lunedì 15 giugno 2015

Se avessi un bottone



Mi commuovo spesso ai matrimoni. 
Forse dovrei dire che mi commuovo spesso.

E' che sono sensibile ai sentimenti.
Ma quando vedi un film o una serie tv è facile rendersi conto che quella ricetta di dialogo/colonna sonora/espressione da pesce del protagonista è fatto apposta per farti scendere la lacrimuccia. Subito dopo aver pianto in effetti, mi vedo chiaramente l'espressione di uno sceneggiatore che con il gesto del pugno dice "yeassssah". 
E francamente mi sento sempre tra l'ingenuo e il coglionazzo ma tant'è che la lacrima cade e non posso far altro che prenderne atto.

Quando mi commuovo ai matrimoni invece ho dalla mia che non c'è nessun sceneggiatore lì in posizione, pronto a sprare le cartucce per vederemi cadere nel pianto più inconsolabile. 
Poi è risaputo che il momento "navata percorsa dalla sposa con a braccetto il suo papà" è volutamente stato concepito per far cadere una lacrima nuziale anche agli invitati più cinici. 

Metteci poi che la sposa in questione decide che la colonna sonora del momento navata è quella de "la vita è bella" e che c'è uno sposino con la faccia da pesce lesso ad aspettarla e allora è un attimo. Tac... la lacrima cade. 

Sono giustificata.

Aggiungici che durante il ricevimento padre e fratello dello sposo decidono di regalare agli sposini quelli che Peter Pan avrebbe chiamato "i pensieri felici". Ed è un altro attimo. 

E quando pensi che ormai hai dato e che ti è rimasto un briciolo di dignità ecco che arriva il padre della sposa. 

Che semplicemente ti racconta che esistono dei momenti nella vita in cui non vorresti avere altro che un bottone per fermare quell'attimo e semplicemente ricordartelo. 
E fermarti. 
E non provare altro che gratitudine ed essere felice. 

Più che altro avere la possibilità di stoppare tutto e darti la possibilità e il tempo di godere. Ti fermi e assapori quanto stai bene e quando realmente non ti serve altro che altro tempo così. 

E sarà perchè ho davvero paura che mio padre non possa essere lì quando mi deciderò di sposarmi, che non mi fermo da tanto tempo perchè ho sempre fretta di vivere più attimi possibili, che effettivamente sono sempre orientata al prossimo obiettivo tanto da far in modo di non avere il tempo di godermi quello appena raggiunto... che ascoltanto quelle parole ho davvero (pianto ovviamente ma anche) desiderato di avere quel bottone tutto per me. E in quel momento.

Ero lì con il mio moroso che non lo so se si può volere di più da un moroso. 
Non è perfetto, non è che mo ho proprio il prosciutto sugli occhi, ma se penso ad una cosa che mi piace lui ce l'ha e non potrei essere più felice. 

Accanto a me c'erano gli amici più speciali... di quelle persone che non conosci da molto ma che è stato un dono che siano entrate così nella tua vita.

Le mie amiche sono una cosa meravigliosa, sono diventate una più bella dell'altra e una più femmina dell'altra in tutte le più ampie accezioni del termine e non ne potresti essere più orgogliosa. 

Ho un amico che è parte di me e della mia famiglia e che è un punto fermo fondamentale e stupendo e che adesso sarà anche il testimone quando mi deciderò di sposarmi.

E mamma e papà per il momento non vanno da nessuna parte e sono lì con me e per me, sempre. 

E allora lo voglio anche io questo bottone. E proprio con un bel "dai cazzo" di sottofondo lo sto schiacciando fortissimo. 

E mentre lo schiaccio niente lacrime, solo il più soddisfatto dei sorrisoni. 

venerdì 29 maggio 2015

I'm done



Quando ero all'unversità c'era una particolare pratica che amavo immensamente, una di quelle abitudini che poi diventamentano propriamente parte di quello che sei. Mi piaceva da morire passare le serate insieme alla mia coinquilina e alle altre amiche, tutte lì sedute sotto il portico di una strada principale del centro che ospitava le maggiori università della città, semplicemente a parlare.    
E dato che i problemi di cui si discuteva erano per lo più comuni a tutte quante, si cercava, partendo dal caso puntuale, di creare una teoria che potesse esplicitare il problema. E queste teorie ci sembravano perfette. Erano un modo diretto e molto simpatico di condividere drammi, traumi e qualcunque cosa ci passasse per la testa (e per il cuore) in quel periodo. 

