, basta che funzioni! Allora che dire? Io le sono grata...È appunto attraverso quella grata che ci vedremo e sentiremo tutte le volte che vorrai.
(cit.)
sabato 19 novembre 2011
to go
Ho raccolto il tuo cuore, l'ho curato e l'ho rimesso in piedi.
Adesso è tuo e puoi davvero tornare a volare.
(cit.)
mercoledì 2 novembre 2011
Sono qui per te
Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto,
un sorriso involontario,
la stanchezza di chi non si è risparmiato,
due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi vale
ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua,
riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo, accorrere a un grido,
chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordarsi di che.
Considero valore sapere in una stanza dov'è il nord,
qual'è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo,
la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l'uso del verbo amare e l'ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.
Ma personalmente ci sto lavorando...
domenica 16 ottobre 2011
Take a walk on the wild side
E' sempre una questione di prospettiva.
E' come vedi le cose... non per quello che sono ma per come tu hai voglia di percepirle.
Non si può essere sempre oggettivi. Non si deve sempre essere oggettivi.
Devo ancora capire perchè il genere umani si nutra di percezioni.
Fa star bene, forse.
La questione è sempre scegliere da che parte stare.
Essere razionali, oggettivi e tristi oppure felici e poco consapevoli.
Io lo sono stata poco consapevole, ho deciso di cambiare... di spostare il letto dall'altra parte della stanza, sotto una finestra che ha un sacco di spifferi.
Spifferi che per me, fino a ieri, odoravano di vento di novità, bellezza e cambiamento.
Mi sono buttata dall'altra parte, dall'altro lato (oscuro) della mia stanza.
venerdì 14 ottobre 2011
Dammi Passione.
Non ho mai visto troppe stelle cadenti.
L'idea che in realtà non siano stelle ma pezzi di roba parecchio luccicante che cade giù, mi ha sempre distolto dall'attenzione dal guardare il cielo in determinate sere dell'anno.
Credo nelle candeline di compleanno, però.
Hanno la stessa forma di un patto profondissimo, del tipo che si prendono un anno della tua giovinezza ma in cambio hai la possibilità di un super desiderio che arde come loro.
Il tempo che aspetti mentre gli altri ti cantano la canzoncina di tanti auguri è solo un tempo di attesa in cui le candeline ardono di più, di modo che il tuo desiderio possa essere espresso più forte.
Quest'anno però ho visto una "stella" cadente più stella delle altre. E' stata una mini esplosione.
Ho quasi avuto un sussulto. E la mia espressione era proprio sbalordita. Nei film doppiati si sente spesso "sbalorditivo" e sembra davvero una parola scema.
Beh, io l'ho provata sul serio.
E il desiderio allora doveva essere altrettante potente.
Allora, con tutte le mie forze. ho chiesto PASSIONE.
PASSIONE.
Non c'è niente, niente! che possa uguagliare la luce che la passione ti regala.
E regalo non è neanche la parola giusta perchè un regalo è qualcosa di bello che è appoggiato su di te. La passione ti parte da dentro, pervade tutto e illumina ogni cosa.
Ho chiesto passione, in generale, per qualsiasi cosa, per me, per tutte le strade che ho da percorre, per le nuove esperienze... per la vita. E me la godo.
E indipendentemente dalla mia finta stella, io ti chiedo, continua... dammi passione.
lunedì 19 settembre 2011
Ce l'hai un piano? Bho, io ne ho mille...
Pianificare è un'arte! E' per me l'arte di sognare concretamente.
Non è solo "... vorrei fare quello". E' valutare la fattibilità dei sogni supponendo di avere a disposizione tutto il tempo, il coraggio e le possibilità necessarie per realizzare per particolare tuo desiderio.
Mi rendo conto che sia una pratica di per sè allucinante.
I sogni (degli altri) sono eteri, volano. Sono pensieri.
I miei no.
I miei sono pezzi di carta, spars,i con scritti orari, posti, percorsi e anche vestiti da indossare per l'occasione.
Ho un piano!
Sogno di fare qualcosa quindi mi attivo.
E se poi il sogno non si avvera si sfodera sempre un altro bigliettino con un super piano di riserva.
Ma io sono quasi sicura, il sogno realtà diverà... anche se non ci sono zucche ma solo foglietti.mercoledì 14 settembre 2011
Ti prego, leva Ligabue.
Ognuno ha le sue certezze. E queste sono ben fondate su esperienze, sentimenti ed emozioni. Validate da un certo sistema di valori consolidato dalla vita, nel suo senso più profondo.
Io non farò mai questo...
Io una cosa del genere non la direi mai...
In quella situazione io non mi ci troverei mai...
E' inutile, sono cose che si dicono.
E il bello è che se ne è anche certi nel momento in cui queste frasi vengono fuori.
Nessuno si accorge di quanto ciò sia estremamente limitante.
Non che le certezze siano in qualche modo restrittive, uno a qualcosa si deve pur sempre aggrappare...
Ma a volte è necessario guardare al di là.
Anche al di là di se stessi.
E se poi quella cosa hai voglia di dirla?
Se in quella situazione hai voglia di immergerti con tutta te stessa?
Se cambi?
Se arriva qualcuna che ti dice "ti prego, leva Ligabue".
Walter Bonatti
Non sono mai stata un'amante della natura. Trovo le esperienze bucoliche terribilmente noiose. La Natura per me è come Chanel n°5, un fascino indiscusso, riconosciuto da tutti ma che su di me assume una forma di tanfo attempato.
