lunedì 29 aprile 2013

It's actual love. There's nobody for each other but them.




Voglio andare a vedere il concerto di Jovanotti a giugno allo stadio di Bologna. 
Precisamente il 15 giugno.
E aver appena saputo che sono disponibili tanti biglietti mi riempie di gioia. 

Non solo perchè mi piace andare ai concerti, ma proprio perchè adoro Jovanotti e non in quanto tale. 
Mi è piaciuta la sua evoluzione nel corso del tempo, mi piacciono i suoi vestiti, il suo impegno, la sua vitalità e il suo irrefrenabile e quasi irritante e costante parlare di amore. 
Come se non esistesse altro. 

E mi piace pure come ne parla. 

Non come una cottarella per una bella ragazza disponibile ma come qualcosa di profondo e sconvolgente. Di quelle cose che ti entrano dentro e non ti mollano più (corna incluse). 
Qualcuno senza cui non vivi nel vero senso del termine.

Ma quello che assolutamente adoro è l'utilizzo di immancabili frasi fatte, come se un tutto un telefilm tardo adolescenziale potesse fondersi intero in una frase sola. 

Perchè poi almeno un fidanzato Serenata Rap te l'ha dedicata di sicuro.

E dopo tutto questo tempo e questi momenti difficili e la condivisione e il treno e il mare l'unica cosa che vorrei sentirmi dire è proprio: ti porto via con me (in questa notte fantasticaaaaaa, ti porto via con mee - nel caso ti perdessi o non avessi capito il concetto te lo ripeto).
Anche solo per una notte. 
Anche solo per un brevissimo spazio di tempo che non esiste.

Perchè credo nelle belle frasi, nelle carezze, nei bacini sul naso, credo al cavallo bianco e anche se sembra che c'ho l'aria da snob come molti dicono appena mi vedono sono tremendamente pop e mi piacciono le cose semplici come le dichiarazioni esplicite e i cartelli al posto dei cantanti di strada a Natale.

A patto che tutto ciò sia tremendamente vero e pieno di una sostanza di fondo immancabile e necessaria, la punta di un iceberg, altrimenti è un teatrino per cui non pagherei mai il biglietto.

(Eppoi ci credo sul serio che io e te volendo e sforzandoci un pochino potremmo davvero: "ribaltaremoooo il mondoooooo").

Ora devo solo passare da TicketOne. 
E sperare nel bel tempo. 

E condividerlo.

Perchè ne vale la pena. 

(anche se ancora non mi è chiarissimo come si possa essere calda di scirocco e fresca come tramontana e come stare con te forever se mi allontano, ma ci sto lavorando, giuro!)




responsive




esiste un modo particolare di concepire una pagina web. 
ed è il mio modo preferito. 

utilizzando determinati accorgimenti nel linguaggio di programmazione con cui la pagina è scritta e del resto come per tutte le cose, utlizzando i giusti strumenti, puoi far in modo che la pagina che stai creando si adatti a qualsiasi device si utilizzi per visulizzarne il contenuto. 

banalmente (che è una parola orribile ma che è diventata quasi un gergo tecnico per generalizzare su tutte quelle cose che sono semplici e che non comportano troppa fatica) se il sito è responsive vedrai la stessa cosa su tutti i diversi dispositivi che possiedi.

il punto emozionante della questione è che le immagini caricate in questa pagina di definiscono flessibili e questo per evitere che cambiando formato della pagina si mischino in maniera disordinata. 

perchè loro essendo flessibili si adattano.

la cosa sorprendente invece è che quasi nessuno di quelli che guardano sta pagina si accorgono che è speciale e che riesce ad addattarsi. 
per loro è normale mentre tu sai che c'è molto lavoro dietro. 
gli altri guardano il risultato mentre solo tu conosci l'impegno e quasi la fatica.

e sarebbe bellissimo essere così adattabili. 
saper sopravvivere a diverse situazioni. 
prendere il meglio da ogni situazione e saperci stare dentro.

alla fine saresti sempre tu ma reattivo al cambiamento. 

