ci sono solo io... che altro ti aspettavi? (it is just me... what else are searching for?)
sabato 30 marzo 2013
non mi dimenticare mai
"quello non fa per me"
penso sia la limitazione più grande dell'essere umano, una negazione a priori. come le persone che non assaggiano cibi nuovi per partito preso. E' stupido, magari è un piatto buonissimo e in quello che non faceva per te ci stai dentro benissimo.
eppure noi abbiamo dei limiti per definizione.
la grandezza sta nell'andare oltre, nel riuscire a scoprire cosa ci piace davvero al di la di finti presupposti.
il mio di presupposto era quello di non avere tempo per le cose futili. o meglio, per le cose che consideravo futili.
non che la mia vita fosse noiosa ma di certo era molto focalizzata su l'obiettivo di diventare una professionista, una donna autonoma e responsabile, con un bel lavoro ma non fine a se stesso, come se dovesse essere qualcosa che potesse in qualche modo migliorare me, la mia terra (che ancora non ho capito quale sia quindi direi di considerare tutto il territorio nazionale) e la vita delle persone che mi stanno intorno.
e per fare ciò ho sempre pensato che bastasse impegno, partecipazione e molta intelligenza.
e dato che le mie forze erano concentrate su questo percorso e dato che mi riusciva bene, pensavo che di non essere capace in nient'altro.
come se tutto il resto fosse solo un contorno a cui non presatare troppa attenzione.
e poi invece no. mi si è presentata davanti l'occasione. quel piatto esotico che non pensavi di assaggiare ma che ti è piaciuto da morire.
ed è stato lento. e piano piano che avanzava io non mi sentivo distratta dalla mia strada ma come affascinata da qualcosaltro e ancora più forte.
e più mi facevo prendere e più mi sentivo invincibile su qualsiasi fronte. perchè senza troppe parole, senza gesti troppo plateali (che fondamentalmente ho imparato essere spesso privi di fondamento) e senza romanticismo ostentato tu eri lì.
ed era profondo.
talmente profondo da cambiare il verso dello scorrere del sangue, da far diventare i miei occhi come cascate di luce.
è una sensazione che ti scalda il cuore più di qualunque tipo di successo personale.
e io ho imparato a provarlo, con te.
il mio gigante quasi buono.
e anche il dolore è stato parte del gioco.
non avevo mai sofferto per amore forse perchè non avevo mai amato.
e ho imparato che ciò che ti fa star male e la mancanza non fanno altro che scaldare di più tutto quello che provi.
fino ad un altro limite, che io proprio non potevo accettare.
ma fino a lì ci sono arrivata. non avevi un cavallo bianco ma una moto bellissima e mi ci hai portato dentro.
dentro al mio più grande limite, essere consapevole di sapere amare.
senza pensare di aver bisogno di qualcosaltro, di voler essere in un altro posto e più in generale altrove.
ero lì, e finchè c'ero, anche se per solo per poco tempo, in città a caso che non sentivo più mie e durante interminabili estate, tutto era al suo posto.
a tutta velocità fino a limite successivo.
irremovibile. bloccante.
eppure io avanti ci dovevo andare.
il mio obiettivo c'era sempre anche se la sensazione era quella che mi mancasse una gamba o un braccio. forse il tuo di braccio sul quale dormivo da dio.
e anche se hai imparato che puoi innamorarti, che sai come si fa e che non è una debolezza ma solo voglia di condividere la vita, tutto questo non è una cosa facilmente replicabile.
vorresti sentire il cuore scaldato allo stesso modo ma non è possibile.
ci speri, ci credi o credi profondamente alle cose che ti vengo dette, pensi che se è così semplice dire determinate cosa allora sono vere il mio cuore può essere scaldato semplicemente di nuovo.
ma non è così.
non è mai semplice. o meglio, certo è semplice condividere e a scambiarsi l'anima, ma non è di certo semplificato il percorso per arrivarci.