Posso esserne solo attirata parzialmente. Ecco!
Sono un'amante occasionale della Natura (come nelle relazioni occasionali sai che poi torni alla tua vita e che questa non viene minimamente intaccata, così puoi immergermi in paesaggi incantati e soleggiati consapevole che poi tornerai al tuo pc, nel tuo appartamento, in un quartiere trafficato e pieno di Bar di una città che definire movimentata è proprio sottovalutante.)
E dato che l'esperienza bucolica deve essere breve ma intensa mi sono sempre concessa una relazione con le Alpi. Occasionalmente, da 20 anni. Un porto sicuro, per poi tornare alla vita di tutti giorni.
Adoro le Alpi, i colori, il rumore del vento, l'odore, lo strudel, la sensazione di essere l'unica cosa tra te la terra, di essere vicinissima al cielo e con niente sopra la testa.
In particolare adoro mio padre che da 20 anni, sull'autostrada per il Brennero appena si iniziano a vedere le montagne dice "E pensare che milioni di anni fa era tutto mare e ci sono ancora i fossili sulla roccia." e io che ogni anno faccio finta di essere sorpresa come quando di anni ne avevo 5.
Altrettanto particolarmente, della montagna, adoro Walter Bonatti. Alpinista, la Madonna degli alpinisti. Una persona semplice, determinata e appassionata al suo lavoro. Una di quelle persone famose che ti illuminano e che non ti fanno restare indifferente.
Mi ha sempre trasmesso un amore incondizionato per l'accettare le sfide, per il non fermarsi davanti ai limiti che siano "architettonici" o dentre se stessi. Come se Walter Bonatti fosse lì a dirti che ognuno ha il suo monte e che puoi provare ad appassionarti a cose anche molto più grandi di te.
Che puoi credere.
Che puoi vincere.
E oggi Walter Bonatti è morto.
E forse ci credo di meno in tutte queste cose, oggi.
Adesso non vedo l'ora di sentire mio padre che si accorge delle montagne in autostrada... oppure che muoia Roger Milla... ho tante cose da dire anche su di lui.
domenica 11 settembre 2011
Giochi o non giochi?
Coraggio.
Non è solo una parola. E' uno stile di vita. Un po' come lo parola Beige.
Esiste il coraggio di scegliere, di assaggiare, di saltare, di mettersi alla prova, di sfidare se stessi in imprese epiche.
Fa parte della vita.
E' prendere delle decisioni senza avere dati certi su cui basarsi, senza nessuna certezza sull'esito.
Un gioco d'azzardo.
Niente di rassicurante.
Il problema è sempre quello di scegliere. Ma con un sapore diverso. Usando la parola coraggio lo sai già che c'è da affrontare un rischio.
Però, da un certo punto di vista, puoi usare tale parola come un'arma segreta contro l'incerto.
E allora ci pensi, assapori quanto in fondo rischiare sia bello, prendi tutto il coraggio che hai e ti butti.
E prendi quello che viene.
Alla fine dei giochi non sai che cosa uscirà.
Ma pensa a quanto potrà essere figo dire "sono stato coraggioso".
mercoledì 7 settembre 2011
Partire e ho visto...
Le passaporte sono oggetti che ti trasmettono da un posto ad un altro.
Tecnicamente dovresti aggrapparti all'oggetto in questione e in un turbine di effetti speciali low cost, essere trasportato istantaneamente in un altro posto.
Io lo conosco un posto del genere.
A dire il vero non si tocca e il trasferimento non è proprio istantaneo ma il concetto è davvero simile.
L'oggetto in questione è PortaGalliera.
La porta quasi in dritto alla stazione di Bologna.
Se l'attraversi arrivi da un'altra parte. Se l'attraversi sei già da un'altra parte.
E' lì a darti il benvenuto ed è lì a dirti che se non ti muovi perdi il treno.
Non è solo quel che resta dell'antico accesso alla città, è a metà strada tra due mondi.
E' a metà strada da te che sei tra due mondi. Due case. Due possibilità. Due passioni.
E' a metà strada da te che sei tra due mondi. Due case. Due possibilità. Due passioni.
E ogni volte devi decidere da che parte stare, quale mondo salutare.
Oppure stare in bilico, prendere il meglio da uno e dall'altro e ringraziare perchè esiste PortaGalliera che è lì a ricordarti che se vuoi puoi andare avunque.
Puoi essere felice e andare da un'altra parte.
Devi solo partire.Partire... e ho visto!
Diari di un'estate fai da te
Quando si andava a scuola, al ritorno dalle vacanze estive, scattava quasi molla automatica, il mitico tema "cosa hai fatto queste vacanze?"
Io, queste vacanze, ho vissuto.
E già mi immagino il mio foglio protocollo a righe ripiegato con la traccia scritta bella in grande e lo svolgimento di sole due parole. Ho Vissuto! 10! ottimo! 30L!
Ho vissuto questa terra magnifica, il suo sole, il suo mare, il suo cibo.
L'aria e tutto quello che c'è attorno fino alla riga dell'orizzonte, fatta di alberi terra rossa, case bianche e borghesia.
Ho dormito in tenda per la prima volta in vita mia, ho visto il sole uscire dall'acqua, ho bevuto cedrata e chiaccherato su un dondolo.
Ho vissuto persone eccezionale, anche loro vive dentro, sorridenti, travolgenti, senza freni.
Ho ballato, ho indossato vestiti troppo scollati e ho riso, tanto.