è come l'idea di riuscire a dare il massimo in qualsiasi occasione. 
come un dono. una qualità aggiuntiva. 

dico questo forse perchè vorrei io essere più flessibile di quello che sono. 

penso che sarebbe decisamente più comodo piegarsi un pochino come una caramella gommosa piuttosto che andare in frantumi e dover rimettere insieme i pezzi. 

sarebbe decisamente meno faticoso sapersi adattare "banalmente" anche a IE6 non potendo utilizzare Chrome. 

sarebbe decisamente più produttivo non farsi prendere dal panico e affrontare le novità sapendo di avere la possibilità di farlo, di non fallire e di riempirsi di esperienza e consapevolezza di riuscire. 

ancora non lo so se esistono delle regole anche per questo ma si è sempre in tempo per imparare.

o no?




 

sabato 27 aprile 2013

in another way from another point of view






penso sempre che ci sia una ragione per tutto. 
Se decidi di fare una cosa oppure ne scegli un'altra, se vai in una direzione piuttosto che da un'altra parte hai sempre un motivo per cui decidi di agire in quel modo. 

Non per forza una ragione intesa in ambito più generale, la ragione in senso assoluto. Ma qualcosa simile ad una forza che ti spinge a fare determinate cose. 

Francamente penso sia qualcosa di terribilmente razionale e consapevole. E più aumenta la consapevolezza delle tue azioni più riesci a visualizzare quella ragione intrinseca che ti spinge a fare una cosa oppure a non farla.

Forse questo è un discorso facile per assecondare comportamenti sbagliati e per giustificare in un certo senso errori quasi imperdonabili. 

Ma ho la percezione che anche quando si sbaglia non lo si fa quasi  mai senza già pensare alle conseguenze. 
Quando l'errore lo fai molto spesso lo sai che è sbagliato, c'è qualcosa dentro di te che si accende tipo segnale antifumo e ti avverte. Semplicemente in quel momento devi ignorare il segnale e proseguire. E hai una ragione per farlo. 
Anche se questa ragione è valida solo per pochi secondi, per permetterti di sbagliare e di renderti conto, in quel momento devi sbagliare. 
Perchè in quel momento, razionalità a parte, fai quello che pensi sia migliore per te. 

Anche quando stai dicendo qualcosa a qualcuno e quelle cose che dici non le pensi ma senti il bisogno di dirle, anche se quella che hai davanti è la ragazza migliore che ti sia mai capitata, che ti fa star bene e ridere ed è una meraviglia, ma senti che ci devi rinunciare e non tornare più, anche se stai dicendo addio all'amore della tua vita e le lucine di natale sicuramente non ti aiutano ma sai che nonostante le parole più vere he tu abbia mai sentito in vita tua, con la morte nel cuore devi andare via perchè hai la certezza che ti deluderà di nuovo e tu proprio non puoi reggerlo, anche se andare a Parigi è decisamente qualcosa di affrettato devi partire perchè hai bisogno di credere che l'amore che hai appena perso possa essere trovato da un'altra parte, e devi crederci intensamente anche quando la prima cosa che vedi nel primo museo in cui vai sono dei calzini rossi spaiati che è esattamente come ti senti tu e tutta Parigi è semplicemente lì a ricordartelo. E così quando sorridi a qualcuno, quando inizi a crederci, quando risali su quella moto e il mare non ti è mai sembrato così bello, quando ti vogliono far assaggiare gli arrosticini e a te non va proprio perchè ti sembra di rituffarti in un intero mondo, quando rivedi delle vecchie foto e sai benissimo che non dovresti perchè è come buttare sale su una ferita, quelle cose le fai. 

E tutto ciò non vuole essere una giustificazione. Ne' tanto meno una liberatoria per le cose sbagliate.

O peggio una scusa rilevante per chiedere spiegazioni.

Più che altro è un allert, quasi un post-it che possa ricordare che le persone (e che in mezzo alle persone ci stai anche tu) si comportano in un determinato modo e prendono delle decisioni perchè si ha sempre un punto dove andare e una ragione per arrivarci. 

E delle volte devi cambiare la compagnia per il viaggio.

