sabato 1 dicembre 2012

prima che ti conoscessi, proprio mentre ti conosco, dopo che ti ho conosciuta



Le cose succedono. Succede che incontri qualcuno, che qualcun'altro non lo vedi più, che altri ancora facciano proprio il possibile per farti sperare di non incontrarli di nuovo. 

Sembra una cose semplice. Le cose ti succedono e basta. Anche se pensi di aver bisogno di più tempo, se davvero eri convinta che una cosa del genere non sarebbe più capitata, se sei un po' spaventata e un po' no perchè ti piace. Le cose succedono. 

La bravura di vivere una vita felice sta nella gestione di quello che ti capita. E gestione in questo caso non è esattamente il termine corretto ma rende bene l'idea. Non lo riuscivi neanche a immaginare e adesso è lì.
Che fai, non vai? Non ci pensi neanche un po' a metterti in gioco, a scoprirti un pochino e a far vedere quello che hai?

Puoi fare mille piani, di quelli dettagliatissimi che puoi usare come risposta hai colloqui alla domanda: come ti vedi tra cinque anni? E puoi sfoderare la risposta perfetta, una pianificazione davvero lungimirante, ma poi succede. 

E non vedi l'ora che succeda di nuovo. 

E hai paura di sbagliare di nuovo, di cadere di nuovo, di fidarti di nuovo, di mostrarti di nuovo. 
Ma se è accaduto magari c'è un motivo. E non è essere fatilisti perchè non lo sono mai stata. 
Ma adesso hai davanti questa situazione. Come quando giochi a SuperMario e arrivi in un mondo dove non sei ancora stato ma che ti ricorda qualcosa e in qualche modo ti sembra familiare.
E allora ti impegni. Almeno ci provi a vedere che succede adesso che è successo. 
 
Perchè se è così semplice, come se fosse successo da sempre, se stai bene, se è una cosa inaspettata ma non verresti stare in nessun altro posto allora non può essere così male. 
Provi a gestire il cambiamento.

E' che vorrei sempre essere preparata a tutto. Ci sono situazioni in cui so benissimo quello che devo fare e anche come lo devo fare. Se sbaglio o  meglio, se mi dimentico delle cose, riesco sempre a trovare il modo di ritornare in carreggiata velocemente, penso sia il mio talento. Altre invece in cui proprio non so come si fa. Ma posso sempre provarci. Non si possono avere sempre spoiler. E forse è anche giusto così altrimenti si starebbe sempre ad aspettare che arrivi quella persona, quella situazione o quella cosa che ti porta da un'altra parte. 

Dal lato mio posso solo lasciarmi trasportare e vedere se riesco a camminare e sorridere quasi contemporaneamente anche adesso.

E' successo. E non mi è sembrato affatto male. E per adesso ho tutto l'intenzione di stare a guardare...





martedì 20 novembre 2012

I was looking for a job, and then I found a job



Una volta, uno di quegli amici speciali che conosco da quando ero un bambina, che sanno tutto di me e che mi conoscono profondamente mi ha detto una cosa: "noi siamo il tempo che abbiamo". Davanti ad una birra, in un posto che di giorno è il mercato del pesce e di sera si trasfonrma in una massa inconsistente di gente immersa in un contesto di familiarità e terrore, colori e suoni che fanno parte del mio passato e che non andranno mai da nessuna parte, come il mare che le circonda, mi è sembrata poca cosa.
E invece no. 

Io sono il tempo che ho. E soprattutto sono come decido di spenderlo questo tempo. 

E' per quello che scegli una determinata facoltà piuttosto che un'altra, una persona piuttosto che un'altra. 

Perchè quella facoltà e quella persona ti toglieranno del tempo che diventerà prezioso e ti resterà addosso nel bene e nel male. E tu diventerai quel tempo che hai trascorso, quei ricordi e quei mille e mille progetti futuri. 

E anche se alla fine ti lamenti sempre perchè la facoltà è una merda e non hai praticamente conosciuto nessuno se non meno persone che le dita di una mano, non ti sei mai divertito come si divertono quelli che fanno scienze politiche (anche se alla fine a scienze politiche ci sei andato un sacco di volte) perchè hai dovuto studiare e ti sei dovuto impegnare rinunciando ad un mare di cose, adesso sei felice sia delle persone che hai conosciuto e che sono rimaste nella tua strada sia per quello che hai imparato che ti ha portato a fare il lavoro che fai. Al punto in cui sei in questo momento.
E ti devi impegnare tanto, perchè sai quello che devi fare e come lo devi fare e sta solo a te scegliere quanto donarti. Quanto tempo dedicare alle cose che hai davanti.  
Non siamo un lavoro, certo, facciamo un lavoro vero. 
Ma quel lavoro è il nostro tempo e ci mettiamo tutto ciò che siamo dentro. 


E' come per le persone. Puoi sempre scegliere. Scegli a chi dedicare tempo e a chi prestare quell'attenzione che ti cambia profondamente, che ti permette di scambiare talmente tanto che è difficile tornare indenni al punto di partenza. Con chi passare le tue serate e chi non invitare più. Ti torna indietro tempo per permetterti di dicare altro tempo.
E se ne vale la pena può essere il miglior tempo della tua vita. 

E qualunque lavoro sia, qualunque persona posso aver scelto non posso sapere se è giusta o sbagliata. Se mi sto imbarcando in qualcosa più grande di me e per cui forse sono stata troppo ambiziosa o semplicemente non ci sono portata. Non sono nemmeno in grado di stabilire razionalmente se davvero è così bello ridere come sembra, se effettivamente il tempo si ferma e tre ore sembrano non più di dieci minuti.  
Se dire buongiorno con un sorriso in realtà significa prendiamola a calci questa nuova sfida di giornata o se dirsi buona notte in realtà vorrebbe dire solo continua a respirarmi addosso.