ma ho capito che sono capace.
bisogna volere la stessa cosa, bisogna che questa cosa sia importante, la più importante, è necessario essere nello stesso momento e con lo stesso bisogno. ci vuole impegno e dedizione e tanto coraggio.
e dopo che sei andato oltre il limite e senti di essere nel posto giusto, indietro proprio non ci vuoi tornare perchè è troppo bello.
venerdì 29 marzo 2013
bug fixing
Quando cerco di spiegare a mia mamma il mio lavoro da un po' di tempo a questa parte, riesco solo a dire che lavoro con il computer e faccio in modo che la gente, guardando il proprio di computer possa essere felice.
E se stai per mettere in piedi una pagina su un sito internet la felicità ogni tanto sembra irraggiungibile.
Devi mettere insieme la testa di un creativo e la testa di uno sviluppatore e di un web designer che devono mettersi d'accordo e mettere le loro tete insieme a quella di chi paga la pagina per cui stai lavorando.
Devi fare in modo che le idee del creativo non siano delle cagate irrealizzabili, senza farglielo chiaramente notare, devi assicurarti che lo sviluppatore non si senta il Dante del codice ma che assecondi il più possibile le richieste di tutti.
E se queste richieste cambiano nessuno deve farsi prendere dal panico, bisogna essere consapevoli che qualcuno pagerà e speri di non essere tu a farlo e a fine giornata devi uscire con il sorriso sapendo di avere coordinato al meglio tutte queste teste.
Quando poi tutti pensano di aver finito il proprio lavoro è qui che viene il bello.
Perchè ognuno ha fatto un pezzettino ma tutto deve quadrare e rendere felice qualcunaltro.
E allora si testa il lavoro di tutti.
Io divento un mago e metto insieme tutti i pezzi.
Cucio insieme tutti i piccoli passettini che ognuno ha fatto verso l'altro per costruire qualcosa.
E tutti insieme si cerca di aggistare ciò che non va, lo si corregge, come se fosse l'ultimo sforzo.
E ogni volta che lo faccio mi sembra una metafora delle relazioni.
Ci sono due che lavorano per far funzionare qualcosa.
Ognuno deve fare questi benedetti passettini per andare verso l'altro. Ma senza snaturarsi.
Ognuno lo fa a suo modo e meglio che può.
E anche se si parla praticamente lingue diverse, se si viene fondamentalmente da mondi diversi, si cerca di mettere insieme le forze e andare verso la magia di una cosa comune.
E' un lavoro, è un'impegno anche perchè non c'è realmente qualcuno che ti paga per fare tutto questo sforzo.
Lo fai perchè della magia e quella felicità non ne puoi più fare a meno. Lo fai perchè ti serve l'altro, esattamente quell'altro, per rendere tutto più bello.
E come nelle relazioni puoi scegliere.
Se conseguire l'obiettivo o dargliela su.
E' semplice, se non va bene non si va online.
E sai che ti dico, mo' io lo spengo proprio sto pc.
giovedì 28 marzo 2013
A me sembra che starei sempre bene là dove non sono
Io non lo so che cosa sia realmente questo bisogno.
Penso sia difficile, sopratutto adesso, visualizzare quello che mi serve.
Sono emozioni troppo complicate, diverse ma conosciute.
Penso che il bisogno sia un insieme di cose, persone, situazioni.
E riguarda sempre lo star bene, il sentirsi adeguati.
E non lo so se questo mio bisogno può essere uguale alla mancanza di qualcosa che pensavo di aver trovato.
Perchè se questo qualcosa poi ti delude profondamente è come se il bisogno si ampliasse.
Devi allontanare il fallimento. E richiede sforzo.
E riempire il vuoto di una decisione egoista richiede energia.
E' lo stare come prima ma sapendo che è successo e che hai provato qualcosa di nuovo, che ti è piaciuto e che è diventato un altro bisogno.
