sabato 30 luglio 2011

ask me, ask me, ask me...




C'è una teoria sugli appuntamenti. 
L'uomo ti deve chiedere di uscire e tu puoi gentilmente accettare. 
Nella mia versione della vita ad obiettivi non ho mai dato importanza a tale regola. Se ho voglia di uscire ti chiedo usciamo, vediamoci... sediamoci. Se non ne ho voglia, sorrido e basta.
Però le regole sono regole e sarebbe meglio rispettarle. 
Ma se non ti chiede di uscire allora che si fa? 
Si inventa una nuova regola, un corollario alla regola precedente.
Non chiedergli di uscire... chiedigli di chiederti di uscire.
Costerà molta fatica, pazienza, impegno e determinazione.
Ma il tuo orgoglio, la spocchia femminista (e quella corda che tiri, tiri e tiri) potranno essere intatti.
Chidigli di chiederti.
E' come quando nelle vicinanze di ricorrenze d'obbligo si ripete la frase magica: "Ho visto in quella città, in quella via, in quel negozio, quella cosa bellissima".
Mal che vada tu non hai chiesto niente, nel rispetto di tutte le regole.

scegli la tua strada



Tra il paniere delle scelte possibili quella sulla strada da percorrere nell'immediato futuro è senza dubbio la più impegnativa. 
Partire, restare? 
Partire con? Restare per?
Quale strada, insomma?
E' quello che non ti fa dormire la notte e quello che ti fa sorridere al mattino. O che ti spinge a  percorrere quasi 100km al giorno.
Quindi, dato che io ho scelto e di chilometri ne devo fare davvero 100, ti prego...
Scegli su quale cazzo di corsia stare. Proprio non puoi essere indeciso. No! Scegli, cazzo! L'una o l'altra. A metà non puoi stare. E' sicuramente la scelta sbagliata.
Respira e prendi una posizione. Ogni tanto fa bene!

lunedì 25 luglio 2011

Era dai tempi del liceo che...






Oggi è un giorno particolare. 
Sembra Settembre, come se fosse l'inizio della scuola anche se in realtà oggi, è proprio la fine di quell'epoca.
Come ogni fine quindi merita un pensiero, un momento, parole. Una vera riflessione.

E' una svolta. 
Era dai tempi del liceo che non ne capitava una così.

A dire il vero quest'anno è stata una svolta continua. Sempre a voltare pagina e a impregnarsi di ogni parola, di ogni rigo... assumendo sempre più consapevolezza. 
Quella consapevolezza al liceo non ce l'ho mai avuta.
Forse solo un momento, quando mi perdevo nei "tuoi" sbagliatissimi occhi blu. Lo sapevo che erano sbagliati ma mi ci tuffavo ogni volta come se mi dimenticassi di tutta la lista dei motivi per cui avrei dovuto tirare dritto piuttosto che fermarmi.
E mi sembra  una bella cosa che proprio oggi sia il tuo compleanno.

Quest'anno è stato davvero l'anno della consapevolezza.

Ancora brucia (forse). Me lo ricordo. E' stato il 9 novembre.
Sembrano facili parole "io non sono più innamorata di te". Magari non era proprio "te" che intendevo. Era più l'idea di un certo filo che ci legava. Da quando ti ho notato, in inverno a lezione e tu hai notato me (lo so, perchè come ai tempi del liceo hai fatto il mio nome al tuo amico e io ero proprio ad un passo da te). Era l'idea che, nonostante le mie frasi sbagliate, il mio non saperti gestire e il mio stare sempre dietro come nascosta, tu mi avresti trovata e raccolta.
Ci credevo sul serio che il puzzle di momenti, fatto di esercizi di elettrotecnica, di corse in bici in pieno stile Gilardengo (e qui di citazioni liceali se ne sprecano), di "ehi sono tornato dall'erasmus e ti ho incontrato", di stiamo bevendo e tu hai appena visto al di là dei miei occhi, di siamo sul terrazzino di casa mia e i tuoi occhi sembrano custidire un mondo intero, di "Ehi, io vado a Copenaghen", alla fine ci avrebbe portato da qualche parte, in qualche posto straordinario. 
Il 9 novembre ho smesso di chiedere. Niente più occhi, niente più Ehi. 
Era dai tempi del liceo che non sentivo quel bruciore. Ma ho reagito. 