Quello che può aiutare però, è cambiare prospettiva.  Modificare il punto di vista.
E dirigersi verso uno migliore.

Giusto per rendersi conto che quello che hai appena fatto è una gran cazzata e che non avresti dovuto ma che ti è servito a capire. 

E adesso sei già sulla strada giusta.
E anche quando la sensazione del bisogno è fortissima si può essere sempre e comunque forti e intelligenti.








lunedì 22 aprile 2013

le prime volte, le ultime volte e poi sempre.





non ci pensi mai quando fai una cosa che ti piace che quella sarà l'ultima volta che la farai.

se in un certo senso sapessi che quella fosse davvero l'ultima forse la vivresti in modo diverso. 

sarebbe sicuramente un modo sfalsato ma almeno ti rimarebbe più dentro.

oppure sapresti prefettamente cosa dire. 

una mia amica la chiama la sindrome delle scale. 

perchè quando sei lì non sai cosa dire e poi mentre torni a casa ti viene in mente il discorso perfetto. 

e se consideri che quello stare lì era l'ultimo che potevi sfruttare allora la sindrome delle scale si fa potentissima.

cioè, se io avessi pensato che quella sarebbe stata l'ultima volta che ti venivo a prendere in stazione magari forse sarei arrivata puntuale, 
se sapevo che sarebbe stata l'ultima volta che ci saremmo sentiti piuttosto che venire verso di te e raccontarti la cosa più bella che professionalmente mi sia mai capitata, talmente bella da poter dire che sia un successo e io non uso mai la parola successo, ti avrei detto che sei un coglione. 

se avessi saputo che sarebbe stata l'ultima volta che avremmo dormito insieme piuttosto che darti le spalle tutta la notte avrei dormito come al solito sul tuo braccio e tu avresti sentito il profumo del mio balsamo per molto più tempo.
se avessi saputo che sarebbe stata l'ultima volta ti avrei detto senza nessuna remora quello che provavo e sarei stata coraggiosa e avrei smesso all'istante di credere a qualcosa che non c'era.

per le prime volte il discorso è diverso, perchè hai la certezza quasi matematica che risuccederà.
quando ti ho baciato anche se avevo un berretto in testa sapevo che sarebbe successo altre volte. 
anche quando sono salita su quel ponte sapevo che ci sarei tornata.
 

la prima volta che fai qualcosa che ti piace poi lo sai che troverai il modo per riaverla. 

e poi ci sono le ultime volte che non sono mai ultime ma che sono la base per delle nuove prime.

stare con te adesso non è mai stato così bello. 
eri diverso tu, ero diversa io, era diverso tutto. 
anche il mare era diverso. 
e anche il gelato sembrava più gelato. 
le tue labbra, la tua saliva. Tutto era un enorme prima.

è come avrei sempre voluto che fosse, come mi mancava e come sapevo che poteva essere. 

e come sono sicura sarà per molto tempo.









mercoledì 17 aprile 2013

possibly maybe probably love

Le persone non esistono in questo mondo per soddisfare le nostre aspettative così come noi non siamo qui per soddisfare le loro.
 
Dobbiamo bastare a noi stessi sempre e quando vogliamo stare con qualcuno dobbiamo essere coscienti che stiamo insieme perché ci piace, lo vogliamo e stiamo bene, un bene speciale e non replicabile. 
Stiamo bene e stiamo meglio e mai stati così pieni. 
E non perché abbiamo bisogno di qualcuno.
 
Una persona non ha bisogno dell'altra, le persone si completano...non per essere due metà, ma per essere un intero e disposte a condividere obiettivi comuni, gioia, vita, successi ma anche preoccupazioni e il dolore.

Nel corso del tempo, ti rendi conto che per essere felice con un'altra persona, è necessario, in primo luogo, che tu non abbia bisogno di questa persona.

Comprendi anche che se la persona che ami (o pensi di amare) non vuole condividere niente con te, sicuramente, quella non è l
a persona della tua vita.
E' necessario prendersi cura di se stessi e principalmente imparare a voler bene a chi ti vuole bene.
Ma bene profondamente, no per dire. 