Quello che so, con grandissima certezza è che questo è il mio tempo e non vorrei essere in nessun altro posto.
Quello che posso fare, fortissimo, è sperare solo di passare del tempo meraviglioso.
 

domenica 11 novembre 2012

vieni a vedere perchè...






Sono stata ad un concerto. 
Niente Bob Dylan, niente Radiohead, niente nomi inglesi di tizi mai sentiti prima in vita mia ma a quanto pare molto bravi, niente cantanti italiani di nicchia ma assolutamente da non sottovalutare.

Prima del concerto ho mangiato una piadina, in realtà era un cassone (e forse le piadine erano due). La piadineria era un posto confortevole con un odore da pranzo della domenica. 
Ho rivisto il sacco di piade che ai tempi dell'università riportavi ogni volta da Rimini e che significava avere cibo per quasi tutta la settimana. 
Era il classico cibo per starsi vicino rivisitato però in una serata bolognese ma con la brezza di mare e quattro amiche non più universitarie ma fondamentalmente sempre uguali. 

Quel concerto non era di certo musica ricercata ma è stato come se fosse un grande applauso per tutto il tempo.
Un applauso perchè dalla prima volta che ho visto dal vivo lo stesso cantante sono passati tantissimi anni. 
E tutto quel battere le mani era come un riconoscimento per il "cavolo, hai fatto davvero tantissima strada dall'ultima volta". 
Un applauso perchè si "le tue parole fanno male", anzi hanno fatto male, tanstissimo male, troppo... e questo senso di passato non è mai stato così reale. Non brucia più. E' diverso. Sei lì da qualche parte ma non bruci più.
E finalmente quello che volevo non sei più tu, onnipresente fidanzatino del liceo. Però mi sono ricordata di quanto ci sono stata affezionata e non solo a te come persona ma a tutti quei momenti e alle prime di tante volte. Al senso del sorprendersi nel provare certe emozioni e nello stupore di non provarle più.
E' stato un battere le mani fortissimo all'amicizia quella vera, del sostegno e delle cazzare perchè non me ne frega niente se mi stai sfondando un timpano o se ti ho rovinato il video della canzone perchè sono stonata come una campana, l'importante è che siete lì e che non andrete da nessuna parte, mai.
E non lo so se effettivamente un concerto può contenere tutto questo, ma ci resta spazio anche per un piccolo applauso alle cose nuove, a quelle che verranno che voglio che arrivino presto e che però non hanno ancora una canzone. Un incoraggiamento alle conversazioni, al possibile star bene, alle risate e alla voglia. 

Anzi, sicuramente un concerto non può contenere tutto questo ma provate voi ad ascoltare due ore e passa canzoni tardoadolescenziali su quanto si è fortunati di essersi incontrati, su come hai cambiato la mia vita, di quanto sono felice, di te brutta zoccola che mi hai lasciato, su quanto ti ho amato ma scusami oppure si mi piaci da morire ma sono timido che ci vuoi fare sono fatto così, e sull'oddio mi sto innamorando di te ma in realtà non ne sicuro ma tranquilla sono convinto che questo sarà il mio prossimo orecchiabilissimo singolo!!!

domenica 4 novembre 2012

baci in cucina baci in sala baci in garage



Una passeggiata. E' una cosa semplice. Ti vesti, ti metti i calzettoni di lana ma usi il lucida labbra perchè per te compensa il fatto di aver messo i pantaloni dentro i calzettoni e poi esci. 
E' solo che appena esci è come se il cervello prendesse aria sul serio. E pensa ad un sacco di cose. 
Metti un piede davanti ad un altro e ti sembra di camminare in un mondo che non è proprio fatto di strada e portici e negozi e magari non è neanche esattemente nella tua città. 
Perchè forse vorresti essere da un'altra parte o con qualcunaltro. Perchè hai voglia di rimetterti in gioco e sorridere. E quel sorriso che hai mentre cammini lì sotto i portici lo vorresti condividere da morire.
Pensi a quanto ti piace il nuovo lavoro che fai, che ti appassiona e che ti sta spronando perfino a riprendere i libri in mano. 
Poi vai in libreria e compri davvero dei libri nuovi da leggere. E spiazzi il commesso perchè gli dici che vuoi un libro con una bella storia, profonda e divertente. E non capisci cosa ci sia di tanto strano in questa richiesta: tutto dovrebbe essere bello, profondo e divertente. 
E allora pensi al numero 361. E a quanto è brutto perchè è dispari e inizia con tre che ti è sempre stato antipatico fin dalle elementari. 
Compri le castagne e dai così il benvenuto al generale inverno. A tutti quei mesi da qui fino a Febbraio e a tutto il tempo grigio che ti terrà compagnia e inizi a pensare a cosa farci con questo inverno e ti viene semplicemente in mente che vorresti solo parlare, magari fino a notte fonda, tutta ricoperta da copertine di pile ikea, parlare e parlare e mangiare popcorn ma subito, ancora caldi, e pensi al freddo fuori e tu in un pub con davanti una birra e un sacco di risate.
Pensi che ci dovrebbe sempre (o spesso, perchè magari sempre è un po' troppo) essere qualcuno ad accarezzarti la testa prima di addormentarti e che queste carezze devono essere talmente perfette da far sentire per tutto il letto l'odore del tuo shampoo.
Pensi che vuoi condividere gli sguardi più dei pensieri. E che la gente perfetta non si dovrebbe mai allontanare da te.

