ci sono solo io... che altro ti aspettavi? (it is just me... what else are searching for?)
martedì 10 dicembre 2013
E' svegliarsi la mattina tututututututu...
Non lo so cos'è la felicità.
Pensavo di saperlo ma poi succede qualcosa che ti fa cambiare punto di vista. Su tutto. Su quasi tutto.
Fondamentalmente è semplice, ci sono i momenti belli, quelli normali e poi quelli.
I momenti difficili, ma nel senso che fanno male. Non lo so se si possono chiamare infelici ma per certo so che non ti fanno respire, che ti portano in posti bui dove non pensavi saresti mai stato. Luoghi estranei, terribilmente dolorosi e così tanto poco familiari da farti sentire sempre estranea, ovunque tu ti possa trovare.
Però c'è un posto che mi fa sentire al sicuro, che se ci penso mi fa sentire a casa.
Ed è accanto a te, al mattino, con un solo occhio aperto e l'altro ancora chiuso e con lo sfondo arancione che inizia ad entrarmi dentro, con i respiri vicini e le gambe che si sfiorano pochissimo per non disturbare l'ultimo preziosissimo sonno.
E così si fa buongiorno nonostante la sveglia, nonostante le giornate difficili e impegnative.
Non lo so cos'è la felicità ma sono certa di essere felice tutte quelle mattine.
lunedì 22 luglio 2013
ubriacatevi
non mi piacciono le poesie.
o meglio, non le so leggere.
faccio fatica a capirle e se c'è un messaggio o un sottomessaggio del messaggio è molto probabile che io non lo recepisca.
e come funziona per le cose che non si capiscono spesso non si apprezzano.
eppure anche se sembra apparentamente complicato è come se le poesie fossero un modo leggero di usare le parole.
e non leggero nel senso di frivolo ma come se fosse una pennelata di acquerello o il segno di un evidenziatore su qualcosa che prima non era per niente colorato.
come se le parole normali fossero semplici pezzi di cemento e basta e la poesia invece fosse una pietra levigata trovata nella pozza alla fine di una cascata.
e come magari fai fatica ad accorgerti dei colori ogni tanto così alcune poesie semplicemente non ti prendono.
poi ne arriva una.
o meglio, senti che arrivano parola per parola.
che da tantissimo tempo non ti capitava di essere così affine ad un concetto, ad una sensazione e ad un modo di procedere che prevede semplicemente il saltare e poi restare a guardare.
il vento, le onde, le stelle, gli uccelli, l'orologio... non importa, ma guardare!
e allora non ci pensi due volte, pensi invece che quella poesia l'hai capita e ti è entrata nelle vene e che hai una voglia matta di ubriacarti per davvero.
non lo so effettivamente di cosa, non lo so se davvero di vino, della poesia stessa oppure di virtù.
quello che so è che questo desiderio di ebbrezza è molto piacevole.
e se davvero bisogna sempre essere ubriachi io faccio il mio gioco e spero che, almeno per il momento, sia effettivamente senza tregua.
giovedì 13 giugno 2013
la malinconia ha le onde come il mare
Dimenticavo di dirle.
Dica.
Che ho una voglia di fare all'amore con lei che non si può
immaginare. Ma questo non lo dico mai a nessuno, soprattutto a lei, mi
dovrebbero torturare per farmelo dire.
Dire cosa?
Che ho
voglia di fare l'amore con lei, ma non una volta sola, tante volte; ma a
lei non lo dirò mai, solo se diventassi scemo le direi che farei
l'amore anche ora, qui davanti a casa per tutta la vita.
Poi che ne sai, magari diventa una vita meravigliosa oppure ti scordi. Ma ho seri dubbi sulla seconda.
mercoledì 12 giugno 2013
buogiorno principessa
Mi sono imbucata ad una festa.
Non era una festa qualunque.
Non era neanche una festa vera ma per me era come se lo fosse.
Per fare una festa servono degli ingredienti, come quando fai un buon dolce.
Se è festa non è lavoro e in un certo senso ero al lavoro.
Se è una festa devi divertirti e io mi sono divertita ma non per lo spirito del divertimento ma per il più forte sentimento di umorismo pirandelliano.
Se è una festa ci deve essere almeno un pochino di alcool e non la fashionissima acqua panna in vetro.