E poi ho vissuto te, qualunche cosa significhi, ovunque questo viverci possa portarci.
E' stato vivere. E sentirmi viva sul serio.
sabato 30 luglio 2011
ask me, ask me, ask me...
C'è una teoria sugli appuntamenti.
L'uomo ti deve chiedere di uscire e tu puoi gentilmente accettare.
Nella mia versione della vita ad obiettivi non ho mai dato importanza a tale regola. Se ho voglia di uscire ti chiedo usciamo, vediamoci... sediamoci. Se non ne ho voglia, sorrido e basta.
Però le regole sono regole e sarebbe meglio rispettarle.
Ma se non ti chiede di uscire allora che si fa?
Si inventa una nuova regola, un corollario alla regola precedente.
Non chiedergli di uscire... chiedigli di chiederti di uscire.
Costerà molta fatica, pazienza, impegno e determinazione.
Ma il tuo orgoglio, la spocchia femminista (e quella corda che tiri, tiri e tiri) potranno essere intatti.
Chidigli di chiederti.
E' come quando nelle vicinanze di ricorrenze d'obbligo si ripete la frase magica: "Ho visto in quella città, in quella via, in quel negozio, quella cosa bellissima".
Mal che vada tu non hai chiesto niente, nel rispetto di tutte le regole.
scegli la tua strada
Tra il paniere delle scelte possibili quella sulla strada da percorrere nell'immediato futuro è senza dubbio la più impegnativa.
Partire, restare?
Partire con? Restare per?
Quale strada, insomma?
E' quello che non ti fa dormire la notte e quello che ti fa sorridere al mattino. O che ti spinge a percorrere quasi 100km al giorno.
Quindi, dato che io ho scelto e di chilometri ne devo fare davvero 100, ti prego...
Scegli su quale cazzo di corsia stare. Proprio non puoi essere indeciso. No! Scegli, cazzo! L'una o l'altra. A metà non puoi stare. E' sicuramente la scelta sbagliata.
Respira e prendi una posizione. Ogni tanto fa bene!
lunedì 25 luglio 2011
Era dai tempi del liceo che...
Oggi è un giorno particolare.
Sembra Settembre, come se fosse l'inizio della scuola anche se in realtà oggi, è proprio la fine di quell'epoca.
Come ogni fine quindi merita un pensiero, un momento, parole. Una vera riflessione.
E' una svolta.
Era dai tempi del liceo che non ne capitava una così.
A dire il vero quest'anno è stata una svolta continua. Sempre a voltare pagina e a impregnarsi di ogni parola, di ogni rigo... assumendo sempre più consapevolezza.
Quella consapevolezza al liceo non ce l'ho mai avuta.
Forse solo un momento, quando mi perdevo nei "tuoi" sbagliatissimi occhi blu. Lo sapevo che erano sbagliati ma mi ci tuffavo ogni volta come se mi dimenticassi di tutta la lista dei motivi per cui avrei dovuto tirare dritto piuttosto che fermarmi.
E mi sembra una bella cosa che proprio oggi sia il tuo compleanno.
Quest'anno è stato davvero l'anno della consapevolezza.
Ancora brucia (forse). Me lo ricordo. E' stato il 9 novembre.
Sembrano facili parole "io non sono più innamorata di te". Magari non era proprio "te" che intendevo. Era più l'idea di un certo filo che ci legava. Da quando ti ho notato, in inverno a lezione e tu hai notato me (lo so, perchè come ai tempi del liceo hai fatto il mio nome al tuo amico e io ero proprio ad un passo da te). Era l'idea che, nonostante le mie frasi sbagliate, il mio non saperti gestire e il mio stare sempre dietro come nascosta, tu mi avresti trovata e raccolta.
Ci credevo sul serio che il puzzle di momenti, fatto di esercizi di elettrotecnica, di corse in bici in pieno stile Gilardengo (e qui di citazioni liceali se ne sprecano), di "ehi sono tornato dall'erasmus e ti ho incontrato", di stiamo bevendo e tu hai appena visto al di là dei miei occhi, di siamo sul terrazzino di casa mia e i tuoi occhi sembrano custidire un mondo intero, di "Ehi, io vado a Copenaghen", alla fine ci avrebbe portato da qualche parte, in qualche posto straordinario.
Il 9 novembre ho smesso di chiedere. Niente più occhi, niente più Ehi.
Era dai tempi del liceo che non sentivo quel bruciore. Ma ho reagito.
E reagire è stato superare i miei limiti e farmi travolgere dal realmente bello e non dall'idea del bello.
Questo è stato l'anno della consapevolezza, dei limiti e del farsi travolgere.
Beh, vorse anche troppo travolgente.
Tanto da trovare misteriosi piumoni in cucina di mattina, misteriose mattine dopo nella casa giusta ma nella stanza sbagliata... mishteri.
Ero anche io un mistero per me stessa.
Chiudendo il mio cuore e aprendomi a nuove esperienze (anche se queste significavano uscire di casa alle tre di notte e giudare il motorino sotto la pioggia per raggiungere un posto, tornare a casa alle 8 del mattino col sorriso ebete sulla faccia e alzarmi alle sei per andare a lavorare).
Pensavo che così sarei sopravvissuta.
Ma è dai tempi del liceo che il mio cuore è sempre lì.
E "tu" lo hai raggiunto. In un modo completamente inaspettato. Senza che io lo volessi, mi hai preso.