Pensi che devi girare i tacchi e tornare a casa e in generale ti accorgi che non è poi così male quello che stai vivendo. E che in fondo, non vedi l'ora di ributtarci la testa dentro e di cercare di essere felice. E se un uomo si è lanciato da molto sopra al cielo, se è quasi nato tuo nipote, se hai attorno gente unica, se sperimenti e ti metti in gioco, se condividi... non potrà finire così male! 


giovedì 25 ottobre 2012

I always think you're cute, I think you're beautiful.


Io credo nelle favole.
Clichè.
Credo che si possa essere felici e che nessun palmipedone verrà mai a cancellarmi il sentiero da percorrere. 
Credo che il tappeto magico esista sul serio, magari è a forma di macchina che ti porta al cinema, ma sempre qualcosa di magico è. 
Credo che davvero ogni tanto il mondo si fermi per far uscire i miei pensieri, belli, chiari, con in sottofondo qualcosa a metà strada tra Barry White e la più classica colonna sonora da telefilm tardoadolescenziale americano. 
Credo che il romanticismo esista e che venga fuori così, senza pensarci troppo e credo che sia sconvolegente e mai banale.
Credo che tenere il broncio faccia effettivamente venire le rughe. 
Credo che ogni traguardo sia un punto di partenza, dopo tutto credo che se sono arrivata a correre fin qui potrei correre sempre un altro po'.
Credo di voler ancora sentire qualcosa che ti scoppia dentro come un vulcano. 
Incontrollabile, irrefrenabile e così travolgente da doversi sedere e pensare a come restare in piedi.
Credo nello star bene e nella sensazione di non voler essere in nessun altro posto.
Credo nei grandi gesti e nei piccoli segnali. 
Credo però che essere cupi e pure un po'  brontoloni ogni tanto faccia bene all'entropia generale dell'universo.
Credo nel buono delle persone, perchè questo buono c'è e penso di poterlo sempre vedere.
Credo che la vita sia meravigliosa. E credo che tu dovresti proprio far parte della mia.

I always think you're cute, I think you're beautiful.

domenica 21 ottobre 2012

I just can't get enough


Sono sempre stata abituata fin da bambina a viaggiare molto. 
Ti riempie il cuore. 
Ma quando hai quattro anni, stare più di 20 minuti in contemplazione davanti ad una statua o dentro ad una chiesa o in fila per raggiungere solo l'entrata del museo, proprio non riesci a capire lì che ci stai a fare. 
Non ne capisci il senso, ti sembra solo la vera essenza della noia. 

L'unica cosa però a cui riesci a pensare è che se ad una persona fantastica e illuminata come il tuo papà tutto ciò piace vuol dire che del buono c'è davvero e magari sei solo tu che non lo capisci. Poi quella persona meravigliosa, a cui tieni forte forte un solo dito della mano perchè tutta la mano è troppo grande per la tua piccolissima manina, ti fornisce direttamente la soluzione, ed è semplicissima: "puoi accendere una candela in tutte le chiese che visitiamo e più che fare una preghierina puoi chiedere direttamente qualcosa, come un desiderio".
E a me è sembrata pura magia.

Odio entrare nelle chiese. Ho uno spazio di autonomia molto ristretto prima di dover farmi strada fra i turisti per arrivare alla porta.
(A meno che comunque tu non sia in una chiesa con le persone migliori che potresti avere in torno per vistare una chiesa e che ti fanno accorgere che San Giovanni Battista in realtà è Tarzan Battista perchè ha un vestitino drappeggiato leopardato che è un amore, che la Madonna veste lo stesso blu YLS e che l'inferno è maschilista dato il numero di donne presenti ma stai a vedere quanto se la sono spassata queste da vive... ma questa è tutta un altra storia). 

Quello che mi fa stare in un chiesa è la possibilità, ancora oggi, di poter accendere una candelina perchè penso che il patto con mio padre sia ancora valido anche se non ho più quattro anni e sono in chiesa con le mie amiche.
E da quando ho smesso di chiedere Barbie nuove, orsetti o il villaggio Lego degli Oropacos (che poi ho anche avuto, e dio solo sa quanto ho scassato la minchia per quello) chiedo una cosa semplicissima: di essere felice e che tutto vada per il meglio. 

Mi sembra una cosa semplicissima. E anche fondamentale. E deve essere semplice altrimenti non è vera felicità. Voglio essere felice. Basta.

Sono sicura che non sia sufficiente sperare in una candelina ma è il continuare a ripeterelo che secondo me aiuta un bel po'. 
E allora voglio essere felice, e voglio tutto quello che questa ammissione comporta. Tutto quanto. 

E se poi hai intorno delle persone fantastiche come ce le ho io tutto sembra più raggiungibile anche se quella fottutissima candelina alla fine si dovesse spegnere..

giovedì 18 ottobre 2012

che te lo dico a fare


"Come si fa? Come glielo dici, a una donna cosi', quello che devi dirle?
Con le sue mani che avevi addosso e la sua pelle, non si puo' parlare di morte proprio a lei.
Come glielo dici a una ragazzina cosi', quello che lei sa già e che pure bisognerà che ascolti, quelle parole, una dopo l'altra, che può anche sapere ma deve ascoltare.
Prima o poi, qualcuno deve dirglielo

Come glielo dici, a una donna cosi', che era la tua donna, che tu vorresti salvarti, e ancora di piu' vorresti salvare lei con te, e non fare altro che salvarla, e salvarti, per tutta una vita, ma non si puo' perchè ognuno ha il suo viaggio da fare.


E tra le braccia di una donna si finisce facendo strade contorte, che neanche tanto capisci, e al momento buono non le puoi raccontare, non hai le parole per farlo.
Tra quei baci e sulla pelle le parole giuste hai un bel cercarle in quel che sei e in quel che hai sentito.
Non le trovi, hanno sempre una musica sbagliata.
E' la musica che gli manca tra quei baci e sulla pelle.
E' una questione di musica.