Era una quasi festa quindi.
Ed ero quasi imbucata.
Cioè io avevo il pass ed ero pure nella lista.
Le risorse umane hanno sempre un gran senso dell'umorismo.
Ma mai forte quanto quello che possiede il mio iPod aggiustato.
Infatti mentre varcavo il portone del posto della quasi festa, lui, l'iPod aggiustato, dotato di una propria personalissima capacitá di pigliarmi per il culo, suonava "It's raining man", pietra delle incancellabili carriere da soliste delle Spice Girl.
Anche se effetivamente il sacco di sviluppatori con cui ero non è che fossero propriamente piovuti del cielo.
Diamogli la definizione che vogliamo ma sta di fatto che eravamo lì ad ascoltare la stessa cosa, io e Loro.
Ho messo gli occhiali e tolto il rossetto per mimetizzarmi ma ha contato poco.
E no perché non potessi sembrare una sviluppatrice (e adesso nella mia testa ho appena sentito la risata fortissima da telefilm americano) ma per sentirmi più partecipe alla quasi festa.
La maggior parte degli invitati aveva gli occhiali (e pure barba e pancetta) e io ho aderito al dress code (almeno in parte).
All'inizio mi piaceva quello che ascoltavo, e poi tutti quegli uomini sembravano tipo domandarsi E lei che ci fa qui?!
Mi piaceva anche quello.
Mi piace in generale quando gli ambienti si fondono e mi fa sentire contaminata e mi ci trovo bene, mi sembra sempre di arricchirmi e di crescere in un certo senso.
E forse sembravo così tanto a mio agio da ricevere con naturalezza proposte di matrimonio e di lavoro quasi come si trattasse dello stesso scambio "mi capisci quando parlo del mio lavoro, ridi alle battute un po' nerd e dai anche pareri, conosciamoci ti prego!".
Eppure questo sta diventando sempre di più il mio di mondo.
E mi ci sento pure parte, come se iniziassi a saperci fare sul serio.
Poi quello che sentivo non mi é piaciuto più. E posso dirlo.
Cioé sono una con il pass mi posso permettere di esprimere giudizi.
Ma sono anche un cliente, un utilizzatore finale e me sta cosa che sentivo proprio non mi convince per niente.
E la grafica é importante! Come l'istinto e tutte le sensazioni qualitative.
Più del poter sfogliare le cose in modo più flessibile o classificare le mail o salvare il pianeta perché diventa più ecologico leggere il giornale.
Il simbolo di Safari sembra una bilancia e tra un po' c'é la vera prova costume. Che si fa??!
E io ho ce l'ho un iPhone e sono affezionata alle ombre e alle icone tondeggianti e ben definite, non le voglio le icone tonde e basta e tipo stilizzate... Bleah!E poi quei colori sgargianti sono orribili, che fine hanno fatto le sfumature???? eh.
Steve lo aveva detto di restare foolish ma no fino a questo punto.
Ovviamente non era una festa ma la presentazione ufficiale per sviluppatori del nuovo iOS7 e io ero li tra richieste di appuntamento, proposte di lavoro e #delusione.
Ma nonostante il prodotto presentato è stato bellissimo.
Forse però, gentilissime risorse umane, tre giorni di corso di sviluppo iOS sono decisamente una proposta eccessiva e molto lungimirante.
Anche se sono un pesciolino che ormai nuota tranquillamente in queste acque resto pure sempre una principessa...
Dovrei scriverlo nel curriculum.
lunedì 10 giugno 2013
non era un grande amore, era un amore medio-piccolo
Perché non funziona tutto come nei film?
Perché gli estranei per strada invece che limitarsi a guardarti, non attaccano bottone dicendoti che hai un sorriso bellissimo?
Perché dopo dieci anni in un bar in centro, non rincontri mai la persona per cui hai lottato?
Perché la frase giusta arriva sempre durante il momento sbagliato?
Perché non ti capita mai di correre sotto la pioggia, di arrivare davanti al portone di qualcuno, farlo scendere, scusarti e iniziare a parlare a vanvera per poi trovarti labbra a labbra e sentirti dire: "non importa, l’importante è che sei qui"?
Perché non vieni mai svegliato durante la notte da una voce al telefono che ti dice: "non ti ho mai dimenticato, ti rivoglio con me"?