E davvero non lo volevo, eri una cosa da poco.
Invece mi hai portato in un mondo che non era il mio, io la principessa e tu il "rozzo" rospo drogatello, facendomi capire (se non insegnandomi proprio) che non esistono mondi a cui appartenere ma solo volontà e determinazione.
Era dai tempi del liceo che qualcuno non mi faceva scoprire così tante cose. (Anche il termine ketamina rietra nelle cose?).
Era dai tempi del liceo che non mi sentivo così sul trampolino.
Pronti, via!
lunedì 11 luglio 2011
I Like You So Much Better When You`re Naked
(Spesso) ci si spoglia. E' facile. Via i vestiti. E c'è tutto quello che sei. Tutto il tuo corpo. Spogliarsi è facile. C'è tutto il tuo corpo... ma non quello che sei veramente. Con quello è difficile, difficilissimo.
(Spesso) sopra al corpo nudo, si indossano al posto dei vestiti maschere, atteggiamenti, modi di dire.
E' anche per questo che adoro i "vestiti".
Ho un armadio pieno pieno di qualsiasi pezzo indispensabile, di qualsiasi colore, di tessuti di ogni tipo, ordinati a seconda dell'utilità. Il mio armadio è un posto sacro e rassicurante.
Pieno di "cose" che ti coprono.
E' come quando sorridi e vai via ma in realtà vuoi tirare un pugno.
E queste maschere non scivolano via come la biancheria. In questo caso è più facile aggiungere che togliere. Ti copri, sei più al sicuro. Perchè sembri qualcos'altro.
Poi però lo trovi qualcuno che ti vede... senza maschere, senza atteggiamenti e senza modi di dire.
Nuda da tutto.
E tu te ne accorgi, sei guardato, lo senti. Te ne accorgi. Però oltre a diventare rosso per un po' di sana vergogna, ti senti illuminato. Quello sguardo genera calore e non si sente per niente freddo ad essere nudi.
Ti spogli e torni tu.
Una scoperta.
Quasi ti spaventa. Come quando prendi in mano il barattolo di Guacamole, ti accorgi che è piccante e fai "ohh!" proprio con la faccia dello stupore.
Che poi non è così tanto male.
Mi preferisco nuda, tette piccole, fianchi, piedi e tutto.
mercoledì 6 luglio 2011
it's raining men, ma sono quelli sbagliati!
E' una minoranza. Adoro le minoranze. Per loro definizione vanno salvaguardate, sostenute e pubblicizzate con convinzione. Ovviamente sto parlando della sempre più popolosa comunità gay che al momento abbraccia sempre più nuovi iscritti.
Sono felice che grazie a giuste rivendicazioni, ad una lotta intensa e all'amicizia con LadyGaga si possa veder passeggiare per la città ragazzi in canottiera e skinny jeans mano nella mano. Apprezzo anche che finalmente agli "uomini" è stato dato sì un borsello ma super fashion.
E' necessario però tracciare dei confini.
Ora, cari amici gay... non potete andare in giro così, belli come il sole, perchè francamente, diciamolo, siete molto più belli, più puliti e più ben vestiti dei vostri amici etero che si sentono strafighi solo per il fatto di essere etero.
Proprio non potete farmi innamorare di voi e poi... sorpresa, sorpresa... vai a sapere che siamo concorrenti e non complementari.
No, non si fa.
Non dico di utilizzare un cuoricino rosa sulla camicia, anche perchè spesso quella camicia è di Vivienne Westwood e sarebbe davvero un peccaro rovinarla così, ma fatevi riconoscere subito.
Non mi illudete e cosa ancora più importante non frequentate i miei stessi locali o le mie stesse strade in generale.
O almeno non il giorno il cui ho messo il rossetto e non ho messo il reggiseno.
Andiamo in contro all'estate, è la stagione dell'amore. Andate ad amoreggiare da un'altra parte.
Già gli etero sono spesso dei fake, vi prego, fate in modo di non rendete la mia perenne ricerca ancora più difficile e quindi, fate i bravi e divertiti in un posto in cui se metto il rossotto nessun uomo mi venga a chidere di prestarglielo.
Non costringetemi a diventare fan del cartello "ebrei e gay qui non possono entrare".
E' per una giusta causa...
lunedì 4 luglio 2011
amarsi in modo cosmico è da cosmonauti!
Qua si parla di cose serie. C'è di mezzo la parola innamorarsi. Ma siam pazzi. Bisogna andarci con i piedi di piombo. Non ci sono scudi, non ci sono scuse. Ci sei solo tu, spogliato di tutto il campo minato che con tantissima cura avevi montato per non far arrivare al profondo. Non ci puoi fare niente, sei sfondato.
Figuarti se di tutto questo, della mia nuova condizione, di quanto brucia e del fatto che praticamente sono su un altro pianeta con leggi e sistemi di relazioni tutti suoi, me ne devo accorgere in mezzo al traffico. In mezzo al traffico dice lui... Magari lui è sempre così pacato, anche quando guida ma io, tra tutte quelle macchine, proprio non ci riesco a pensare all'amore. Magari se guido e non c'è nessuno e sto andando in un posto che mi piace, allora sì, posso pensarci anche perchè poi dai si sa che si ha in testa solo quello.
Poi nel traffico hai la vista annebbiata, è normale. Devi pensarci bene. Lo devi scoprire in un posto tranquillo tipo un parco, una strada vuota e tu devi essere a piedi!