Come glielo dici, a un uomo cosi', che adesso sono io che voglio insegnargli una cosa e tra le carezze voglio fargli capire che il destino non é una catena ma un volo e se solo ancora avesse voglia davvero di vivere lo potrebbe fare, e se solo avesse voglia davvero di me potrebbe riavere mille notti come questa invece di quell'unica, orribile, a cui va incontro, solo perché lei lo aspetta, la notte orrenda, e da anni lo chiama.

Come glielo dici, a un uomo cosi', che ti sta perdendo?"


Baricco, Oceano Mare.

mercoledì 17 ottobre 2012

conosco il kung fu



Esistono poche cose rassicuranti nella vita. 
E sono veramente rare. 
E penso a qualcosa di rassicurante in senso generale, ampio e del tutto vitale. 
Come un paracadute.
Qualcosa che sai che sarà per sempre lì con te. 
Che c'è ora e ci sarà anche nel futuro, qualunque futuro.
E intendo qualcosa di realmente tangibile che è parte di te.
Come E.T che dice ad Elliot "io sarò sempre qui".
Come Casper che chiede a Kat "posso tenerti con me?".
Come Jenny che dice a Forrest "Avrei voluto essere lì con te!" e Forrest Gump risponde "Ma tu c'eri".

E queste cose sono speciali sul serio. 
E' tuo compito averne cura, tenerle con te nel senso più stretto e con tutto l'impegno che puoi. Fino a che non ti accorgi che tenerti stretto a quella cosa è come respirare, naturale e insostituibile. 
Qualcosa di irrinunciabile.

E poi qualcosa cade. 
Perdi tutto. E quella cosa rassicurante non c'è più. Come i palloncini che se ne volano chissadove.

E praticamente muori. 
Perchè non solo sei dispiaciuto di aver perso qualcosa. In fondo si è sempre dispiaciuti quando si perde. Che siano le chiavi di casa o una partita di poker.
Non sai proprio come fare. Sanguini ma senza che ti esca sangue.
Tipo? E adesso? 
Realmente non è morto nessuno ma non trovo più nessun appiglio, niente a cui aggrapparmi, nessun pensiero felice, niente complicità. 
Come faccio senza sapere tu cosa ne pensi di un qualsiasi fatto...
Come faccio a non essere più naturalmente e piacevolmente condizionata in qualsiasi modo dal tuo alone intorno.
Come faccio a rendermi conto che non me ne frega più niente di quello che dici.

E anche se ti dicono di andare a New York per un anno non ti sembra abbastanza distante o almeno tanto lontano da non pensare a tutte queste cose.

E allora l'unica cosa che puoi fare è renderti conto che davvero passerà. Come passa tutto. Lascerà un segno, profondissimo. Come le cicatrici della varicella che ti vengono se ti gratti e non dovresti.
E allora compri un paio di scarpe beige con lo sconto del venticinque percento, cerchi di lavarti gli occhi e chiami la tua boa. 
E ti rendi conto che un appiglio in confronto sembra poca cosa. Che per qualcuno brilli sempre, anche quando puzzi e ti addormenti con la bava alla bocca e vomiti anche l'anima e dici delle gran stronzate. Per questa boa tu letteralmente cagherai rose dal culo.
Questa boa la fai stare lì con te, tanto non hai troppo bisogno di parlare, ti fai prepare la colazione del secolo e vai a prenderti quello che ti sei guadagnato con anni di duro sacrificio tolto al cazzeggio. 
E cerchi di sorridere, perchè il tuo sorriso è stupendo.
E brilla e continua a brillare.

E ti fai una promessa, qualcosa di solenne, un patto di sangue con te stessa. Semplice: "mai, mai, mai più."

"Si cresce sentendo d'improvviso molta distanza da tutte le persone" (cit.)


lunedì 15 ottobre 2012

abbastanza vuol dire molto



"Stai sbagliando tutto. Non sei venuto qua per diventare un esperto di amore incondizionato, che e' da dove vieni e dove ritornerai.

Sei venuto qua per imparare amore personale. Amore universale. Amore incasinato. Amore sudato. Amore pazzo. Amore rotto. Amore totale. Infuso di divinita'. Vissuto attraverso l'eleganza di inciampare. Dimostrato attraverso la bellezza di ...incasinare. Spesso.


Non sei venuto qua per essere perfetto. Lo sei gia'. Sei venuto qua per essere meravigliosamente umano. Pieno di difetti e favoloso. Per poi resuscitare nel ricordo. Ma amore incondizionato? Smetti di raccontare questa storia. Amore, a dire il vero, non ha bisogno di nessun altro aggettivo.

Non richiede qualificativi. Non richiede la condizione di perfezione. Ti chiede solamente di presentarti. E di fare del tuo meglio. Ti chiede di essere presente e sentirti completo. Di brillare e volare e ridere e piangere e di farti male e guarire e di rimetterti in piedi e di giocare e lavorare e vivere e morire in qualita' di TE STESSO. E' abbastanza. E' molto." 