Se fossimo più coraggiosi, più irrazionali, più combattivi, più estrosi, più sicuri e se fossimo meno orgogliosi, meno vergognosi, meno fragili, sono sicura che non dovremmo pagare nessun biglietto del cinema per vedere persone che fanno e dicono ciò che non abbiamo il coraggio di esternare, per vedere persone che amano come noi non riusciamo, per vedere persone che ci rappresentano, per vedere persone che, fingendo, riescono ad essere più sincere di noi.
domenica 9 giugno 2013
+1
Mi piacciono le storie dei grandi amori. Non mi soffermo tanto sulla loro durata o sulla loro collocazione temporale. mi basta che siano grandi.
Non per forza quelle storie di tutta una vita, di un liscio essere anime gemelle o dell'appassionato essere cresciuti insieme, piuttosto quelle venute fuori dal niente quasi come se fossero semplicemente incontri sfuggenti e del tutto casuali che poi restano.
Perché esistono tante forme d'amore ma mi sembra sempre una cosa straordinaria quando questo amore é Grande.
Quando le persone che fondamentalmente non c'entrano poi tanto l'una con l'altra si fondono e creano qualcosa di straordinario.
La vedo quasi come una forma di artigianato.
Una fonte inesauribile di Ispirazione.
Perché quello che poi viene fuori, e quello che posso imparare da queste storie é solo una certa forma di sognante grandezza.
Che non é solo la soddisfazione di un bisogno ma é completezza.
É una forza.
É costruire.
É come avere l'armatura da super eroe e come super potere avere l'altra persona.
É il sentirsi invincibili e pieni di idee solo a guardarsi negli occhi.
É il concetto del tu mi completi, ma proprio del tipo che sono una persona meglio se ci sei tu a tenere la mia mano, il mio cuore, il mio orecchio, la mia testa, i miei successi, le mie fatiche, i pezzettini che mi mancano per arrivare in fondo a qualcosa, i giorni belli, quelli difficili, quelli brutti, quelli stanchi e quelli in cui grazie ad una sola parola con la più leggera facilità scali la montagna più alta e ritorno senza neanche accorgerti.
Perché posso anche non essere lì o venirci poche volte ma é come se ci fossi sempre secondo per secondo...
Ciiiiiiiaaaaaaaooooooooooooooooooooooo!
venerdì 7 giugno 2013
martedì 4 giugno 2013
Se!
Quando ero piccola la Carrà conduceva un gioco televisivo che ritenevo molto divertente all'epoca.
Lo scopo del gioco era indovinare il nome di un personaggio famoso facendo alla Raffaella nazionale una serie di domande che dovevano iniziare con "Se fosse..."
Ad esempio: mettiamo il caso che il vip in questione fosse Giuliano Ferrara. Una domanda possibile poteva essere "E se quel personaggio fosse un albero?".
La risposta più ragionevole sarebbe stata sicuramente "un Baobab".
E così via.
Mi è rimasto in mente questo gioco perchè pensavo sempre a cosa si sarebbe detto di me.
"E se fossi un insetto?" "una formichina"
"E se fosse un giocattolo? "una barbie"
Se... Se... Se...
L'idea di poter essere qualcosaltro, l'idea soprattutto che questa opzione "se" potesse essere reale, mi piaceva non poco.
E se mi fossi comportanta in modo diverso? E se le cose si fossero sistemate subito?
Se non si fosse decisamente rotto qualcosa?
Io ci penso spesso all'opzione "se". E ci penso per il solo gusto di immaginarmi in un'altra realtà diversa da quella in cui vivo. Sarà colpa del 2.0 ma è una cosa di cui quasi non riesco a fare a meno.
Perchè se da un lato tutte quelle scelte, tutte le azioni, i pensieri e le opzioni sono state ponderate e giuste e hanno portano risultati talmente grandi da finire sul NYtimes con tanto di ringraziamenti del grande capo, e dico cose da farti tremare le gambe e quasi renderti febbricitante, dall'altra mi sembra di essere sempre allo stesso punto.
E se mi avessi amato così fin dall'inizio?
Se fossi andata via senza voltarmi mai?
Se non mi fossi sentita meglio nell'averti fatto male?