In mezzo al traffico è proprio da stupidi. Se pensi che sia logico? Certo che no, cazzone.
Teniamo conto cmq che in qualche posto, tranquillo o meno, ho scoperto che ci sono di mezzo le parole amore e in fin dei conti innamorarsi.
Amarsi in modo cosmico è una cosa pesante. Cioè il cosmo è tutto. Io ti amo come se fossi tutto. Non esiste altro. Esisti solo tu e l'amore. Mica poi si torna indietro. La definizione di tutto si rovina per sempre e nel momento in cui ne trovi un altro di tutto mai sarà come il tutto precedente, come quel tutto.
Oggi mi è capitato di rileggere un articolo che ho scritto per il giornalino del mio liceo.
Era sul concetto di ispirazione. O meglio sul trarre ispirazione da una persona speciale. Quando sei innamorato l'altra persona è la tua forza, la tua fonte. (Ovviamente queste erano solo cose che si percepivano tra le righe, sicuramente quell'articolo era per qualcuno ma con cui non avrei mai e assolutamente parlato chiaro).
Allora io gioco di anticipo... Vi amo tutti! Mi innamoro di chiunque mi parli, traggo ispirazione da ogni frase detta, da ogni sguardo, da ogni momento passato insieme. Se mi arricchisce una persona figuriamoci tutte le persone insieme che possono farmi! E poi così, sono le persone che si scoprono e non io. Il mio campo minato è al sicuro. Save.
Ma che discorsi, sei tu (io) che butti sempre tutto giù.
Ma che discorsi scusa, nel dubbio che poi non funzioni più.
Ci siamo persi (e sono anche quasi sicura che la colpa è la mia) ma se tanto non hai fretta amore aspetta……. (anzi aspettami tu e fammi cambiare idea), gira.
domenica 3 luglio 2011
ciao!
In una delle mie strade preferite c'è una saracinesca con questa scritta "A VOLTE BASTA DIRE ANCHE CIAO". E ogni volta che ci passo davanti rimango sempre sorpresa e affascianata. Mi fermo e leggo, è facile, penso dopo, sorrido e dico Ciao.
In realtà per me non è così semplice da dire, CIAO.
E' come una chiave, devi saperla usare. Solitamente io sto lì, ti guardo, ti guardo, ti guardo e quel ciao proprio non mi esce. Sarebbe semplicissimo! C-I-A-O. Ma poi guardo meglio e no no no.
Dopo che dico "come stai?" Mica ho ancora capito se mi interessa come stai veramente. E poi che potrei raccontarti di me?
Quindi ti guardo e basta e penso che Ciao è davvero una bella parola. Ma proprio non te lo dico.
Aspetto di avere i capelli perfetti, il rossetto giusto, una buona giornata e in tasca abbastanza soldi per almeno quattro birre. E poi Ciao te lo dico.
Ed è come lanciare un amo, non è, quello, solo un Ciao.
Me lo immagino sempre come "Ok, inizio a camminare sul filo da equilibrista e se mi rompo di stare così in bilico mi lancio giù, tanto c'è la rete".
Da quel Ciao vengono fuori valanghe di parole, valanghe di frasi intere, valanghe di tutto ciò che ci viene in mente. Il Ciao ci ha travolti.
Il mio filo però è sempre teso e io continuo a camminarci sopra, sempre con più padronanza ma mai abituandoci.
Aspetto che capiti qualcosa che da quel filo mi faccia cadere giù.
E allora devo impegnarmi, tantissimo, perchè un po' era bello dirti Ciao con una certa naturalezza.
Devo dirti un altro tipo di Ciao, adesso.
Più vuoto e che davanti non ha proprio un bel niente.
E' solo Ciao... Arrivederci Amore Ciao.
sabato 2 luglio 2011
ricordati, non di me, in generale!
Non ho un problema con i ricordi.
Più che altro sono loro che hanno dei problemi con me.
Sono tanto belli ma così cattivi. Cioè, tu stai facendo tutt'altro e loro spuntano.
Appena vedono un'appiglio per cui il tuo cervello può iniziare a fare strane associazioni di pensieri, loro ci si appigliano e saltano fuori.
E quando saltano fuori a volte è bellissimo a volte quello che senti è davvero bruciore. Ma è sempre qualcosa di profondo, che ti tocca dove difficilmente altri riescono ad arrivare.
Io mi ricordo quando ci siamo incontrate per la prima volta e tu eri seduta e io in piedi e me lo ricordo ogni volta che passo vicino a quelle colonne. Mi ricordo la prima che ho avvertito la tua presenza, dietro di me. Eppure la strada era lunghissima e io ti ho sentito.
Mi ricordo che bello che è stato vederti suduto alla panchina della Feltrinelli ad espettare me, e mi basta avere un libro della Feltrinelli in mano per riviverlo.
Dall'altra parte del letto non ci vado mai eppure se ogni tanto la guardo mi ricordo che ci hai dormito tu.
E neanche dal terrazzino di casa mi ci affaccio mai, ma quando sbatto la tovaglia mi ricordo che stiamo stati lì a parlare.
Tutte le votle che ho in mano un tappo di una Tennent's Super mi viene in mente quanto tu sia stato decisivo e importante per me e per tantissimi anni.
E l'edicola in via Rizzoli mi ricorda di quanto eri ubriaca e mi viene proprio da ridere.
Se riprendo in mano il libro di Impianti Industriali mi ricordo quanto era rassicurante alzare la faccia e vederti lì e se l'alzavi pure tu era davvero magico.