Ma la mancanza di qualcosa non la puoi ricercare in qualcosaltro.
Perchè infondo sai benissimo cosa stai cercando e fare o cercare i supplenti è da sfigati e non ti renderà mai felice come trovare il giocatore di ruolo.
E conoscendo la posta in gioco, non mi spaventa il continuare a cercare.
Francamente, non mi piace fallire.
Non ho giustificazioni per il mio modo errato di provare i sentimenti
"bene"
"allora ciao"
"è stato un bel appuntamento"
"ma non era un appuntamento!"
"come no? cena cinema e birra post cinema per parlare del film, eccerto che è un appuntamento"
"mhmm... no, non lo è stato"
"per me un signor appuntamento comunque"
"maddai, non era un appuntamento, me ne sarei accorta se lo fosse stato"
"e che elementi hai per dire che non lo era?"
"mhmm... non ho lavato i capelli"
"non hanno niente che non vanno i capelli...."
"non sono puliti, cioè si sono puliti ma li ho lavati ieri"
"e tu ti lavi i capelli tutti i giorni?"
"no, ma se fosse stato un appuntamento gli avrei lavati oggi... oggi è diverso da ieri"
"in effetti si, cambia tutto"
"guarda che è come il prosciutto che resta in frigo..."
"come scusa?"
"massì, il prosciutto del giorno prima, è sempre prosciutto ma un po' tipo ossidato. Lo mangi lo stesso ma te ne accorgi che non è stato tagliato da poco"
"dici sempre questo genere di cagate quando sei a disagio vero?"
"forse sì, ma non sono a disagio adesso, giuro"
"ok"
"ok"
"bene"
"allora ciao"
martedì 26 marzo 2013
io voglio tutto
Ci sono ogni tanto le giornate come queste.Come se tutto fosse chiaro.
Di una luce diffusa e limpida, come se tutto tornasse al proprio posto immediatamente.
E non capitano spesso le giornate così.
Le devi assaporare.
Cioè, a me mi ci vuole del tempo ogni tanto.
Perchè spesso le cose sono confuse e così sono confuse anche le mie emozioni.
E non è indecisione, è proprio non capire come gestire le cose che succedono fuori e che mi succedono dentro.
Come essere in una centrifuga senza ricordami perchè ci sono dentro nè tanto meno come uscirne.
E restare aggrappati per non sballonzolare troppo non serve, devi staccarti e prendere la tangente.
Se lo fai il chiaro arriva ed è semplice.
E a volte è necessario solo mandare un messaggio sincero che spiega che c'ero e che avevo scelto di esserci per un motivo, profondamente e troppo in fretta forse ma che è stato bellissimo esserci.
Così come era bello il sorriso ebete in faccia, l'essere felici e capirne perfettamente anche il perché. Sentirne il bisogno.
E' come se avessi avuto in mano un qualcosa di raro e molto prezioso che quasi veneri e di cui ti prendi cura e più ce l'hai in mano più acquista valore e più sei contento di averlo con te più cresce. Ma poi lasci cadere tutto distrattamente perchè è diventato troppo pesante e tu sei diretto verso qualcosaltro.
E se l'hai lasciato cadere forse era troppo pesante.
Mentre io avrei continuato a prendere l'impegno e la cura di questa cosa, avrei aspettato giusto il tempo per farla diventare come una mongolfiera abbastanza forte da portarci ovunque, anche lì, purchè insieme.
E nonostante tutto questo, è stato bello rendersi conto che non aveva più senso continuare a restare.
Mi manca solo la possibilità di poterti risorridere dal vivo, in una piazza, nella mia macchina o sulla spiaggia e dirti ciao, metterti la mano tra i capelli e sussurati "La tua ragazza è adorabile, Hubbell".
Solo per farti capire che non è rancore o essere arrabbiati o non capire, ma solo aver avuto bisogno di più tempo per abbandonare la nave...(e qui mi verrebbe da dirti "salga a bordo, cazzo" perchè proprio non ci riesco a essere triste e a non fare dello spirito)
Restare aggrappati non serve. Penso sia una forma di paura.