(cit.)

domenica 14 ottobre 2012

lesson number one


L'anarchia intesa come totale assenza di regole non mi è mai piaciuta. 
Mi piace che le cose siano regolate da un piano e che questo piano abbia delle regole ben precise. Potrei anche non rispettare niente alla fine e perfino cambiare idea, ma alla fine sarà solo per rifarmi ad un piano più interessante. 
I rapporti umani, le relazioni, funzionano allo stesso modo.
Esiste un piano e ci sono delle regole.
Sembra tutto estremamente complicato da codificare. Ma in realtà non lo è affatto.
Ed io ero una fan sfegatata del "ti vuoi mettere con me?" - "Si, no... forse".
I sentimenti però, le insicurezze e la voglia di una certa libertà a cui è difficile davvero rinunciare e mescolata a delle maledette percezioni, alterano le cose e rendono tutto davvero contorto.  Neanche la vocina fuori campo che ti dice "eddai cazzo, prendi in mano quel telefono!" serve a semplificare il tutto.
In tutto questo mare di "glielo dico non glielo dico", di "non so cosa pensare" e di "oddio, ma era un appuntamento?" o di tutte quelle cose che vorresti far sapere ma che pensi sia meglio tenere per te c'è una piccola semplice regola da seguire. 
Un mini piano che è indispensabile. 
Un dogma. Io non posso proprio chiamarti nè chiederti di uscire... ma posso impegnarmi e fare in modo che tu mi possa telefonare e mi possa chiedere di uscire. E ti assicuro che la mia risposta sarebbe positiva! Tipo "sisisisi" gridato davanti allo specchio con anche un gesto del braccio parecchio pronunciato ad intensificare il significato di quel "oh si non penso di aver già impegni per quella sera!". 
E' una cosa stupida, lo so! E richiede pure impegno e pazienza! Soprattutto se si pensa a come in realtà sia facile la comunicazione e a quanti strumenti posseggo per non parlare che esistono anche treni abbastanza veloci, autobus, macchine, e che il mio motorino è perfetto per portarti a prendere una birra. E questa regola sembra proprio qualcosa da ragazzine (per non usare la parola donnette) ma pare che sia una cosa fondamentale. 

In alternativa posso provare a fare un altro piano e prendere in mano quel cavolo di telefono. Solo perchè al momento sono convinta che mi divertirei ancora un sacco. Che c'è del gran potenziale e che si sta da dio. 

E proprio dovrei mandare a cagare tutte queste regole e venirti semplicemente incontro.

domenica 7 ottobre 2012

this must be the place






Non mi capita spesso di pensarlo. Ma forse esiste sul serio un momento in cui puoi dire "non vorrei essere da nessuna altra parte".
Perchè è bella la compagnia, perchè ti diverti o magari ti senti solo in un ambiente familiare e stai bene. 
Esattamente qui. 
Senza cercare niente di meglio perchè al momento proprio non sai cosa ci potrebbe essere di più bello.
E te lo vuoi godere tutto. 
E vorresti farlo durare il più possibile. 
Allora ti impegni, sai che se vuoi che questa emozione continui ti devi mettere in gioco in qualche modo, in tutti i modi che conosci e che sai di poter affrontare.
Senza necessariamente interrogarti se sia giusto essere lì, se ce la farai e se è davvero così bello come sembra. 
C'è solo il gusto di condividere minuti. Di ascoltare e di parlare a tua volta.

Sembra persino semplice anche se in realtà magari non lo è proprio. 

E io non posso fare altro che sedermi e restare.
E cercare di prendere il più possibile e di ridere e di essere contenta sul serio.
E sperare che oltre ad una semplice sensazione o ad un temporaneo punto di vista sia qualcosa di più solido, di realizzabile e perchè no insostituibile.

Non c'è bisogno di ragionarci troppo su. Per il momento mi sembra bello così e io voglio solo restare a guardare che succede. 


domenica 16 settembre 2012

mi manchi(!)


Abbiamo risorse limitate. 
O forse dovrei parlare per me. 
Ho risorse limitate. 
Come quelle storie da detto popolare che se ti va bene una cosa non te ne può andare bene un'altra. 
E forse è solo questione di impegno. 
O di focalizzarsi sulle cose. 
Certe volte, e su questo mi sento di parlare in generale, si è troppo focalizzati su qualcosa da non vedere tutto il resto. Addirittura perdendo qualcos'altro che non chiamerei proprio opportunità ma più altre occasioni di star bene, qualcosa di cui avresti bisogno ma che in realtà non riesci (ancora) a vedere. 
Per me è stato un viaggio a Parigi, il decidere se partire o comprare un paio di scarpe in più, o se ne valeva la pena impegnarsi di più, andare quasi contro natura ma acquisire maggiori abilità. 
Ma il vero problema è che se ci credi cerchi di portare avanti l'idea fino alla sua completa realizzazione. 
Ad esempio una relazione o un nuovo lavoro.

E poi quella cosa in cui ci hai creduto, sempre, per cui hai fatto sacrifici e per cui hai lottato magicamente diventa reale. 
Da crederci talmente tanto che già sapevi che sarebbe successo, che non potevo sbagliare, come se fosse un corso naturale delle cose. 
E sei felice e non vedi l'ora di essere lì, di gridarlo e di condividerlo.
E poi invece quell'altra cosa in cui hai creduto si è rivelata forse per quella che è... e piano piano va via. E cerchi di prenderne atto. Pensi che un semplice "ciao" possa bastare. 
E invece no! 
E invece no nonostante tutto. 
Del tipo "ehi... ma che altro vuoi farmi?".
Mentre una cosa ti invade, tanto da sentirti di nuovo le vene piene, la mancanza dell'altra ti svuota completamente. 
E non c'è altro termine, altra parola: è mancanza. Di tutto. Riabituarsi a fare tutto senza però quello che sentivi una parte di te stesso. E lo devi fare pure in silenzio, tenendotelo per te e senza dargli troppa importanza.

Forse bisogna imparare che non è sempre tutto secondo le tue aspettattive. Che non va sempre tutto bene e che i binomi perfetti non esistono. 
Tra Batman e Robin il figo è solo Batman.

E delle volte forse non sono nemmeno Batman e Robin la perfezione... forse poi provare a guardarti intorno... 