Anche quando aspetto di girare l'angolo e vedere San Luca me lo ricordo che effettivamente si vadeva anche dalla cucina.
Se mi trovo esattamente in un punto del Chiringuito tale che la visuale sia una sola possibile mi viene in mente che è stata una gran cazzata regalarti il cd dei Red Hot ma mi fa piacere ricordare la faccia che hai fatto quando lo hai aperto.
Delle volte poi, soprattutto quando sono davanti allo specchio per mettermi il mascara (mai uscire senza!) me lo ricordo...
che sono una gran cogliona.
mercoledì 29 giugno 2011
enjoy (the silence)
Ieri pomeriggio ho incontrato questa manifestazione per strada. Un pugno di ragazzi (alcuni davvero davvero carini) che portavano in giro con straordinaria convinzione cartelloni, striscioni e volantini completamente bianchi. C'era anche il solito urlatore con la pashmina scura quasi a coprire la bocca e il megafono. Spento. Se chiedevi loro informazioni ti guardavano come per farti capire che erano contenti per l'interessamento ma stavano zitti.
All'inizio ho pensato che fosse una cosa geniale. Cosa succederebbe se ci togliessero le parole? Dato poi quello che succederà dal 6 luglio mi sembrava una trovata molto intelligente e davvero ammirevole. Proprio non me l'immagino la mia bacheca vuota. Nessuna libera condivisione di materiale utile o meno. Ansia. Come un po' d'ansia la mette un corteo "muto".
Tornando a casa però ho pensato ad un'altro aspetto della la faccenda. Davvero il silenzio è così comunicativo?
C'è una frase di Gabriel Garcia Marquez che dice: "Nessuno ti ricorderà per i tuoi pensieri segreti."
(L'intero aforisma in realtà dice "Nessuno ti ricorderà per i tuoi pensieri segreti. Chiedi al Signore la forza e la saggezza per esprimerli. Dimostra ai tuoi amici e ai tuoi cari quanto sono importanti." ma la parte degna di nota è solo la prima).
Questo è assolutamente vero. E sono d'accordo. Alla fine penso sia sempre meglio urlare le cose importanti.
martedì 28 giugno 2011
è svegliarsi la mattina con la voglia di parlare... eh?!
Ok. Già il concetto di "svegliarsi la mattina" è molto difficile e impegnativo, per definizione.
Poi il termine mattina implica qualcosa di fatto presto, ad un orario non naturale e sempre per definizione la mattina per forza hai sonno.
Figuriamoci se posso pensare di parlare e per di più con te, che dovresti essere la persona che mi dovrebbe vedere sempre al meglio di tutte le configurazioni possibili. Parlare? La mattina? Ma siamo matti.
Nella vita ci possono essere poche semplici regole che non devono essere infrante, neanche per il gusto di infrangerle. Dogmi. E uno di questi riguarda lo svegliarsi e il farlo la mattina.
Fammi prendere almeno il caffè! E tutto il caffè che c'è nella macchinetta. Poi se vuoi parliamo, discorsi semplici però. Se è importante lascia un post-it.
Magari trovare già il caffè fatto fa venire voglia di parlare, anche solo per dirti grazie.
Ma il parlare in sè non può essere la prima cosa a venirti in mente. Soprattutto perchè delle volte tu sei lì, lì affianco e io proprio non so cosa dirti.
"Buongiorno". Quello non sarebbe male, ma abbiamo ancora sonno, è mattina, ancora di caffè non si parla. Come può essere un buon giorno? No, "Buongiono" è scartato.
Potrei provare con "Ehi", ma questa è una parola che ne richiede per forza altre dopo, quindi scartiamola.
"Ma che ci faccio io con te?!" è da considerare, sempre. Ma rientra nelle cose che si pensano e che non si possono dire. Poi t'immagini, discussioni difficili di prima mattina senza caffè e senza post-it a disposizione perchè non ti sei ancora effettivamente alzato. No.
Allora io non dico niente. Sorrido. E se sorrido che tu non puoi vedermi sono ancora più contenta e sorrido più forte.
Poi con molta calma vado in cucina. E se c'è il caffè pronto allora posso dire "Buongiorno" e forse anche smettere di sorridere.
L'ideale sarebbe avvicinarmi, pianissimo e senza parlare semplicemente stare lì un po', così vicino.
Però in un libro bellissimo che ho letto recentemente ( Momenti di Trascurabile Felicità ) si analizzava l'idea che si può stare abbracciati così vicini solo appena prima di addormentarsi o dopo che ci si è svegliati per bene, diversamente è una tortura. E mica è una brutta idea.
Ed è per tutto questo che è decisamente meglio evitare la mattina (dopo).
lunedì 27 giugno 2011
gioca!
Ho sempre avuto un problema con le scelte.
Non sulle scelte grosse, quelle sui massimi sistemi. Ho scelto di essere di sinistra, praticamente atea, ho scelto che facoltà fare, dove farla. Con quel tipo di scelte è facile.
La mia natura e la mia determinazione mi hanno portato sempre ad andare a colpo sicuro per questo tipo di cose.
Che poi, che altro avrei potuto fare se non ingegneria e dove se non a Bologna?
Ho seri problemi con le scelte piccole e soprattutto con quelle che mi mettono in gioco con le altre persone.
Ho seri problemi con le scelte piccole e soprattutto con quelle che mi mettono in gioco con le altre persone.
Scelgiere di dire qualcosa in particolare e con un significato particolare, fare qualcosa di significativo.