Il segreto non è prendersi cura delle farfalle ma prendersi cura del giardino affinché le farfalle vengano da te.

Alla fine troverai non chi stavi cercando, ma chi stava cercando te.
 
 
Prova a prendermi...
 
 
 

domenica 14 aprile 2013

balliamo, è tanto tempo che non lo facciamo...






L'euforia è uno dei miei sentimenti preferiti. Per me è la contentezza per qualcosa che è vicino ma che ancora non è proprio nelle tue mani. 
E' qualcosa che ancora non conosci ma di cui fai già parte. E dentro ci puoi mettere tutto quello che voi e tutto quello che scegli, quello a cui pensi non può essere che meraviglioso. E' come speranza solida. Quasi commestibile. 

Sono le prime conversazioni con un persona che senti che vuoi nella vita, è firmare qualcosa di grande che sai che ti porterà lantano dal punto di partenza senza sapere ancora bene dove. 
E' l'essere su una moto e arrivare quasi a toccare l'asfalto e sentirsi una cosa sola e invincibile, è pensare allo stesso momento che l'idea del mare è una magliatta bianca a righe rosse o blu. 

E' quasi una soddisfazione. 

Mi viene sempre in mente la faccia degli atleti di salto in lungo appena si staccano da terra o i corpi dei velocisti che sulla linea del traguardo si lanciano. 

E' il sentirsi in un certo senso sospesi. E la grandezza sta nel godersi un profondo atterraggio. 
Che sia uno schianto o meno. E' qualcosa per cui ti devi fermare e ringraziare. 

E soprattutto, santo cielo, raccontare. Con tutto il fiato che hai dentro. Dovresti trovare una persona, la più bella che conosci e urlare tutto. Cercando di ripercorrere nel racconto ogni passo per arrivare a condividere con lei il vuoto prima del salto. 

Il bellissimo momento in cui non sai che succederà ma sei sicuro che ci sarai, che ci metterai tutto te stesso e che sarà bellissimo. 
 
E soprattutto tu non sarai più la persona che eri prima. 

L'eforia non capita sempre, è quasi una cosa rara e devi decidere come viverla.  Devi farlo bene.

Io ho deciso di stare zitta. Ma solo per stavolta. Forse solo perchè tu in un certo senso hai deciso di fare lo stesso.
Ma il mio non è un silenzio. 
E' una carica. 

E' il portare indietro tutto il braccio per poi caricare fortissimo. 

No, il mio non è decisamente un silenzio. 
E' una gran voglia di prendere su, arrivare lì e di ballare fino alle lacrime. 

L'euforia è il mio sentimento preferito e io voglio davvero essere euforica.



 

venerdì 12 aprile 2013

shine bright like a diamond



Una delle cose più belle che mi è stata detta non troppo tempo fa durante una serata non troppo facile è stata "ti regalo un consiglio: esci e brilla". 
Tralasciando il fatto che i consigli solitamente non mi piacciono questo mi è sembrato perfetto.

Bisognerebbe sempre brillare. O comportarsi in modo tale da emanare sempre una bella luce. 

Senza necessariamente abbagliare ma senza neanche essere cupi. 

Ma emanare luce è impegnativo. Devi avere degli occhi, uno puntato su di te e uno sul cuore altrui. 
E coinciliare lo sguardo non è troppo facile. Bisogna capire e distinguere l'egoismo necessario da quello fine a se stesso. 

E' come una scelta: vuoi entrare a far parte del banalissimo hashtag #merde, che poi altro non è che una banalizzazione giovane e tardoadolescenziale del concetto "mi hai deluso, non avrei mai pensato che fossi così" oppure metterci un po' di impegno in più ed entrare nel cerchio dei "però, che cosa splendida"?



 
 


  



giovedì 11 aprile 2013

mi hai cambiato la vita







Le relazioni sono contaminazione. Una condivisione di tutto.

Ti mischi in un certo senso. E certe volte tutte le parole, i momenti, le idee formano come un groviglio così fitto che devi per forza restare lì a vedere che succede.