E magari Batman e Robby sono fighi tutte e due.


lunedì 10 settembre 2012

mi ricorderò di te (forse)




Una delle poche cose lodevoli dell'ultimo Batman è un contorto e mal riuscito dialogo sulla speranza (tra l'altro fatto in una prigione improponibile con carcerati altrettanto improbabili) e su come essa sia come una religione. Qualcosa che può muovere tutte le tue forze, quasi rendendoti invicibile ma che molto spesso è solo uno strumento che non ti fa vedere la realtà proiettandoti verso qualcosa che vorresti ma che in realtà non c'è. 
E in fin dei conti risulta qualcosa che ti rende solo debole e fortemente influenzabile.

A me quelle che seguono sono sembrate le parole più semplici del mondo eppure non le ho (veramente) sentite dire. C'ho sperato,  ma in questo non c'era niente che mi facessere sentire a mio agio. 

Una spinta però c'è stata... quella di continuare a cercare.

Se non fosse per te Cosa avrebbe un sensoSotto a questo cielo immenso Niente più sarebbe veroSe non fosse per te Come immaginareuna canzone da cantare A chi non vuol sentirsi soloSe non fosse per te Crollerebbe il mio cieloSe non fosse per te Sarei niente, lo saiPerché senza te io non vivoE mi manca il respiro Se tu te ne vai Quando sono con te Chiudo gli occhi e già volo D'improvviso la malinconia se ne va Dai pensieri miei cade un velo E ritrovo con te l'unica verità Solamente tu sai Anche senza parole Dirmi quello che voglio sentire da te Io non ti lascerò Fino a quando vivrò Tutto quello che un uomo può fare Stavolta per te lo faròUna pioggia di stelle Ora brilla nell'aria Ed il mondo mi appare Per quello che è Un oceano da attraversare Per un cuore di donna O la spada di un re Perchè senza te io non vivo E mi manca il respiro se tu te ne vai Solamente tu sai Anche senza paroleDirmi quello che voglio sentire da te C'è un tempo per l'amore Che spiegarti non so Tutto quello che un uomo può fare Stavolta per te lo farò Tu sarai la regina Dei miei desideri L'orizzonte costante Di questa realtà Tu che sei per me, come vedi Tutto quello che un uomoSognare potrà Tutto quello che un uomo Sognare potrà

domenica 2 settembre 2012

ho il blocco dello scrittore






Forse il problema è che ci sono troppe parole e io non le conosco tutte. 
Alcune proprio non le so usare. 
Eppure penso che mi sarebbero utili.
Se riuscissi con una frase, anche piccola, a tirare fuori tutto questo ammasso di roba che mi parte dalla gola e arriva allo stomaco forse mi sentirei meglio. 
Non che stia particolarmente male ma se potessi vomitare un po' di parole starei sicuramente meglio.
Perchè la condivisione è il modo principale che ho per vivere le emozioni. E' cercare di raccontare immediatamente che sono in riva ad un canale illuminato solo dalla luna e dalla luce intrinseca di una città fantasma che riempe il cuore, o camminare per un parco con l'iPad sulla testa per farti vedere che dopo l'erba effettivamente ci sono davvero i grattacieli. E' comprare souvenirs.
Perchè se divido le cose, se ti trasmetto un po' di ciò che ho visto io, è come se riuscissi a godermelo meglio. 
Ma se non riesco effettivamente a dire niente, se non trovo le parole, allora rimane tutto fermo. 
Mi sembra di non vivere. 
E' difficile. Perchè non sono nè Adele nè Jocelyn Pulsar. 
Perchè il mio cuore è stato logorato. Non è stato tipo bottiglia che cade ma più un strappo. 
E adesso finalmente ha smesso di logorarsi. 
Adesso è come Bolt che chiede silenzio al pubblico per concentrarsi e ripartire come un treno. 
Ha provato il vero affetto, l'amore, almeno dal suo verso, e il dolore, non più quello profondissimo  e fine a se stesso ma quel tipo di dolore che ti fa sentire di aver vissuto.
E adesso voglio che sia lì pronto ad essere ririempito e anche ristrappato se necessario e voglio che senta, fortissimo e che continui a condividere come ha sempre fatto e a vivere sempre nel modo migliore possibile seguendo la sua natura.

Prima però mi serve una frase. Qualcosa che sia come un digestivo alla sambuca da buttare giù.

"...E così alla fine tutti tornano perché riemerge la nostalgia dell’inizio. Tornano quando non ce n’è più bisogno(...). Quando è inesorabilmente tardi. Un attimo dopo che ci si è abituati all’assenza, come la luce accesa alle sette del mattino, la felicità che va a giocare d’azzardo e perde tutto per strada. Le persone dovresti amarle quando il loro cuore ne ha il desiderio, e non quando conviene. E se proprio non ce la fai, se non puoi ricambiare questo desiderio, se non le puoi amare, devi lasciarle in pace. Se non si è stati in grado di restare al momento giusto non si deve inventare un momento giusto per tornare. Non si scippano sorrisi in ritardo. (...) In un’altra vita ti dissi che a volte il vero coraggio è quello di restare e non quello di andare. Oggi ti dico che c’è sempre un motivo valido per andare, come per restare. E’ la parte che prevale che fa la differenza. Quando te ne vai, però, anche se non lo sai, senza sprecare inutili parole, fai una promessa silenziosa. La promessa che siccome hai scelto di andartene non tornerai..."