E reagire è stato superare i miei limiti e farmi travolgere dal realmente bello e non dall'idea del bello.

Questo è stato l'anno della consapevolezza, dei limiti e del farsi travolgere. 

Beh, vorse anche troppo travolgente. 
Tanto da trovare misteriosi piumoni in cucina di mattina, misteriose mattine dopo nella casa giusta ma nella stanza sbagliata... mishteri.
Ero anche io un mistero per me stessa. 
Chiudendo il mio cuore e aprendomi a nuove esperienze (anche se queste significavano uscire di casa alle tre di notte e giudare il motorino sotto la pioggia per raggiungere un posto,  tornare a casa alle 8 del mattino col sorriso ebete sulla faccia e alzarmi alle sei per andare a lavorare).
Pensavo che così sarei sopravvissuta. 
Ma è dai tempi del liceo che il mio cuore è sempre lì. 
E "tu" lo hai raggiunto. In un modo completamente inaspettato. Senza che io lo volessi, mi hai preso. 
E davvero non lo volevo, eri una cosa da poco. 
Invece mi hai portato in un mondo che non era il mio, io la principessa e tu il "rozzo" rospo drogatello, facendomi capire (se non insegnandomi proprio) che non esistono mondi a cui appartenere ma solo volontà e determinazione. 
Era dai tempi del liceo che qualcuno non mi faceva scoprire così tante cose. (Anche il termine ketamina rietra nelle cose?).


Era dai tempi del liceo che non mi sentivo così sul trampolino. 

Pronti, via!

lunedì 11 luglio 2011

I Like You So Much Better When You`re Naked







(Spesso) ci si spoglia. E' facile. Via i vestiti. E c'è tutto quello che sei. Tutto il tuo corpo. Spogliarsi è facile. C'è tutto il tuo corpo... ma non quello che sei veramente. Con quello è difficile, difficilissimo.
(Spesso) sopra al corpo nudo, si indossano al posto dei vestiti maschere, atteggiamenti, modi di dire.
E' anche per questo che adoro i "vestiti". 
Ho un armadio pieno pieno di qualsiasi pezzo indispensabile, di qualsiasi colore, di tessuti di ogni tipo, ordinati a seconda dell'utilità. Il mio armadio è un posto sacro e rassicurante.
Pieno di "cose" che ti coprono.
E' come quando sorridi e vai via ma in realtà vuoi tirare un pugno. 
E queste maschere non scivolano via come la biancheria. In questo caso è più facile aggiungere che togliere. Ti copri, sei più al sicuro. Perchè sembri qualcos'altro.
Poi però lo trovi qualcuno che ti vede... senza maschere, senza atteggiamenti e senza modi di dire. 
Nuda da tutto. 
E tu te ne accorgi, sei guardato, lo senti. Te ne accorgi. Però oltre a diventare rosso per un po' di sana vergogna, ti senti illuminato. Quello sguardo genera calore e non si sente per niente freddo ad essere nudi. 
Ti spogli e torni tu. 
Una scoperta. 
Quasi ti spaventa. Come quando prendi in mano il barattolo di Guacamole, ti accorgi che è piccante e fai "ohh!" proprio con la faccia dello stupore.

Che poi non è così tanto male. 
Mi preferisco nuda, tette piccole, fianchi, piedi e tutto.

(e quelle nella foto sono Banane)

mercoledì 6 luglio 2011

it's raining men, ma sono quelli sbagliati!