Più si condivide e più questo gomitolo ti avvolge. Ti gira attorno e ti riempie. Quasi ti fortifica. 

E proprio non ce la fai a staccarti. 
Entri in uno stato di necessità che ti obbliga quasi a cambiare priorità. 

E' come se da un momento particolare che decidi tu le regole del respirare siano cambiate. E per respirare non hai più bisogno dei polmoni ma di qualcunaltro. 

Allora ogni parola viene assaporata e condivisa e a casa proprio non ci vuoi tornare perchè cambia anche il concetto stesso di casa.

E puoi solo essere grato per essere dentro quel groviglio. 
Non è una trappola ma qualcosa che ha più a che fare con gli spinaci di braccio di ferro. 

Del tipo che sono più forte se ci sei tu. E tu ci sei. 
Non propriamente lì sempre, non sulle sedie rosse della mia sala riunioni, non lì mentre firmo ma sei ovunque. 

E ti senti fortunato.

Ed è un bisogno fortissimo.
Sono nuove vene. Nuovi occhi. Decisamente nuovi punti di vista. 

E' credere. E avere pure fede.

E' qualcosa che resta come il profumo buono. 
E' un braccio fortissimo su cui dormire. Sono le risate, il condividere spazi minuscoli e il lasciarti l'ultimo pezzo di pesce fritto.

E' fare un mucchio di strada solo per guardati neglio occhi e magari portarti una torta.

E' come la differenza tra una stretta di mano e un abbraccio. Di quelli non forti ma in cui mi rannicchio e tu stringi. 

E' esattamente la differenza tra il sono stato fortunato a incontrarti e il sei parte di me, tra il chiedere come stai perchè di solito lo si chiede al sono qui per te, racconta.

E' insegnarsi. E' un istante ma lunghissimo.

E anche se il linguaggio di programmazione con cui costruire non lo conosci lo studi e lo fai tuo.

E' l'essere +1. La tua persona. E' l'essere soci.

E' qualcosa che non c'è mai stato e che non va via. 

E' ammettere che hai un bisogno e che io non voglio perdermi.

venerdì 5 aprile 2013

noi e loro



L'etichetta di studentessa fuorisede mi è sempre stata addosso benissimo. 

Di studiare ho studiato, mi sono laureata per tempo e anche prima di tutti perchè mi piace fare le cose prima degli altri. 
E perchè, gare a parte, sentivo di avere bisogno di qualcosaltro.

E da quando ti mettono in testa quella corona d'alloro cambia tutto. 

E' come se inizi sul serio a pensare al futuro. 

Volendo o no, se sei pronto o no, diventi grande. 

O almeno fai un altro tipo di vita. 

E più vai avanti, più quello che cerchi non sono avventure, serate da matti e novità a tutti i costi. 

Piuttosto hai bisogno di certezze, quasi routine, familiarità e di una certa stabilità che cerchi in momenti e persone con cui non ti limitare a condivedere il tempo ma con cui vuoi iniziare a costruire qualcosa. 

Un futuro. 

E solo a pensare a tutto ciò mi sento ancora un pesce fuor d'acqua. 

E' qualcosa che sento ancora una cosa un po' estranea. Forse perchè tua madre mi dice sempre che sembro una bimba delle medie anche se vorrebbe che ci sposassimo domani.

E' qualcosa che non mi appartiene.

O meglio apparteneva. Perchè poi succede sempre qualcosa, una specie di disillusione che ti porta a pensare che anche se sembra una frase di altri tempi, sì sto diventanto grande.  

E anche se non sono pronta a rientrare nella categoria delle giovani donne in carriera figuriamoci se mi sento pronta ad avere a che fare che la nuova generazione che avanza. 

Piccole donne vissute 1990 che hanno poco più di vent'anni e che già sembrano stanche della vita, sono già disilluse e pensano, scrivono, si comportano e sopratutto (oh mio dio) si vestono come delle trentenni in menopausa precoce. 

Se io ho così voglia di restare fresca e nella più pulita accezione del termine perchè tu, che ancora non hai visto mondo, vuoi a tutti i costi essere sexy come una MILF. 