martedì 28 agosto 2012

tutto questo dolore un giorno (mi) sarà utile



Ho una maglia a righe celesti con una stella di paillettes bianche e rosa che prende tutto lo spazio possibile. Le maniche di questa maglia sono laccate di dorato e irrigidite di modo che si possano arratolare e star su da sole. 
Non è una semplice maglia. E' una maglia "manu". Mi ricordo benissimo il giorno in cui l'ho comprata. Firenze, LuisaViaRoma, una giornata caldissima e super saldi per l'arrivo della nuova collezione. Questa maglia era appesa ad un attaccapanni insieme ad altre sorelline nate della stessa stilista visionaria YVONNE. 500 pezzi prodotti e basta. Quello lì appeso doveva essere mio.
Perchè quella non era una maglia normale, era una maglia "manu". 
Una cozzaglia di cose, mischiate tutte insieme ma con un gran bel risultato un tantino appariscente.
E così come la maglia "manu" esistono anche scarpe "manu", uomini "manu", posti "manu" e adesso, abbastanza di recente anche pesci "manu". 
E' qualcosa che mi rispecchia, qualcosa che mi piace e in cui mi ci posso sentire bene dentro.
E come le cose possono essere definite "manu" ho capito che anche le relazioni possono e devono essere "manu". 
Adette a me. 
Senza dover scendere a compromessi, senza doversi necessariamente accontetare di qualcosa che non brilla. 
Devono essere semplici. Eccentrici ma non troppo, concentrati su piccolissi ma importantissimi particolari e consapevoli di essere, mixati insieme, pezzi imperdibili di una splendida collezione.
E se in questa definizione di cosa da "manu" non ci si riesce a rientrare allora questa relazione non è per "manu". 
Visto, è semplice.

"Forse per continuare a giocare, allora, sarebbe più utile sostituire il concetto di cura con quello di manutenzione. Chi fa manutenzione non dice: scioglierò i tuoi capelli come trame di un canto, ma più semplicemente: senti, hai qualcosa nei capelli, mo te la tolgo." 

Forse basta giocare.

 

lunedì 16 luglio 2012

io mi ricordo di tutto





Io mi ricordo le cose. I particolari soprattutto. Sono come immagini realmente impresse,collezionate e catalogate in qualcosa che assomiglia alla memoria ma che in realtà è un po' di diverso. Un ambiente che sta lì a ricordarmi chi sono, da dove vengo, cosa mi ha divertito e cosa no, cosa mi ha fatto male e cosa no. Non è reale memoria. Sono come post-it, volutamente lasciati a dire che io c'ero.
Sono lì per dirmi tante cose, conoscono me profondamente. 
Io cerco di tenerli stretti questi post-it, di farli andare avanti con me e mai di sostituirli. Solo, faccio in modo che ci sia il giusto spazio per attaccarne di nuovi. Magari cambio i colori, tutti rigorosamente pastello, così da poterli distinguere meglio. 
Oppure il colore lo scelgono loro per potermi permettere di guardarli meglio e con la giusta prospettiva. 
Ogni tanto poi mi piace prendere uno di questi post-it e condividerlo con qualcuno. E far vedere se possibile a questo qualcuno i posti, gli odori e le emozioni che sono scritte lì, in quel posto strano che non è memoria.
Qualcuno ha voglia di ascoltare, qualcuno no... A qualcuno hai voglia di raccontare ad altri no... 
Ma penso che ad ogni modo, qualsiasi modalità si scelga, sia importantissimo ricordare.
Perchè ricordare ci migliora. E ci rende partecipi, e ci porta sempre avanti.

Quindi, io ricordo. Quasi tutto. Solo le cose che meritano l'utlizzo dei post-it.



 


sabato 7 luglio 2012

credere è un bisogno come un altro







Abbiamo bisogno di credere.

Io ci credo. 



addomesticami





Potrai non essere il suo primo, il suo ultimo o il suo unico. Lei ha amato prima e potrebbe amare ancora.
Ma se lei ti ama adesso, cosa altro importa?
Lei non è perfetta, e nemmeno tu lo sei e voi due potreste non essere mai perfetti insieme, ma se lei può farti ridere, e se entrambi capite di essere umani e che si può sbagliare allora rimani con lei e dalle tutto ciò che puoi darle.
Lei potrebbe non pensare a te ogni secondo della giornata ma lei ti darà una parte di se stessa che sa che tu potrai rompere - il suo cuore.
Quindi non ferirla, non cambiarla, non aspettarti di più di quello che lei può darti.
Sorridi quando lei ti fa felice, dille chiaramente quando lei ti fa arrabbiare e senti la sua mancanza quando lei non c'è.


Bob Marley




lunedì 2 luglio 2012

come te nessuno mai


 C'è una parte del giorno che preferisco. 
E' quando sono appena arrivata a riprendere Paolino (il mio motorino), mi infilo il casco e sfreccio su di una strada dritta dritta che mi riporta fino a casa.
E sento il vento su di me, come se stesse lì pronto a rigenerarmi. Come se mi stesse aspettando per leccarmi le ferite della giornata. Come se mi volesse fare il massaggio alla schiena che vorrei tanto. E io lo lascio fare. Quasi non vedo proprio l'ora. 

 Su un quaderno di appunti di un vecchio e lunghissimo esame che ho ripreso in mano da un po' ho trovato un'etichetta. 
Con un pennarello azzurro c'era scritto su:
La rabbia,
Lo sforzo,
La pazienza.

E avevo ragione. Avevo racchiuso in tre parole la sensazione di quei giorni, di questi giorni. Momenti che sanno di volontà e di voglia di fare tantissime cose. 
Questa è la vita o almeno è quello che sento adesso. 
Ho tanta voglia, tanta irrequietezza così esplosiva che è quasi inquietudine.

E' il pensiero che si può fare e che in un modo o in altro ci arriverò.