Se a Natale appena ti ho visto sulla porta dei quel locale fossi venuta con te e basta come tutta me stessa sentiva di voler fare e invece no?
Se non ti sentissi così dentro da essere davvero una cosa sola? Proprio nome mio e nome tuo insieme come era e come sembra non possa essere altrimenti?
Se nonostante tutto la smettessi di pensarti un po' la mattina, un po' a mezzogiorno, un po' la sera, un po' la notte e se non pensassi che magari ci pensi anche tu?
Se ti potessi cancellare come se non fosse mai successo?
Se non continuassi a punirmi per averci creduto così tanto?
E se non mi punissi pure per essermi accontentata perchè pensavo che poteva bastare?
Se mi fossi goduta tutto, se avessi dato di più senza restare così attaccata al passato?
Se una volta partita non avessi avuto così tanta voglia di tornare?
Se non ti raccontassi più niente?
Se andassimo a vivere insieme e se avessimo pure l'orto sul balcone?
Se sentissi davvero che vivi per me?
Se se se...
Perchè alla fine se pensi a Ferrara come ad un Baobab il gioco dei se può essere molto divertente ma se lo applichi alle tue scelte è solo un gran casino.
Perchè tutti quei se sono parte di me.
Puoi sempre scegliere, hai sempre un se a disposizione e tu ne prendi uno.
E se potessi tornare indietro farei tutto uguale.
Mi comporterei male, passerei tutte quelle passeggiate a pensarti e continuerei a volerti.
Perchè c'è sempre un bisogno da soddisfare e ogniuno trova il suo personalissimo modo per soddisfarlo.
Quindi niente se. La scelta è quella.
E se decidi di percorrerla sicuramente sei nella direzione giusta.
E se ce ne andassimi semplicemente per un po'?
O tornare per un po', perchè dipende dai punti di vista!
E se potessimo guardarci e perderci per un po'?
E fossimo un posto? Che domande saremmo il mare. Partiamo?
lunedì 27 maggio 2013
ero sorpreso per la fantasia del bene
E poi arrivano le giornate come questa.
Per cui di colpo diventa tutto chiaro.
L'adrenalina, la malinconia, la paura, lo sforzo, la passione fanno un immenso milkshake che sa di vaniglia (e dico vaniglia solo perchè so che quell'odore ti piace da morire) e tu butti giù tutto in un colpo.
E l'unica cosa che puoi fare e chiuderti nel bagno del tuo ufficio e fare quasi un urlo.
Non proprio un urlo vero ma un urletto, abbastanza però per far uscire il nodo che hai dentro.
E una volta che è uscito tutto è come più limpido.
Ci sei tu, i tuoi piedi e la tua strada. E qualcosa che bellissimo che sta intorno. Ma più di lato.
Mi piace dare il giusto peso alle cose e le giornate come questa, e le notti come quelle prima delle giornate così aiutano a fare equilibrio.
Mi piace anche il peso che hanno le parole perchè mi piace farne uso solo quando servono, quando significano.
Mi piace essere debole quando non dovrei e mi piace restare sulla mia posizione quando penso che sia giusto farlo.
Mi piace tutto.
E mi piaci tu. Sempre.
E resto sempre sbalordita dalla potenza del bene.
Il bene vince.
Il bene vero, quello di cui parlava Don Gallo, quello che ti fa restare disarmato, quello che esiste e che ti fa sentire vicino e anche distaccato ma presente. Quello che non smetti di provare e che ti emoziona.
Perchè in un certo senso sei tu.
Ti voglio bene significa. E a me piace tutto quel bene.
sabato 25 maggio 2013
se non sei sveglio, svegliati.
.
A vederlo lì non sembra difficile. E' un punto.
Ma fare il punto della situazione, analizzarla per bene e poi metterci un bel puntone per davvero e risolvere e migliorare è molto difficile.
Difficilissimo.
Soprattutto perchè dipende solo da te.
E' un concetto simile allo smettere di fumare ma più in generale.
Smettere una serie di comportamenti usuali ma che non ti fanno più bene. Cambiare. Affrontare le proprie paure.
Ma paure nel senso di limiti non che devi iniziare a usare serpenti come sciarpe di cachemire.
Focalizzarti su cosa realmente vuoi.
E limitarsi a un ma io voglio te non ha molto senso.
E' prendere consapevolezza di un bisogno.