Perchè tu sei già delusa dal genere umano maschile (che poi pure che se ti sei data già molto da fare proprio non riesco a pensare che tu abbia davvero avuto così tanto materiale da permetterti una così acuta analisi) mentre io penso ancora che un mister Big un po' meglio esista. 

E' un confronto generazionale (perchè ora le generazioni corrono velocissime e quindi possiamo già definirci di due generazioni diverse) che non posso sopportare. 

Non sono davvero pronta proprio a questo confronto tra me e voi.

E soprattutto non sono pronta alla competizione.

Ma ve la immaginate una conversazione tra la Carrà e Flavia Vento? 

No, decisamente va al di là di me. 

Preferisco fingere sempre di essere dell'88 ma stavolta con un bel lavoro. 





  

 

you make me crazy



Mi ha sempre dato un po' fastidio l'espressione "oh, ma sei pazza?"

Perchè non c'entra l'impazzire. 

E' piuttosto qualcosa vicino a perdere il controllo.


Mi vuoi seguire?
 

giovedì 4 aprile 2013

mentre io sto parlando con tutto il cuore




Non mi piace avere paura. 

Ma un paura ce l'ho. Ed è pure bella grossa. 

Penso di non saper prendermi cura delle cose. 

Anche se ci tengo davvero e se in un certo senso vivo per loro ho paura di non saper prendermene cura. 

Di non dargli il giusto valore. 

Mi impegno per arrivarci, per farle mie e poi niente.  

Una volta che ce le ho mi sembra sempre di non fare abbastanza, di non saperle manutenere.

E' una sensazione che mi impone di fare sempre meglio, di avere sempre più attenzione. 
Di compiere uno sforzo che mi possa far dire di avere dato tutto.

Mi riempie e allo stesso modo mi fa sentire come se fosse sempre poco. Come se si potesse raggiungere sempre un'altro stadio e più bello del precedente. 

Penso sia colpa del mio segno.

Perchè dovrei accontentarmi se posso fare di più?

Perchè una volta che ho trovato ciò che volevo non riesco ad assaporarlo, ad esserne felice e a tenerlo con me senza pensare a quello che dovrò fare dopo?

E tutto questo solo perchè mi piace prendermi cura delle cose, delle persone.

Anche se so che le cose si deterionano e che le persone non hanno più bisogno di te.

E allo stesso modo, quando ci sono dentro, mi piace sentirmi dire che sono al sicuro, che non mi succederà niente e che tutto andrà bene. E anche se sono solo parole e se durano pochissimo, è una delle cose che preferisco al mondo.

Chissà se questa rassicurazione può essere resa reale.





mercoledì 3 aprile 2013

another sunshine



Ci devi sbattere conto. 
Non volgono i consigli molto spesso non richiesti, le persone che pensano cosa sia giusto per te al posto tuo, i buoni propositi... Non vale niente.
Te ne devi rendere conto tu. 
Per questo mi piace tantissimo la parola consapevolezza. 
Essere consapevoli è un dono. 
Come un superpotere.

E a me piace molto essere consapevole. E anche attenta alle cose. 


E quella presa di coscienza è qualcosa a cui tendere, un obiettivo. 
E non è semplice. 

Perchè lo devi fare da solo e perchè ci vuole tempo. E spesso devi arrivare in un fondo che non conosci, devi provare sensazioni particolari e non poco dolorese e quasi da farti paura, spaventarti.
Quasi perdi sicurezza. 
La sensazione è spesso qualcosa che non ti aspetti.
Come quando vai a sbattere su un muro perchè guardi il telefono(fatto!) o distruggi la portiera del pandino perchè nel parcheggiare non vedi un paletto di cemento (fatto anche quello).

Ad un certo punto però sei lì davanti e sai esattamente quello che devi fare e come lo devi fare.

E se sei convinto, se ci credi e se ti senti nel posto giusto non può essere sbagliato. 






martedì 2 aprile 2013

#delusione






Forse dovrei rivedere il concetto di delusione.