Ha qualcosa a che vedere con la paura di esporsi troppo ed essere vulnerabili, far vedere quello che c'è dietro a tutto il biondame. Questo è scegliere.
Ha qualcosa a che vedere con la paura di esporsi troppo ed essere vulnerabili, far vedere quello che c'è dietro a tutto il biondame. Questo è scegliere.
E di mezzo c'è sempre un chi, un qualcuno a cui mostrare tutto questo.
Paranoia, paura, emotività? Non lo so.
C'è l'alternativa di non scegliere, di aspettare. E io spesso (troppo) mi ci aggrappo.
Magari qualcuno in punta di piedi entra comunque, qualcun'altro si rompe i coglioni e va via, altri semplicemente possono insistere.
Ora che ci penso però non è propriamente colpa mia.
La causa di questo problema è da ricercare nei miei primi 6 anni di vita, quando in TV c'era "Giochi senza Frontiere".
Per me era il programma televisivo più divertente al mondo. Mi piaceva tutto, i colori, la musichetta, la mitica sigla con gli omini e il cappello da giocoliere.
Mi piaceva davvero tutto TRANNE una cosa. L'arbitro francese: Denis Pettiaux. Era lui che decideva quando, come e chi giocava e vinceva. Praticamente era Dio.
Prima di ogni manche, il conduttore italiano si rivolgeva a lui con la frase "Pettiaux quand tu veux!" e dopo poco arrivava il famoso fischio.
Proprio non capivo. Se uno ti chiede praticamente "quando vuoi tu!" sei tu che puoi decidere. Su tutto.
E poi non si trattava di cortesia, in ballo c'era troppo per fermarsi a stupide formule educate e cortesi.
Per me quella frase significa qualcosa tipo: "hai in mano la situazione e puoi fare quello che ritieni più opportuno".
Questa frase assume lo stesso significato solo nel caso in cui qualcuno si arrabbia con te. Molto spesso ci si sente dire "vabbè, fa come vuoi".
Ed è sbagliato pensare che sia solo un modo per chiudere lì il discorso. No, no.
Quello significa "scegli". Al tuo modo e al tuo tempo. Come e quando ritieni opportuno.
Mi piaceva davvero tutto TRANNE una cosa. L'arbitro francese: Denis Pettiaux. Era lui che decideva quando, come e chi giocava e vinceva. Praticamente era Dio.
Prima di ogni manche, il conduttore italiano si rivolgeva a lui con la frase "Pettiaux quand tu veux!" e dopo poco arrivava il famoso fischio.
Proprio non capivo. Se uno ti chiede praticamente "quando vuoi tu!" sei tu che puoi decidere. Su tutto.
E poi non si trattava di cortesia, in ballo c'era troppo per fermarsi a stupide formule educate e cortesi.
Per me quella frase significa qualcosa tipo: "hai in mano la situazione e puoi fare quello che ritieni più opportuno".
Questa frase assume lo stesso significato solo nel caso in cui qualcuno si arrabbia con te. Molto spesso ci si sente dire "vabbè, fa come vuoi".
Ed è sbagliato pensare che sia solo un modo per chiudere lì il discorso. No, no.
Quello significa "scegli". Al tuo modo e al tuo tempo. Come e quando ritieni opportuno.
L'ho pensato, tutte le volte: "Oddio, e se adesso Pettiaux non fischia?"
sabato 25 giugno 2011
take me out, tonight!
Vivo a Bologna ormai da sei anni. Ci sono anche nata. Non ho la presunzione di assomigliarle ma mi ci rispecchio parecchio.
Bologna non può essere descritta o meglio io non ne sarei capace.
Non riesco neanche ad essere capace di capire la gente che poi va via. Una volta che hai provato, sentito, vissuto non puoi far altro che restare.
E' più di un legame e meno del senso di avere radici.
Per me è gratitudine per momenti, persone e anche solo per quello che i miei occhi hanno visto e il mio naso odorato. Gratitudine verso una città che respira insieme a te. Come una poltrona su cui sei seduto nella posizione perfetta.
Ci penso sempre alla gente che lascia Bologna. Sia con ammirazione (provo incondizionata ammirazione per le scelte difficili) sia con qualcosa che sembra malinconia ma che in realtà è proprio dispiacere.
E non perchè si tratta di gente che va via e con cui non condividerò più le strade.
Ma è gente che lascia qualcosa con cui si era fusa, come se si lasciasse la propria impronta del sedere sulla poltrona.
Il film Il Postino è uno dei miei film preferiti perchè gli ultimi dieci minuti riguardano il trasmettere sensazioni della propria città a qualcuno che quella città l'ha lasciata. E' un modo per mostrare gratitudine a quel posto e a quelle sensazioni, non è fatto per chi va ma per la città che rimane.
Questa è la mia lista per Bologna, sperando che nessuno vada mai via (o che al massimo torni):
1.Piazza santo Stefano a maggio/giugno quando si riempie di gente
2.Piazza Maggiore, sempre
3.I Portici
4.Il tuo bar
5.Le porte
6.San Luca, che quando lo vedi vuol dire che sei a casa
7.L'università la sera
8.Ii corridoi dell'università la mattina
9.Il freddo che taglia la faccia
10.Le persone, tutte
11.La neve
12.I colli
13.Incontrarsi sotto le torri
14.La tua stanza che diventa seconda pelle
15.La birra in Piazza Verdi
16.Le persone. di nuovo
17.Piazza San Francesco seduti per terra
18.I coinquilini come famiglia
19.Lo spritz buonissimo
20.L'aula studio vicino al bar con lo spritz buonissimo
21.La puzza di via Petroni
22.Fumare sulle scale di Sala Borse
23.Il Grande Lebowski al cinema in piazza
24.Tornare a casa dall'Estragon
25.I giardini, tutti
26.I musei che avresti dovuto vedere
27.I concerti fuori
28.Le edicole
29.Il caldo dell'estate
30.Quello che hai visto e sentito di me, mentre io ero qui, a Bologna.