La consapevolezza è una questione fondamentale.
E' guardarsi nudi allo specchio.
Pancetta, cellulite, occhi e tutto.
E' un punto di partenza.
E da lì devi fare tutto il possibile per arrivare a rispondere al tuo bisogno.
Bisogno in senso lato, quasi di vita in generale.
Di sentirti vivo più che altro.
Al di là di quanto mi fai sentire viva tu. E tu mi fai sentire viva come niente al mondo.
Ci sei sempre. Sei sempre lì, nei momenti meno opportuni, ovunque con chiunque e invece quando servi hai il silenzioso.
Mi basta guardarti, spronfondare nel tuo maglione e nel tuo odore, prendere per mano le tue mani giganti, sorridere e respirare, e stendermi e lasciarti fare anche se non riesco a non pensare che non va bene perchè è una dipendaza. E non mi piacere essere di peso e vorrei sentirmi viva ma anche libera come ti senti tu.
Ed è solo una questione di fare un passo.
Cancellare un numero, ricomporne un altro.
Abbandonare definitivamente un'idea o ripescarne un'altra.
Non pensarci più oppure pensarci continuamente sapendo che è un pensiero vuoto. Quasi una perdita di tempo.
Ma restarci aggrappata.
Pensare a cosa avresti potuto fare e a cosa avresti voglia di dire.
E mettere in chiaro le cose è difficilissimo.
Essere chiari con se stessi è dura.
Richiede forza.
La stessa forza che ci metti nel continuare a voler essere partecipe di qualcosa nonostanze la #delusione. Da tutte e due le parti.
E' ostinazione.
Che fa un po' a pugni con la consapevolezza di cui sopra ma che comunque in modo assolutamente incontrollabile e del tutto irrazionale è lì.
Un tarlo.
Dovrei solo sforzarmi un po'.
Sembra quasi un rispondere alla domanda "cosa ti piacerebbe fare da grande" ma considerando che grande sei adesso e che quindi oltre che limitarti a rispondere e sognare qualcosa la devi fare.
Posso amarti per bene?
lunedì 20 maggio 2013
non c'è niente che sia per sempre
Non mi è sempre piaciuto leggere.
Perchè' una cosa che devi imparare.
Come quando da ordinare sempre il gelato cioccolata e panna montata passi a Cioccolato e Pistacchio.
Devi essere educato al Pistacchio.
Così devi trovare qualcuno che ti educhi alla lettura.
E basta poco.
Ci vuole qualcuno che ti regali un bel libro.
E non è un semplice regalo. O almeno io non lo intendo così.
E' un dono nel vero senso del termine. E' la chiave per qualcosa.
L'ingresso per un mondo intero. Capace di emozionarti di farti sentire vicino a qualcosa e di tenerti sveglio la notte.
Ti fa pensare e sentire vivo. A volte è come un ceffone. O magari qualcosa di meno doloroso ma comunque che ti sveglia.
Tu mi hai regalato Kitchen.
E stare a casa su quel divano non fu mai più piacevole.
E' una sensazione che resta con me.
E quando te ne ho chista un altro po' di quella sensazione mi hai regalato Due di Due ed è stato come un tuono. Una bellissima storia che aveva dentro pezzi di me e di speranze quasi incomunicabili in altro modo. E dato che nelle prime pagine del libro un protagonista aveva appena finito di leggere Jack Frusciante è uscito dal gruppo l'ho letto pure io.
E poi ormai era diventato inevitabile.
Così come dare un voto alle gelaterie in base alla bontà del pistacchio.
E me le ricordo ancora quelle scale, le dediche e il tempo trascorso a parlare di storie che non erano le nostre ma che in qualche modo ci erano ugualmente familiari.
E leggere ad alta voce un capitolo per uno.
E pensare che un giorno lo avremmo fatto in un letto prima di dormire.
Mi sembrava l'essenza stesso del condividere. E lo è.
E nella mia fortissima speranza di replicare le belle cose, quasi come una perenne citazione di cui non mi stanco e di cui non riesco a fare a meno.
Del tipo che se è stato così bello per me magari lo è anche per qualcuno come te.
Volevo riproporre la stessa tipologia di emozione.
Come qualcosa che resta al di là di belle parole pronunciate senza peso.