Solitamente resti deluso perchè ti aspetti qualcosa che poi non c'è.

Perchè c'hai lavorato, hai investito e soprattutto hai avuto fede.






E più profonde sono la fede e la fiducia più la delusione è grande. 

La sensazione che provo è simile al rimanere senza ossigeno.  
Come quando ti tuffi fortissimo dagli scogli alti e ci metti un po' a risalire e finisce l'aria che hai nei polmoni.

La mancanza di fede, il doverci rinunciare e la sensazione che quello che cercavi non c'è più sono solo ingredienti della delusione.

Ma fondamentalmente penso sia una questione di punti di vista.

Per fortuna che esistono, lo dico sempre. 

Forse la delusione non parte dalle altre persone. 
Forse la delusione parte da me.

Io l'ho sempre saputo che non sei capace di fare l'amica perchè sei una persona egoista e fai bene ad esserlo. Non ti frega niente del dolore altrui. 
Ma è semplicemente una sensibilità diversa dalla mia, non vuol dire che solo perchè non hai fatto ciò che pensavo mi servisse non puoi essere sensibile in un modo diverso, un modo che magari semplicemente non capisco. 
E c'ho sperato che potessi essere l'amica che sono io, tutte le volte penso che tu possa prenderti cura di me come io mi prendo cura delle persone, ma non è così.
E non c'è da rimenere delusi. 
C'era da diminuire le aspettative e pensare che mi puoi stare vicino in un altro modo. E prendo quello.

Ho sempre pensato che il problema non fosse quello che provavi ma la forma in cui lo provavi. E' stato talmente forte da scuotermi l'anima. Eravamo diventati, anche se in maniera contorta, una cosa sola. Come se i nostri nomi dovessero essere pronunciati tutti insieme. Come se alla domanda "come stai?" l'unica risposta possibile fosse "io bene e anche lei".
E non c'era da rimanere male per quella forma così sbagliata. Tu mi hai amato così e sempre più profondamente e sempre nel modo che ritenevo sbagliato, ma era il tuo modo.  
Avrei dovuto migliorarlo. Come tu mi hai insegnato io ti avrei insegnato. Ma se io non fossi andata via, tu non avresti davvero capito. Ero il tuo tesoro. 
Avere fede nel cambiamento è stata la mia delusione. 
E non posso continuare ad avere fede anche se in qualche modo ci resto attaccata sempre.
Tu eri in un altro modo e non eri lui. 


Io l'ho sempre saputo che non eri lui.
Eri semplice. Sembravi buono e spontaneo e talmente preso da risultare disarmante.
Ma io lo sapevo che non potevo replicare in questa bellissima forma la sostanza che avevo perso. 
Era come se la sostanza neanche ci fosse. Erano parole.
Lo sapevo che il vero amore, quello che cerco io, non è fatto così. Ma io c'ho sperato. 
Pensavo di poter avere tutto. E che questo tutto potesse anche essere vero. 
Ho avuto fede nel fatto che un amore dichiarato facile, l'intimità, le risate, lo star bene e il condividere senza remore potessero essere veramente profondi come uno scambio di vite e un sostegno incondizionato.
Ma non è così. Sarebbe stato perfetto forse ma non era così.
La delusione è stata guardare la mia parte. 
E il pensare che davvero potesse essere replicato. 
Avrei dovuto dirtelo subito. 
E ho dovuto usare tante parole per rendermene conto. 
Parole - vengo lì a cercare una spiegazione, parole - ti telefono cercando la stessa risposta. Parole virtuali. Parole fondamentalmente inutili. Perchè dovevo solo capire che era inutile continuare a sperarci.
E la tua risposta è stata sempre quella ed era sempre chiara e comprensibile. 
Semplicemente e veramente lontana anni luce dalla mia. 
Posso accettarla però e pensare davvero che pensi che sia stata splendida. 

E cambiare punto di vista aiuta a capire quello che cerchi. 

Capire la delusione, aiuta a focalizzare il bisogno. 

E adesso lo so davvero cosa cerco... e ho fede che non sia così irraggiungibile.