Ho sempre cercato di portarmi dietro questa cara abitudine. Per cui, quando c'è qualcosa che mi fa pensare più del solito, provo a formulare la mia personalissima teoria a rigurdo. 

E una delle mie ultime teorie è sulle storie finite. Che banalità verrebbe da pensare. Ma le storie finiscono. O meglio, prima o poi, quelle brutte nel senso più ampio del termine, le devi far finire. 
E la teoria è esattemente su questo: tu lo sai che non fa per te, lo sai che stai lì, che resti solo perchè ormai non puoi più farne a meno di quella sensazione di attesa, mista a dolore, mista a piccolissimi attimi di star bene infinito che poi invece no perchè succede qualcosa di molto spiacevole in generale. E non resti lì per l'amore. Resti perchè ormai c'hai talmente investito che andartene sarebbe un fallimento ancora più grande dell'ammettere che non ce n'è o che al massimo ce n'è solo da parte tua. 
Puoi sentirti dire dalle tue amiche che è uno stronzo, che ti tratta male e che si vabbè ma tu ce lo vedi quello a Natale insieme agli zii? Ma resti. Forse è solo abitudine, oppure desiderio di non stare da sola... o magari semplicemente speranza che possa ancora tornare ed essere tutto meraviglioso come sembrava che fosse. 
Fino ad un certo punto. 
In cui prendi quello che resta di te, prendi proprio tutti i pezzetti del tuo cuore sparsi in giro, ne fai una specie di polpetta, ti tiri su e semplicemente ti volti. Realizzi che... I'm done.
Ne sei fuori. Non accetti più. Non resti più.
E lui potrebbe tornare, sposarsi (o se è già sposato tornare felicemente con la moglie) o farsi in quattro per riuscire a farti rivoltare... ma tu niente. 
Hai già dato e non ti interessa più. 
I'm done. 
Ed effettivamente non c'è una espressione italiana così forte perchè tu proprio hai finito, chiuso, lasciato andare. Però tutto insieme e decisamente più forte. 
E non è doloroso. O per lo meno lo è solo all'inizio. Poi diventa piacevole. E' come tirare un respirone appena hai finito di correre o bere un bicchiere di acqua fresca e frizzante quando hai molto caldo. 
Ed è come di nuovo respirare. Un senso di libertà inaspettato. Un po' spaventoso ma quasi rassicurante. Perchè sai che starai bene.

E ti sembra quasi di tornare felice. 

I'm done... But now let's start again.

venerdì 6 febbraio 2015

Lost and (probably) Found



Ogni tanto mi sembra di perdermi. 
Ho quasi sempre ben in mente dove sto andando, almeno in senso generale (perchè in effetti ho un pessimo senso dell'orientamento). 
Partendo dal presupposto incontrobattibile che le mie risorse sono limitate, cerco di focalizzare le forze su un orizzonte che magari non conosco ma che so dov'è. Cioè, lo vedo. E sono convinta di starci remando addosso. 

Ma poi ci sono dei momenti in cui ti accorgi che non stai proprio remando. E' più uno stare a galla e cercare di non naufragare.

Perchè succede qualcosa che scombina un po' le dinamiche del tuo piano. Come se non ci fosse più una vera strada ma solo pezzi di asfalto su cui stare in precarissimo equilibrio. Come se ci fosse panico più che divertimento.

Sembra sentirsi senza qualche pezzo.

Che non è propriamente una mancanza ma la sensazione di non essere nel posto giusto. Che sia una scrivania o un campo da calcio o perfino il divano di casa. 

Ti manca quasi l'aria e l'unica sensazione che provi è quella di voler in un certo senso rinascere. Sterzare forte. 
E nel momento esatto in cui non respiri più, allora capisci che forse basta guardare da un'altra prospettiva. 

Perchè l'impegno continua a darti soddisfazioni senza bisogno di troppe conferme, perchè, nonostante l'essere decisamente poco portati, ti diverti e anche se fondamentalmente è un contesto che non ti appertiene per niente, ci stai dentro e ne riesci a ridere forte. 
E il divano di casa è il posto più bello del mondo se posso raggomitolarmi sulla tua spalla e addormentarmi come una pera mentre hai le manone dentro i miei capelli. E perchè nonostante le complicazioni sono sicura che andrà tutto bene e tutto il tempo che avremo da spendere sarà ancora più pieno di cose. 

Forse non c'è motivo di sentirsi persi... Forse bisogna solo imparare una strada nuova.