Perchè certe cose restano e altre no.
Alcune sensazioni vanno semplicemente via. Non ti ricordi proprio più com'era. Cambia completamente punto di vista.
Nessun sapore, nessun odore, nessun rumore di risata e niente più occhi.
Semplicemente non ci pensi più e non te li ricordi.
Per questo mi piace avere i ricordi legati a qualcosa.
E' come se fossero più vicini se non si limitano ad essere solo pensieri.
Tanto la sera non ci si addormenta mai, almeno tutto questo aiuta ad andare a dormire più contenti.
martedì 14 maggio 2013
... amore, ciao
Gli addii sono sempre molto tristi.
Treni che partono, conversazioni che finiscono, telefoni che si spegnono.
Anche a livello figurativo gli addii sono tristi.
Viene quasi da piangere. Anche gli occhi si accorgono come un riflesso incondizionato che qualcosa sta uscendo per sempre da te e quindi anche loro per non essere da meno fanno uscire le lacrime.
E non è l'addio in sè ad essere doloroso quanto la consapevolezza che quella cosa a cui dici addio non fa più parte di te e della tua vita.
E nel senso più generale del termine.
Un addio, di quelli veri però, è un distacco profondissimo.
Di quelli che non ha bisogno di dirtelo perchè è dentro e lo sai già senza bisogno di aggiungere parole.
Come quando Violetta nella Traviata di Verdi deve dire addio alla sua vita passata consapevole di una malattia che la sta sfinendo
E' una cosa che apprezzi anche se la lirica non la sopporti.
Inizia a prenderti dentro dalle mani e poi sale e sale, percorre le vene, scalda il cuore di amarezza e poi scoppia nel cervello.
E solitamente la consapevolezza degli addii veri è silenziosa, non hai più bisogno di dire "hey guarda che ti ho dimenticato".
Cancellato, cancellato, cancellato.
Perchè hai già dimenticato, punto.
Ci si può chiedere come stai, possiamo parlare o ridere ma non mi sei più dentro, è come un interesse che scivola. Che se ne va.
Gli addii sono sempre molto tristi.
Anche se ti passo molto vicino e sto lì per un po' e mi prendo la briga di dirtelo.
Io non sono per niente brava con gli addii.
Neanche se ti saluto con la manina da regina.
Non lo so fare.
Quello che so invece è che nonostante tutto, e questo tutto è grande come piramide, non si stacca.
E' stato un addio fatto a parole che però è sempre rimasto lì.
Ed è ancora tutto lì.
E ogni volta è un fiume in piena. E ci puoi andare cauta, puoi decidere di non esserci, ma è una corrente fortissima.
E quando succede tocca tutti i muscoli, il cervello, le vene e mi sento sempre sollevata, come se per cinque minuti sapessi quasi come si fa a volare e avessi la testa vuota vuota ma allo stesso tempo mi sentissi riempita come niente può farti sentire.
Se mi chiami la mattina, se mi chiami la sera, se andiamo al mare o semplicemente se fissiamo un muro.
E' come l'addio di Battiato, arrivederci amore ciao... ma nel senso che poi torni.
giovedì 9 maggio 2013
tu chiamale se vuoi
bisogna essere coraggiosi per provare le vere emozioni.
e provare vere emozioni è la cosa più bella che ti possa capitare.
è un ragionamento semplice.
e la proprietà transitiva non l'ho inventata io.
però io posso mettere insieme le cose dicendo che bisogna essere coraggiosi per essere felici.
o almeno proverci un po' così poi sei almeno un po' felice.
domenica 5 maggio 2013
giovedì 2 maggio 2013
come i cani
Perché c'era qualcosa, tra quei due, qualcosa che in verità doveva essere un segreto, o qualcosa di simile. Così era difficile capire ciò che si dicevano e come vivevano, e com'erano. Ci si sarebbe potuti sfarinare il cervello a cercar di dare un senso a certi loro gesti. E ci si poteva chiedere perché per anni e anni. L'unica cosa che spesso risultava evidente, anzi quasi sempre, e forse per sempre, l'unica cosa era che in quel che facevano e in quello che dicevano e in quello che erano c'era qualcosa - per così dire - di bello.
Non ci si capiva quasi niente, ma almeno quello lo si capiva.
A volte le parole non bastano.