La stessa paura che provi nell'entrare in quella sala con le sedie rosse, con le persone che ormai sono familiari ma non troppo e che ti guardano e aspettano delle frasi da te. Un discorso, una presentazione, che contiene tutto quello che sei.
I tuoi sforzi, i sacrifici, la passione, le speranze e il lavoro duro.
E tutto ti viene fuori così, come se fossi nata per fare questo, come se conoscessi tutte le regole e se ti riuscisse benissimo.
Come una scatolone di muffin o la cheescake, buonissimi e con decisamente un tocco personale che rende tutto imperfetto rispetto ad un modello ma decisamente unico.
E senti dietro di te come un applauso. Come in quelle puntate di AllyMcBeal in cui lei immagina cose che non ci sono. O come la fine di BigFish in cui tutti stanno lì a guardare il protagonista che diventa pesce essendo tutti tutti contenti per lui restando estasiati dalla grandezza.
E anche se ormai non sono aggrappata più a niente, mi sento sempre dentro quella centrifuga, rallentata ma sempre in movimento.
Quello che riesco a fare però è visualizzare esattamente ogni singolo pezzo che gira e restare immobile ma giusto il tempo per sorridere. Essere contenta e sorridere. Di quel sorriso immenso che scalda il cuore. Perchè sono bellissima quando sorrido.
Peccato che non tu non abbia voglia di continuare a vederlo.
lunedì 25 marzo 2013
era perfetta
La libertà è un concetto sottovalutato.
E invece è importante.
E' forse la cosa più importante.
Mi riferisco ad una particolare libertà emotiva che ti permette di vivere i sentimenti più profondi. Non c'è un termine diverso per definirla. E' sempre libertà.
E' quella condizione che ti permette di provare emozioni vive e sane e totalizzanti. Sincere e da non poterne fare più a meno.
Senza paure o meglio senza quel particolare senso di paura che se sei rimasto bruciato in passato lo sarai anche adesso.
Perchè se è andata male magari hai imparato e questa volta ti sembra di sapere cosa devi fare. Come il fermarsi per tempo.
Ma è sempre tutto diverso.
Sono diverse le persone, i luoghi, i profumi e il tempo in cui certe le cose le vivi.
Se sei libero di provare, sei libero anche di crederci.
Anche se crederci profondamente è la cosa peggiore che ti possa capitare.
E se sei libero e se confidi in questa emozione e ti fidi di te e di lei non c'è niente che ti possa fermare.
Se riesci ad andare oltre la tua testa, oltre una certa razionalità che ti limita e non ti permette di buttarti nel fuoco, se come un ariete vai avanti nonostante tutte le difficoltà che ci sono intorno, le persone, i pensieri, i consigli non richiesti o la mancanza di risorse, non puoi fallire. E sarà bellissimo.
Non ti ferma davvero niente: che siano paura o chilometri.
Niente.
Perchè se pensi di non poter più respirare, se pensi che può succedere anche la cosa più bella del mondo, priprio quella che aspettavi, ma se non ti sono vicino, se non la condividi è come se non fosse successa e quindi non si può essere felici del tutto, se pensi che una cosa così non la incontri più, se fai uso spropositato della parola meraviglioso tanto da pensare di aver smesso di cercare, allora non puoi fare altro che restare.
Ma se questa libertà viene meno, se ti fai prendere dal panico, se sei vinto e se smetti di esserci, allora tutte le emozioni non sono niente. O meglio, non sono più niente.
Tutto quello che provi e hai provato non è niente. Molto bello da dire, molto bello da ascoltare ma fondamentalmente vuoto.
E allora hai fatto bene a smettere di restarci dentro.
Perchè il niente non serve a nessuno.
Non lo so se questa libertà esiste sul serio.