Se a quella etichetta e al relativo elenco avessi aggiunto un solo altro elemento, semplicissimo ma indispensabile: Le risate... cavolo, avrei davvero vinto! 

lunedì 25 giugno 2012

per scuotere un cuore che ha sofferto ci vuole il doppio dell'amore che ha perso





Il più bello dei nostri figli non è ancora cresciuto. 
I più belli dei nostri giorni non li abbiamo ancora vissuti. 
E quello che vorrei dirti di più bello non te l'ho ancora detto.
 
by poeta polacco naturalizzato turco

 








 



martedì 12 giugno 2012

legami... o no



Due miei amici abitano nella parte vecchia della mia città. 
Che è un posto bellissimo, pieno di colori, persone, parole e pietre bianche che sanno di dignità e rivincita.
Dal terrazzo della loro casa che si affaccia su altri terrazzi e altre case, se ti sporgi un po' oltre si vede anche il mare e le barche blu dei pescatori (vorrei tanto possederne uno di quei barchini, ma questa è un'altra storia).
Ma a parte il mare e i colori, se guardi con attenzione, quello che colpisce sono le miriadi di fili, cavi elettrici, fili del bucato o antenne che sembra uniscano tutti i terrazzi tra di loro, in una rete incredibile di sottilissime connessioni.
Uno dei miei due amici che abita lì ha rievocato un'immagine bellissima... come se questo groviglio fatto di fili fosse la rappresentazione della città di Ersilia dove i rapporti sociali e i legami tra le persone sono espressi da fili reali di diversi colori tesi tra gli angoli delle case. E quando i fili diventano così fitti da impedire il passaggio, si smonta tutto e si ricostruisce l'intera città da un'altra parte. 
Ci penso sempre, ogni volta che sono su quel terrazzo, anche quando ci vado la sera e questi fili neanche si vedono.
E penso che la parola legami non mi piace proprio... è riduttiva.
Anche se esiste qualcosa di forte, qualcosa che ti fa sentire la mancanza, che ti fa dire "tu che ne cosa pensi?", che non c'è bisogno di parlare troppo, che non ti devi preoccupare di nulla perchè ci sono io, che ti fa ascoltare, cambiare e anche solo tacere al momento giusto... come si può chiamare tutto questo solo legame.
Perchè niente di tutto ciò è fatto per legare o tenere stretto. 
Quei fili, queste relazioni, non sono fatti per trattenere.
Ci vorrebbe una parola, un modo di dire nuovo che esprimesse per bene quello che i fili rappresentano perfettamente, dalla condivisione alla comprensione, alle conversazioni che fanno crescere. 
Una parola per tutti quei rapporti che sì restano di fatto pur sempre legami ma che in realtà sono più che ossigeno.

martedì 29 maggio 2012

è un momento piccolissimo ma importantissimo


Cosa ti porti via?
Cosa è davvero importante?
Un telefono che nei momenti meno opportuni smette di funzionare?
L'hard disk esterno del pc?
Ti metti le scarpe comode così puoi correre?
Io ho preso gli occhiali da sole, la carta di credito e il telefono non funzionante. 
Guardarsi intorno è necessario e se lo fai con gli occhiali da sole di Chanel viene meglio, sicuramente. Anche perchè il sole a Bologna mi è mancato tanto quest'anno. 
I soldi servono a comprare cose. Cose che ti rendi conto che sono effettivamente solo cose. Hanno un valore praticolare che è davvero molto molto svalutabile in un attimo. E poi puoi comprare cibo che se ci pensi non si svaluta mai... e io avevo voglia di gelato e il Cremino Guglielmo era davvero buonissimo (mentre la nuova becks green lemon era un po' una cagata).
E quel telefono malfunzionante nel bene e nel male ti mette in comunicazione con gli altri... che poi cominicazione è una parola grossa perchè quando davvero senti il bisogno di comunicare o non hai  niente da dire in realtà o la linea telefonica non funziona.
E allora la cosa giusta da portarsi dietro è il sorriso, la gioia di provare emozioni e tutti i salvagenti che sono dentro di te... risorse inesauribili (o quasi) che ti (ri)porteranno sempre alla vita.

lunedì 28 maggio 2012

ho il blocco dello scrittore

Ho davvero troppe cose da dire. 
Talmente troppe che sembrano un calderone di fuffa senza senso. 
Una cozzaglia di cose inutili, se prese singolarmente, ma che in realtà sono pezzi di vita vera, vissuta... 
Di quella vita che ti fa sentire il senso dell'appartenenza. 
Come un revival tra amiche nella città più improbabile e lontana in cui però magicamente ti senti a casa e quasi in famiglia. 
Come una visita aspettata e sperata quanto inattesa ma che ti riempie il cuore... come la dolcezza, così visibile e tangibile da essere quasi realmente masticabile.  E' la sensazione dell'essere protetta e sentire che finchè il tuo mento è lì non mi può succedere niente, anche se è per soli 15 sec.
E' la sensazione della comprensione senza bisogno di aggiungere troppe parole. 
E' l'idea e la sicurezza che comunque tutto andrà per il meglio e non come modo di dire, ma proprio come immagine di un futuro bellissimo. 
E' il sapere di non essersi mai persi e la consepavolezza che per qualcuno non sei altro che te stessa. 
E' un tacchino e tutto quello che puoi imparare e mostrare in una conversazione sul comportamento dei tacchini. 
E' l'essere felici. 
E' tenere tra le mani un nuovo essere che sente il tuo calore e che in qualche modo, anche se per poco, dipende da te e solo per farti capire quanto sia bello prendersi cura di qualcosa. 
Se poi questo qualcosa piscia ovunque è un fatto di molta poca rilevanza visto che ormai ti ha completamente conquistato. 
E' sapere che ci sono cose che non cambiano e che su queste cose si può contare incondizionatamente. 
E' sapere però che a cambiare sono io, continuamente e consapevolmente in una continua evoluzione che sono sicura mi porterà nel migliore dei mondi possibili... e mi sono presa del tempo per decidere quale sarà!