E allora servono i colori.
E le forme.
E le note.
E le emozioni.
(cit.)
lunedì 29 aprile 2013
It's actual love. There's nobody for each other but them.
Voglio andare a vedere il concerto di Jovanotti a giugno allo stadio di Bologna.
Precisamente il 15 giugno.
E aver appena saputo che sono disponibili tanti biglietti mi riempie di gioia.
Non solo perchè mi piace andare ai concerti, ma proprio perchè adoro Jovanotti e non in quanto tale.
Mi è piaciuta la sua evoluzione nel corso del tempo, mi piacciono i suoi vestiti, il suo impegno, la sua vitalità e il suo irrefrenabile e quasi irritante e costante parlare di amore.
Come se non esistesse altro.
E mi piace pure come ne parla.
Non come una cottarella per una bella ragazza disponibile ma come qualcosa di profondo e sconvolgente. Di quelle cose che ti entrano dentro e non ti mollano più (corna incluse).
Qualcuno senza cui non vivi nel vero senso del termine.
Ma quello che assolutamente adoro è l'utilizzo di immancabili frasi fatte, come se un tutto un telefilm tardo adolescenziale potesse fondersi intero in una frase sola.
Perchè poi almeno un fidanzato Serenata Rap te l'ha dedicata di sicuro.
E dopo tutto questo tempo e questi momenti difficili e la condivisione e il treno e il mare l'unica cosa che vorrei sentirmi dire è proprio: ti porto via con me (in questa notte fantasticaaaaaa, ti porto via con mee - nel caso ti perdessi o non avessi capito il concetto te lo ripeto).
Anche solo per una notte.
Anche solo per un brevissimo spazio di tempo che non esiste.
Perchè credo nelle belle frasi, nelle carezze, nei bacini sul naso, credo al cavallo bianco e anche se sembra che c'ho l'aria da snob come molti dicono appena mi vedono sono tremendamente pop e mi piacciono le cose semplici come le dichiarazioni esplicite e i cartelli al posto dei cantanti di strada a Natale.
A patto che tutto ciò sia tremendamente vero e pieno di una sostanza di fondo immancabile e necessaria, la punta di un iceberg, altrimenti è un teatrino per cui non pagherei mai il biglietto.
(Eppoi ci credo sul serio che io e te volendo e sforzandoci un pochino potremmo davvero: "ribaltaremoooo il mondoooooo").
Ora devo solo passare da TicketOne.
E sperare nel bel tempo.
E condividerlo.
Perchè ne vale la pena.
(anche se ancora non mi è chiarissimo come si possa essere calda di scirocco e fresca come tramontana e come stare con te forever se mi allontano, ma ci sto lavorando, giuro!)
responsive
esiste un modo particolare di concepire una pagina web.
ed è il mio modo preferito.
utilizzando determinati accorgimenti nel linguaggio di programmazione con cui la pagina è scritta e del resto come per tutte le cose, utlizzando i giusti strumenti, puoi far in modo che la pagina che stai creando si adatti a qualsiasi device si utilizzi per visulizzarne il contenuto.
banalmente (che è una parola orribile ma che è diventata quasi un gergo tecnico per generalizzare su tutte quelle cose che sono semplici e che non comportano troppa fatica) se il sito è responsive vedrai la stessa cosa su tutti i diversi dispositivi che possiedi.
il punto emozionante della questione è che le immagini caricate in questa pagina di definiscono flessibili e questo per evitere che cambiando formato della pagina si mischino in maniera disordinata.
perchè loro essendo flessibili si adattano.
la cosa sorprendente invece è che quasi nessuno di quelli che guardano sta pagina si accorgono che è speciale e che riesce ad addattarsi.
per loro è normale mentre tu sai che c'è molto lavoro dietro.
gli altri guardano il risultato mentre solo tu conosci l'impegno e quasi la fatica.
e sarebbe bellissimo essere così adattabili.
saper sopravvivere a diverse situazioni.
prendere il meglio da ogni situazione e saperci stare dentro.
alla fine saresti sempre tu ma reattivo al cambiamento.
