lunedì 27 giugno 2011

gioca!



Ho sempre avuto un problema con le scelte. 
Non sulle scelte grosse, quelle sui massimi sistemi. Ho scelto di essere di sinistra, praticamente atea, ho scelto che facoltà fare, dove farla. Con quel tipo di scelte è facile. 
La mia natura e la mia determinazione mi hanno portato sempre ad andare a colpo sicuro per questo tipo di cose. 
Che poi, che altro avrei potuto fare se non ingegneria e dove se non a Bologna?
Ho seri problemi con le scelte piccole e soprattutto con quelle che mi mettono in gioco con le altre persone.
Scelgiere di dire qualcosa in particolare e con un significato particolare, fare qualcosa di significativo.
Ha qualcosa a che vedere con la paura di esporsi troppo ed essere vulnerabili, far vedere quello che c'è dietro a tutto il biondame. Questo è scegliere. 
E di mezzo c'è sempre un chi, un qualcuno a cui mostrare tutto questo.
Paranoia, paura, emotività? Non lo so. 
C'è l'alternativa di non scegliere, di aspettare. E io spesso (troppo) mi ci aggrappo.
Magari qualcuno in punta di piedi entra comunque, qualcun'altro si rompe i coglioni e va via, altri semplicemente possono insistere.
 
Ora che ci penso però non è propriamente colpa mia. 
La causa di questo problema è da ricercare nei miei primi 6 anni di vita, quando in TV c'era "Giochi senza Frontiere".
Per me era il programma televisivo più divertente al mondo. Mi piaceva tutto, i colori, la musichetta, la mitica sigla con gli omini e il cappello da giocoliere.
Mi piaceva davvero tutto TRANNE una cosa. L'arbitro francese: Denis Pettiaux. Era lui che decideva quando, come e chi giocava e vinceva. Praticamente era Dio.
Prima di ogni manche, il conduttore italiano si rivolgeva a lui con la frase "Pettiaux quand tu veux!" e dopo poco arrivava il famoso fischio.
Proprio non capivo. Se uno ti chiede praticamente "quando vuoi tu!" sei tu che puoi decidere. Su tutto.
E poi non si trattava di cortesia, in ballo c'era troppo per fermarsi a stupide formule educate e cortesi.
Per me quella frase significa qualcosa tipo: "hai in mano la situazione e puoi fare quello che ritieni più opportuno".
Questa frase assume lo stesso significato solo nel caso in cui qualcuno si arrabbia con te. Molto spesso ci si sente dire "vabbè, fa come vuoi".
Ed è sbagliato pensare che sia solo un modo per chiudere lì il discorso. No, no.
Quello significa "scegli". Al tuo modo e al tuo tempo. Come e quando ritieni opportuno.
 
L'ho pensato, tutte le volte: "Oddio, e se adesso Pettiaux non fischia?"

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