Puoi restare se vuoi!
Tempo fa una mia amica mi ha raccontato una storia, diceva più o meno così:
"Ogni donna ama un Ulisse. E ogni Ulisse ha una Penelope.
Te però sei Calipso, una ninfa, per di più una ninfa che vorrebbe cantare per il suo Ulisse.
Ma dato che ha paura, e proprio nel vero senso di essere spaventati, se canta lo fa sottovoce e se pensa, lo fa in grande e se vuole bene, non lo dice.
Ulisse rimane sempre un uomo e come tale tornerà sempre da Penelope."
Per me è stata come una rivelazione. Indovinate?
Io sono davvero una Calipso. E di certo esiste anche il mio Ulisse. Che tornerà da Penelope.
Per sua natura (è un ninfa, è intelligente) Calipso è consapevole che Ulisse non è completamente suo!
Per questo si è abituata a farlo andare via ad un certo punto.
Ma se lo diventasse?
Cosa succederebbe se Ulisse si dimenticasse definitavente di Penelope? Se volesse davvero rimanere?
Se Ulisse le chiedesse "non farmi tornare da Penelope, posso restare? io voglio restare" a Calipso le verrebbe un colpo!
E' una ninfa, pensa per se e canta per avere compagnia.
Non riesce proprio ad immaginarsela una vita a due.
Ulisse però è un uomo, e anche se tentato, non sceglie Calipso. Lei è troppo complicata e forse non ha poi così tanta voglia di cucinare!
Penelope sembra così semplice in confronto, così in sintonia e così completamente dedicata a lui e capace in tutto. Come si può rinunciare a lei?
Così Calipso non ci fa caso e lo lascia andare ad Ulisse e ci pensa spesso a quanto è incapace, proprio nel senso di non sapere come si fa! E ci pensa pure, ogni tanto, che magari sarebbe stata felice con il suo Ulisse.
Ci pensa solo 5 min al giorno però e senza dirlo a nessuno, tantomeno ad Ulisse. Solo 5 min perchè tutto il resto del tempo è impegnata alla ricerca di un altro Ulisse che possa essere almeno paragonabile a quello precedente. Con cui però si comporterà alla stessa maniera!
Fino a che non troverà un Ulisse talmente tonto e troverà il coraggio di dire "Puoi restare se vuoi!".
Perchè tanto è risaputo: Penelope è solo una sciacquetta!
venerdì 24 giugno 2011
kiss me, please!
Io me lo ricordo il mio primo bacio.
In quel periodo abitavo in campagna, ero quindi una ragazzatta di campagna e da brava ragazzetta di campagna giocavo tra i filari di ciliegi con altri amichetti campagnoli. In quell'occasione partecipavo ad una sorta di guerra di gavettoni e pistole ad acqua. Era molto estate!
Ero vicino ad un ragazzotto che avrei pensato di sposare, un giorno. Eravamo in pieno assetto da battaglia da vere Tartarughe Ninjia, schiena contro schiena.
Poi, così dal niente lui mi chiese: "Posso darti un bacio?". Pensai che era una strana domanda ma che era corretto. Vuoi fare una cosa, chiedi il permesso di farla. Era rossiccio lui, con le lentiggini e lo vedevo avvicinarsi, d'altra parte chi tace acconsente quindi dato che non avevo detto niente era corretto anche che lui mi baciasse. Rapidissimo e indolore. Quasi una delusione. E adesso che faccio? Rimango con le labbra in assetto o ti faccio un gavettone?
Mi ricordo anche il secondo, di bacio! Stavolta non ero in campagna e lui non era rosso, anzi! Durante una semplice conversazione su niente, boom un bacio! Perchè non mi aveva chiesto "Posso baciarti?" Allora non è poi così che si fa! ci si bacia e basta! così aprii gli occhi. E ho imparato che se apri gli occhi mentre baci qualcuno quello che si vede è un faccione, lì, concentrato davanti al tuo, allora li richiudi subito e forse è per questo che i baci, quasi per definizione, si danno con gli occhi chiusi.
Poi ho capito che esistono varie categorie di baci: i baci veri, i baci obbligati, i baci innamorati, quelli ubriachi, i baci del silenzio (quando si può più dire altro), quelli umidi e quelli per fare la pace, i baci del mattino, i baci della buonanotte, i baci di addio e quelli che ti aprono un mondo, i baci brutti, i baci che non finiscono mai che se no chissà dove si finisce, i baci neri e anche quelli bianchi.
Ho imparato a conoscere anche i baci democristiani.
Ma poi ne è arrivato uno fuori categoria. E me lo ricordo benissimo. Bellissimo e rivoluzionario, quasi quanto il primo.
"Volevo chiederti una cosa. Sai in che senso si ruota la lingua quando si bacia un ragazzo?"
"Quindi? Orario o antiorario?"
Allora avrei dovuto dirlo io "Posso baciarti?"
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