è come l'idea di riuscire a dare il massimo in qualsiasi occasione.
come un dono. una qualità aggiuntiva.
dico questo forse perchè vorrei io essere più flessibile di quello che sono.
penso che sarebbe decisamente più comodo piegarsi un pochino come una caramella gommosa piuttosto che andare in frantumi e dover rimettere insieme i pezzi.
sarebbe decisamente meno faticoso sapersi adattare "banalmente" anche a IE6 non potendo utilizzare Chrome.
sarebbe decisamente più produttivo non farsi prendere dal panico e affrontare le novità sapendo di avere la possibilità di farlo, di non fallire e di riempirsi di esperienza e consapevolezza di riuscire.
ancora non lo so se esistono delle regole anche per questo ma si è sempre in tempo per imparare.
o no?
sabato 27 aprile 2013
in another way from another point of view
penso sempre che ci sia una ragione per tutto.
Se decidi di fare una cosa oppure ne scegli un'altra, se vai in una direzione piuttosto che da un'altra parte hai sempre un motivo per cui decidi di agire in quel modo.
Non per forza una ragione intesa in ambito più generale, la ragione in senso assoluto. Ma qualcosa simile ad una forza che ti spinge a fare determinate cose.
Francamente penso sia qualcosa di terribilmente razionale e consapevole. E più aumenta la consapevolezza delle tue azioni più riesci a visualizzare quella ragione intrinseca che ti spinge a fare una cosa oppure a non farla.
Forse questo è un discorso facile per assecondare comportamenti sbagliati e per giustificare in un certo senso errori quasi imperdonabili.
Ma ho la percezione che anche quando si sbaglia non lo si fa quasi mai senza già pensare alle conseguenze.
Quando l'errore lo fai molto spesso lo sai che è sbagliato, c'è qualcosa dentro di te che si accende tipo segnale antifumo e ti avverte. Semplicemente in quel momento devi ignorare il segnale e proseguire. E hai una ragione per farlo.
Anche se questa ragione è valida solo per pochi secondi, per permetterti di sbagliare e di renderti conto, in quel momento devi sbagliare.
Perchè in quel momento, razionalità a parte, fai quello che pensi sia migliore per te.
Anche quando stai dicendo qualcosa a qualcuno e quelle cose che dici non le pensi ma senti il bisogno di dirle, anche se quella che hai davanti è la ragazza migliore che ti sia mai capitata, che ti fa star bene e ridere ed è una meraviglia, ma senti che ci devi rinunciare e non tornare più, anche se stai dicendo addio all'amore della tua vita e le lucine di natale sicuramente non ti aiutano ma sai che nonostante le parole più vere he tu abbia mai sentito in vita tua, con la morte nel cuore devi andare via perchè hai la certezza che ti deluderà di nuovo e tu proprio non puoi reggerlo, anche se andare a Parigi è decisamente qualcosa di affrettato devi partire perchè hai bisogno di credere che l'amore che hai appena perso possa essere trovato da un'altra parte, e devi crederci intensamente anche quando la prima cosa che vedi nel primo museo in cui vai sono dei calzini rossi spaiati che è esattamente come ti senti tu e tutta Parigi è semplicemente lì a ricordartelo. E così quando sorridi a qualcuno, quando inizi a crederci, quando risali su quella moto e il mare non ti è mai sembrato così bello, quando ti vogliono far assaggiare gli arrosticini e a te non va proprio perchè ti sembra di rituffarti in un intero mondo, quando rivedi delle vecchie foto e sai benissimo che non dovresti perchè è come buttare sale su una ferita, quelle cose le fai.
E tutto ciò non vuole essere una giustificazione. Ne' tanto meno una liberatoria per le cose sbagliate.
O peggio una scusa rilevante per chiedere spiegazioni.
Più che altro è un allert, quasi un post-it che possa ricordare che le persone (e che in mezzo alle persone ci stai anche tu) si comportano in un determinato modo e prendono delle decisioni perchè si ha sempre un punto dove andare e una ragione per arrivarci.
E delle volte devi cambiare la compagnia per il viaggio.
Quello che può aiutare però, è cambiare prospettiva. Modificare il punto di vista.
E dirigersi verso uno migliore.
Giusto per rendersi conto che quello che hai appena fatto è una gran cazzata e che non avresti dovuto ma che ti è servito a capire.
E adesso sei già sulla strada giusta.
E anche quando la sensazione del bisogno è fortissima si può essere sempre e comunque forti e intelligenti.
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