domenica 12 febbraio 2012

le cose che restano


Ho sempre pensato che le cose che restano fossero le persone.

La festa dei miei 18 anni è stata l'apoteosi di questa affermazione, del mio modo di vedere le cose. 
Volevo attorno a me tutte le persone importanti della mia adolescenza. Tutte quelle persone con cui avevo condiviso momenti importanti, felici o meno, ma che avevano fatto restare qualcosa di loro dentro di me. 
Volevo ricordare le loro facce. 
Portarmele dietro. 
E così c'erano tutti, amiche non poi così amiche, amiche che non ci sono più perchè sono in cielo, super amiche che non andranno mai da nessuna parte, il mio primo ragazzo, il mio migliore amico, l'amore impossibile, i figli degli amici dei miei e anche quelli che mi stavano sul cazzo.
E sono sempre andata avanti con questa convinzione: le cose che restano sono le persone.
E invece ho cambiato idea, non è proprio così. 
Le persone ogni tanto si allontanano. Vanno da qualche altra parte a vivere la loro vita. Si voltano. Hanno da fare. Guardano altrove.
Allora quello che veramente resta non sono tanto le persone ma quello che sei stato tu mentre vivevi con quelle persone. 
E' qualcosa di molto diverso dai ricordi ed è molto di più di azioni condivise. 
Sono momenti che ti cambiano profondamente.
Sono attimi, emozioni(!), legami.
E' la felicità provata mentre si apre un sorriso, è ascoltare una risata.
E' stato sentire la presenza della tua bici alla fine della strada e il non riuscire a guardarti negli occhi per tutta la cena perchè ero già troppo felice di averti nella mia cucina. 
E' stata la fitta lancinante dopo aver premuto invio.
Il sentirti vicino ma capire che più vicino di così sarebbe stato troppo.
Il cuore a mille dopo averla ricevuta, stavolta, questa mail. E' stata la tua riconoscenza e il capire che quello era il tuo modo discreto di starmi vicino.
E' l'odore di miele del mio balsamo.
E' la sensazione dello star bene. L'inquietudine di starti vicino. Il non voler essere, finalmente, da nessun'altra parte.
L'irrefrenabile bisogno di dirti: grazie.
Le risate e la certezza che quella non era la fine di niente.
La consapevolezza che anche se per poco e impercettibilmente ho raccolto il tuo cuore, l'ho curato, l'ho rimesso in piedi, l'ho reso davvero più libero e messo in condizioni di poter volare di nuovo. Da solo.
Quello che rimane sul serio sono io dopo tutto quello che le persone mi hanno dato. Sono io ma arricchita... ma pur sempre io...  
e io resto davvero! Non vado da nessuna parte.

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