E' una minoranza. Adoro le minoranze. Per loro definizione vanno salvaguardate, sostenute e pubblicizzate con convinzione. Ovviamente sto parlando della sempre più popolosa comunità gay che al momento abbraccia sempre più nuovi iscritti. 
Sono felice che grazie a giuste rivendicazioni, ad una lotta intensa e all'amicizia con LadyGaga si possa veder passeggiare per la città ragazzi in canottiera e skinny jeans mano nella mano. Apprezzo anche che finalmente agli "uomini" è stato dato sì un borsello ma super fashion. 
E' necessario però tracciare dei confini. 
Ora, cari amici gay... non potete andare in giro così, belli come il sole, perchè francamente, diciamolo, siete molto più belli, più puliti e più ben vestiti dei vostri amici etero che si sentono strafighi solo per il fatto di essere etero. 
Proprio non potete farmi innamorare di voi e poi... sorpresa, sorpresa... vai a sapere che siamo concorrenti e non complementari. 
No, non si fa. 
Non dico di utilizzare un cuoricino rosa sulla camicia, anche perchè spesso quella camicia è di Vivienne Westwood e sarebbe davvero un peccaro rovinarla così, ma fatevi riconoscere subito. 
Non mi illudete e cosa ancora più importante non frequentate i miei stessi locali o le mie stesse strade in generale. 
O almeno non il giorno il cui ho messo il rossetto e non ho messo il reggiseno.
Andiamo in contro all'estate, è la stagione dell'amore. Andate ad amoreggiare da un'altra parte.
Già gli etero sono spesso dei fake, vi prego, fate in modo di non rendete la mia perenne ricerca ancora più difficile e quindi, fate i bravi e divertiti in un posto in cui se metto il rossotto nessun uomo mi venga a chidere di prestarglielo.

Non costringetemi a diventare fan del cartello "ebrei e gay qui non possono entrare".
E' per una giusta causa...

lunedì 4 luglio 2011

amarsi in modo cosmico è da cosmonauti!


Qua si parla di cose serie. C'è di mezzo la parola innamorarsi. Ma siam pazzi. Bisogna andarci con i piedi di piombo. Non ci sono scudi, non ci sono scuse. Ci sei solo tu, spogliato di tutto il campo minato che con tantissima cura avevi montato per non far arrivare al profondo. Non ci puoi fare niente, sei sfondato. 
Figuarti se di tutto questo, della mia nuova condizione, di quanto brucia e del fatto che praticamente sono su un altro pianeta con leggi e sistemi di relazioni tutti suoi, me ne devo accorgere in mezzo al traffico. In mezzo al traffico dice lui... Magari lui è sempre così pacato, anche quando guida ma io, tra tutte quelle macchine, proprio non ci riesco a pensare all'amore. Magari se guido e non c'è nessuno e sto andando in un posto che mi piace, allora sì, posso pensarci anche perchè poi dai si sa che si ha in testa solo quello. 
Poi nel traffico hai la vista annebbiata, è normale. Devi pensarci bene. Lo devi scoprire in un posto tranquillo tipo un parco, una strada vuota e tu devi essere a piedi!
In mezzo al traffico è proprio da stupidi. Se pensi che sia logico? Certo che no, cazzone.
Teniamo conto cmq che in qualche posto, tranquillo o meno, ho scoperto che ci sono di mezzo le parole amore e in fin dei conti innamorarsi. 
Amarsi in modo cosmico è una cosa pesante. Cioè il cosmo è tutto. Io ti amo come se fossi tutto. Non esiste altro. Esisti solo tu e l'amore. Mica poi si torna indietro. La definizione di tutto si rovina per sempre e nel momento in cui ne trovi un altro di tutto mai sarà come il tutto precedente, come quel tutto. 

Oggi mi è capitato di rileggere un articolo che ho scritto per il giornalino del mio liceo. 
Era sul concetto di ispirazione. O meglio sul trarre ispirazione da una persona speciale. Quando sei innamorato l'altra persona è la tua forza, la tua fonte. (Ovviamente queste erano solo cose che si percepivano tra le righe, sicuramente quell'articolo era per qualcuno ma con cui non avrei mai e assolutamente parlato chiaro). 

Allora io gioco di anticipo... Vi amo tutti! Mi innamoro di chiunque mi parli, traggo ispirazione da ogni frase detta, da ogni sguardo, da ogni momento passato insieme. Se mi arricchisce una persona figuriamoci tutte le persone insieme che possono farmi! E poi così, sono le persone che si scoprono e non io. Il mio campo minato è al sicuro. Save.

Ma che discorsi, sei tu (io) che butti sempre tutto giù.
Ma che discorsi scusa, nel dubbio che poi non funzioni più.

Ci siamo persi (e sono anche quasi sicura che la colpa è la mia) ma se tanto non hai fretta amore aspetta……. (anzi aspettami tu e fammi cambiare idea), gira.

domenica 3 luglio 2011

ciao!