Quello che conosco è che c'è qualcuno che è sempre lì, che la mattina quando mi sveglio e la notte quando non dormo mi ricorda che l'amore è un'altra cosa e che l'essere liberi di provare amore è quello la vera mervaglia.
Che sia ridicolo, sconveniente, che consuma, del tipo non posso vivere senza di te, amore. Che se fosse lebbra gliela leccherei via.
E ti ringrazio per avermelo insegnato.
Forse ero libera di non restare indifferente:
E la risposta che non c'è stata è che si, forse ero bella. Ma evidentemente non poi così tanto...
domenica 24 marzo 2013
perduto amor
Come stai?
E' la domanda più difficile del mondo.
E solitamente c'è sempre qualcuno che, almeno una volta al giorno, te lo chiede. C'è il come stai dal collega di lavoro, quel come stai da un amico che non senti da un po', il come stai dei parenti etc...
E poi c'è la tua di domanda. Che non viene accolta come un'alternativa più confidenziale ad un semplice saluto ma come un profondo e ancora una volta volontario scambio di anime.
Non quella cosa a cui devi per forza rispondere che va tutto bene ringraziando pure per averti fatto dire una bugia.
Ma una condivisione, l'ennesima, di momenti, stati d'animo, angosce ed emozioni che solo che ti guarda dentro davvero può capire.
E io proprio non riesco a dimenticare come ci guardavamo.
Come mi guardavi tu facendomi sentire importante e rara e la fortuna di essere vicini trasudava direttamente dagli occhi. E come ti guardavo io, ricordandoti ogni volta che sei al sicuro e compreso e che più che passa il tempo più stai diventando la mia persona.
E tu non vedi l'ora di rispondere.
Di raccontare tutto . Dalla gioia più profonda alla paura più intensa perchè sai, o meglio hai la speranza, di ricevere in cambio quella comprensione sottile e incondizionata di cui hai tremendamente, e ancora, bisogno.
E' di un'intensità tale che è difficile da spiegare a parole.
E' qualcosa che resta anche se tutto quello che c'è attorno non è altro che una porta che si sta chiudendo.
E' lontananza. Mancanza. Bisogno.
Ci resti attaccato perchè non sei capace di fare altro.
E' intonaco bagnato e gonfio che si sta staccando via.
Ma che sta già scoprendo qualcosaltro. Ed è sempre una scoperta.
Una bella scoperta.
sabato 23 marzo 2013
la (scelta) migliore
E' difficile scegliere.
Non perchè sia difficile la scelta in sè ma perchè sono difficili le consequesenze.
Ogni cosa che fai ha una consequenza.
Il vero problema è riuscire a sopportarla. Valutare cosa sia più conveniente, quasi più sano.
Sarebbe facile fare sempre ciò che è giusto. Sempre se si abbia chiaro cosa fosse davvero giusto e soprattutto per chi.
Si può essere egoisti o pensare al bene comune, al bene di chi ci stà a cuore più di quanto forse ci stiamo a cuore noi stessi, perchè capita a volte di autometterci al secondo posto.
Si può far scegliere a qualcunaltro e accettare il consiglio perchè anche se fa male, se non te ne assumi la piena responsabilità forse fa male un po' di meno.
E accettiamo le scelte altrui senza cercare di far cambiare idea a nessuno forse perchè la delusione di una presa di posizione non condivisa non ne vale lo sforzo.
Scegliamo.
E scegiamo la cosa che in quel momento ci sembra la migliore.
Qualcosa di cui in quel preciso momento non puoi fare a meno.
Una scelta che anche se sulla carta non è la migliore sarà il mezzo per portarti ad una condizione che sarà decisamente migliore.
O almeno mentre scegli speri che sia così.
Scegliamo.
E ci assumiamo la responsabilità della scelta, che sia una nuova felicità raggiunta, una nuova forma di dolore o un gran fallimento.
Si sceglie quasi sempre.
Per rabbia, perchè si è stanchi, per amore o per il finto amore.
Ma si sceglie per imparare.
E soprattutto per ammettere di aver sbagliato.
giovedì 21 marzo 2013
I will be there for you
Appena qualcosa inizia dovresti pensare che sia per sempre, che sei lì per un motivo e che quel motivo è bellissimo.
Non proprio grande come una ragione per cui vivere ma comunque un bel motivo.
Che stai iniziando un percorso e che sarà speciale e che ti apparterrà in qualche modo.
In un modo particolare che non poi prevedere ma che ti resterà addosso.
Perchè sai che avrai successo. Lo senti. Te ne convinci e più te ne convinci più senti di poter riuscire nell'impresa.
Nel momento in cui ci sei dentro sei invincibile.
Il bello dello scorrere del tempo è che ti permette di cambiare punto vista.
Il punto di vista è importante.
Perchè quando ci sei troppo dentro non riesci a vedere tutto e solo quando ne sei un po' fuori capisci sul serio quello che avevi attorno e perchè eri cosi felice di esserci e che adesso va meglio anche se manca qualcosa.
E' un po' come guardare le vecchie fotografie.
Lì c'è solo la purezza del momento.
Nessuna paura, nessun pensiero, nessun dovevo, potevo, volevo.
C'è la bellezza.
E puntualmente ti rendi conto di quanto sia stato eccezionale quel momento. Non per forza bello e indimenticabile. Ma tuo. E vissuto.
E pensi che anche se in quel posto non ci tornerai e chissà se quel sorriso verrà mai replicato, anche se non sai se avrai ancora modo di festeggiare qualcuno così forte o di essere così contento per qualcosa a cui hai contribuito, di una cosa puoi essere certo: sei stato fortunato ad esserci.
Ed è quel momento ad essere davvero lì per te per sempre.
Basta solo ricordarselo ogni tanto.
mercoledì 20 marzo 2013
martedì 19 marzo 2013
capire battiato
Le persone ogni tanto ci provano ad essere chiare e vere.
E se tu hai imparato a conoscerle profondamente le capisci.
Comprendi altrettanto profondamente cosa hanno dentro e sei quasi grato per tutta quella sincerità compressa in poche frasi.
E come non è tanto facile ascoltare e capire così non deve essere nemmeno facile far uscire fuori tutte quelle parole e far esplodere tutta quella sincerità.
E solitamente questo è un comportamento lodevole.
Ho una certa predisposizione all'apprezzamento dell'impegno.
Ma dopo che ho ascoltato ho bisogno di tempo per fare mie quelle parole. Soprattutto se sono tanto tanto diverse dalle mie.
Se c'è da comprendere qualcosa il mio cervello apprende abbastanza velocemente ma è tutto il resto che ci mette un po' di tempo.
Il cervello lo avverte il cambiamento perché di per sé tutte le parole dette aggiungono o tolgono qualcosa allo stato attuale delle cose.
Ma tutto quello che c'è attorno, le mie mani, i miei occhi e il mio cuore fanno molta più fatica.
Perché se quello che ascolti non ti piace è difficile da assimilare.
Allora prendi del tempo.
E poi d'un tratto capisci tutto tutto tutto.
Come quando all'inizio ascolti Battiato e ti sembra una cosa lontanissima da tutto il resto della musica.
Poi ne comprendi il senso e sei contento di averla ascoltata quella musica particolare. Diventa parte di te.
E il tuo cervello e tutto quello che c'è attorno fanno la pace e perché no incominciano a ballare.
Perché le soluzioni ci sono sempre. Le parole hanno un fine. E se vengono dette hanno un loro personalissimo e profondissimo significato.
Devi solo farlo tuo. E poi continuare a rifletterci, per un po'.
E poi puoi mettere in fila tutto.