In una delle mie strade preferite c'è una saracinesca con questa scritta "A VOLTE BASTA DIRE ANCHE CIAO". E ogni volta che ci passo davanti rimango sempre sorpresa e affascianata. Mi fermo e leggo, è facile, penso dopo, sorrido e dico Ciao.
In realtà per me non è così semplice da dire, CIAO. 
E' come una chiave, devi saperla usare. Solitamente io sto lì, ti guardo, ti guardo, ti guardo e quel ciao proprio non mi esce. Sarebbe semplicissimo! C-I-A-O. Ma poi guardo meglio e no no no. 
Dopo che dico "come stai?" Mica ho ancora capito se mi interessa come stai veramente. E poi che potrei raccontarti di me? 
Quindi ti guardo e basta e penso che Ciao è davvero una bella parola. Ma proprio non te lo dico. 
Aspetto di avere i capelli perfetti, il rossetto giusto, una buona giornata e in tasca abbastanza soldi per almeno quattro birre. E poi Ciao te lo dico. 
Ed è come lanciare un amo, non è, quello, solo un Ciao. 
Me lo immagino sempre come "Ok, inizio a camminare sul filo da equilibrista e se mi rompo di stare così in bilico mi lancio giù, tanto c'è la rete".
Da quel Ciao vengono fuori valanghe di parole, valanghe di frasi intere, valanghe di tutto ciò che ci viene in mente. Il Ciao ci ha travolti. 
Il mio filo però è sempre teso e io continuo a camminarci sopra, sempre con più padronanza ma mai abituandoci.
Aspetto che capiti qualcosa che da quel filo mi faccia cadere giù. 
E allora devo impegnarmi, tantissimo, perchè un po' era bello dirti Ciao con una certa naturalezza. 
Devo dirti un altro tipo di Ciao, adesso. 
Più vuoto e che davanti non ha proprio un bel niente. 
E' solo Ciao... Arrivederci Amore Ciao.

sabato 2 luglio 2011

ricordati, non di me, in generale!





Non ho un problema con i ricordi.
Più che altro sono loro che hanno dei problemi con me.
Sono tanto belli ma così cattivi. Cioè, tu stai facendo tutt'altro e loro spuntano.
Appena vedono un'appiglio per cui il tuo cervello può iniziare a fare strane associazioni di pensieri, loro ci si appigliano e saltano fuori.
E quando saltano fuori a volte è bellissimo a volte quello che senti è davvero bruciore. Ma è sempre qualcosa di profondo, che ti tocca dove difficilmente altri riescono ad arrivare.
Io mi ricordo quando ci siamo incontrate per la prima volta e tu eri seduta e io in piedi e me lo ricordo ogni volta che passo vicino a quelle colonne. Mi ricordo la prima che ho avvertito la tua presenza, dietro di me. Eppure la strada era lunghissima e io ti ho sentito.
Mi ricordo che bello che è stato vederti suduto alla panchina della Feltrinelli ad espettare me, e mi basta avere un libro della Feltrinelli in mano per riviverlo.
Dall'altra parte del letto non ci vado mai eppure se ogni tanto la guardo mi ricordo che ci hai dormito tu.
E neanche dal terrazzino di casa mi ci affaccio mai, ma quando sbatto la tovaglia mi ricordo che stiamo stati lì a parlare.
Tutte le votle che ho in mano un tappo di una Tennent's Super mi viene in mente quanto tu sia stato decisivo e importante per me e per tantissimi anni.
E l'edicola in via Rizzoli mi ricorda di quanto eri ubriaca e mi viene proprio da ridere.
Se riprendo in mano il libro di Impianti Industriali mi ricordo quanto era rassicurante alzare la faccia e vederti lì e se l'alzavi pure tu era davvero magico.
Anche quando aspetto di girare l'angolo e vedere San Luca me lo ricordo che effettivamente si vadeva anche dalla cucina.
Se mi trovo esattamente in un punto del Chiringuito tale che la visuale sia una sola possibile mi viene in mente che è stata una gran cazzata regalarti il cd dei Red Hot ma mi fa piacere ricordare la faccia che hai fatto quando lo hai aperto.
Delle volte poi, soprattutto quando sono davanti allo specchio per mettermi il mascara (mai uscire senza!) me lo ricordo...
che sono una gran cogliona.