E Battiato ti sembra un grandissimo genio: Eri con me
E anche Dente: Se noi fossimo dei petali io sarei dopo di te: quando sono "m'ama" io sei "non m'ama" tu quando sono "non m'ama" io sei "m'ama" tu. Io sono il lungo inverno e tu la bella estate siamo rette parallele.
lunedì 18 marzo 2013
pagina 63 del vocabolario
Quando ero piccola mio padre non lo vedevo molto spesso.
Perchè faceva il lavoro più fico del mondo, almeno secondo me.
Ma a casa non c'era.
Lavorava in teatro, un mondo fatto di gente con la faccia dipinta, da donne con vaporosi vestiti pieni di pizzi, fiocchi e paillet e da una sarta piccola e cicciottela che mi regalava pomposi gioielli di plastica che avevano il potere di trasformarmi all'istante nella principessa più fortunata del mondo.
E a me, bimbetta non troppo alta, tutta quella confusione di gente particolare, lo sfruscio dei vestiti e le faccie strane, mi sembrava il paradiso.
Una cozzaglia di magia che funzionava grazie al mio papà.
Quella magia esisteva ma mio padre mancava.
Era come un prezzo da pagare.
E quel prezzo, quel mio intimo compromesso, io lo vedevo.
Quando c'andavo anche io a teatro, col bel vestito e le scarpette di vernice e una macchina fotografica usa e getta nella borsetta mi sedevo e aspettavo.
E poi il momento esatto arrivava: quei sacri 5 min in cui l'orchestra accorda gli strumenti.
E da ascoltare è quasi come il suono di una zanzarina, sembra quasi fastidioso.
E proprio non riuscivo a credere perchè le altre persone non rimanessero in silenzio, lì ad aspettare con me.
Per me, quell'attesa era importante.
Come potevano non rispettare quella preparazione.
Quello era il momento esatto, piccolissimo, in cui io sapevo che mio padre aveva fatto in modo che tutto fosse perfetto.
Non c'era con me, ma la magia stava per accadere.
E io in quel momento realizzavo che non c'era ma per qualcosa di più grande e io potevo sentirlo e vederlo.
Io capivo.
E questo piccolissimo momento me lo porto dietro, sempre.
Quando aspetto che tutto sia pronto, minuziosamente controllo che ogni particolare sia al suo posto per poter creare una magia.
Mi impegno per fare in modo che succeda.
Non come la magia di papà. Ma una mia, personalissima.
Qualcosa che sento di essere capace di fare.
Qualcosa che anche se è dolorosa, se comporta sforzo, rinuncia e duro lavoro, se non ci dormi la notte e ti stanca, alla fine però riesce.
Perchè lo sai che alla fine arriva l'applauso.
Puoi uscire piano dal sipario e renderti conto che ce l'hai fatta. Che la magia è riuscita.
E puoi riempirti di quel fragoroso battere le mani tutte lì a riconoscere la tua fatica.
E anche se è stata dura e se hai dovuto aspettare, non è stato bellissimo?
Non ho bisogno che sia facile, ho bisogno che ne valga la pena
domenica 17 marzo 2013
un percorso in bici, tu pedali e io sto in equilibrio sul manubrio
Sembra tutto una caccia al tesoro. Cerchi, insisti, trovi o lasci correre e cerchi altrove.
Se poi trovi qualcosa di speciale, basta organizzarti e andarla a prendere.
Non è detto che tutto ti arrivi già bello e pre-confezionato a casa.
Senza qualche difficoltà o qualche dettaglio da superare.
E' vero, le difficoltà esistono ed esiste sempre un modo per uscirne.
Sempre.
E questo modo lo decidi tu. Puoi scegliere la strada semplice, che la maggior parte delle volte coincide con l'arrendersi e andare avanti come se niente fosse esistito.
Oppure quella difficoltà la prendi a calci e vinci.
E leccarsi le ferite sarà una gioia.
Qualsiasi strada tu possa scegliere le cose speciali restano.
E sono il prezzo.
Vuoi viverle o solo ricordarti che c'erano?
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