martedì 28 agosto 2012

tutto questo dolore un giorno (mi) sarà utile



Ho una maglia a righe celesti con una stella di paillettes bianche e rosa che prende tutto lo spazio possibile. Le maniche di questa maglia sono laccate di dorato e irrigidite di modo che si possano arratolare e star su da sole. 
Non è una semplice maglia. E' una maglia "manu". Mi ricordo benissimo il giorno in cui l'ho comprata. Firenze, LuisaViaRoma, una giornata caldissima e super saldi per l'arrivo della nuova collezione. Questa maglia era appesa ad un attaccapanni insieme ad altre sorelline nate della stessa stilista visionaria YVONNE. 500 pezzi prodotti e basta. Quello lì appeso doveva essere mio.
Perchè quella non era una maglia normale, era una maglia "manu". 
Una cozzaglia di cose, mischiate tutte insieme ma con un gran bel risultato un tantino appariscente.
E così come la maglia "manu" esistono anche scarpe "manu", uomini "manu", posti "manu" e adesso, abbastanza di recente anche pesci "manu". 
E' qualcosa che mi rispecchia, qualcosa che mi piace e in cui mi ci posso sentire bene dentro.
E come le cose possono essere definite "manu" ho capito che anche le relazioni possono e devono essere "manu". 
Adette a me. 
Senza dover scendere a compromessi, senza doversi necessariamente accontetare di qualcosa che non brilla. 
Devono essere semplici. Eccentrici ma non troppo, concentrati su piccolissi ma importantissimi particolari e consapevoli di essere, mixati insieme, pezzi imperdibili di una splendida collezione.
E se in questa definizione di cosa da "manu" non ci si riesce a rientrare allora questa relazione non è per "manu". 
Visto, è semplice.

"Forse per continuare a giocare, allora, sarebbe più utile sostituire il concetto di cura con quello di manutenzione. Chi fa manutenzione non dice: scioglierò i tuoi capelli come trame di un canto, ma più semplicemente: senti, hai qualcosa nei capelli, mo te la tolgo." 

Forse basta giocare.

 

lunedì 16 luglio 2012

io mi ricordo di tutto





Io mi ricordo le cose. I particolari soprattutto. Sono come immagini realmente impresse,collezionate e catalogate in qualcosa che assomiglia alla memoria ma che in realtà è un po' di diverso. Un ambiente che sta lì a ricordarmi chi sono, da dove vengo, cosa mi ha divertito e cosa no, cosa mi ha fatto male e cosa no. Non è reale memoria. Sono come post-it, volutamente lasciati a dire che io c'ero.
Sono lì per dirmi tante cose, conoscono me profondamente. 
Io cerco di tenerli stretti questi post-it, di farli andare avanti con me e mai di sostituirli. Solo, faccio in modo che ci sia il giusto spazio per attaccarne di nuovi. Magari cambio i colori, tutti rigorosamente pastello, così da poterli distinguere meglio. 
Oppure il colore lo scelgono loro per potermi permettere di guardarli meglio e con la giusta prospettiva. 
Ogni tanto poi mi piace prendere uno di questi post-it e condividerlo con qualcuno. E far vedere se possibile a questo qualcuno i posti, gli odori e le emozioni che sono scritte lì, in quel posto strano che non è memoria.
Qualcuno ha voglia di ascoltare, qualcuno no... A qualcuno hai voglia di raccontare ad altri no... 
Ma penso che ad ogni modo, qualsiasi modalità si scelga, sia importantissimo ricordare.
Perchè ricordare ci migliora. E ci rende partecipi, e ci porta sempre avanti.

Quindi, io ricordo. Quasi tutto. Solo le cose che meritano l'utlizzo dei post-it.



 


sabato 7 luglio 2012

credere è un bisogno come un altro







Abbiamo bisogno di credere.

Io ci credo. 



addomesticami





Potrai non essere il suo primo, il suo ultimo o il suo unico. Lei ha amato prima e potrebbe amare ancora.
Ma se lei ti ama adesso, cosa altro importa?
Lei non è perfetta, e nemmeno tu lo sei e voi due potreste non essere mai perfetti insieme, ma se lei può farti ridere, e se entrambi capite di essere umani e che si può sbagliare allora rimani con lei e dalle tutto ciò che puoi darle.
Lei potrebbe non pensare a te ogni secondo della giornata ma lei ti darà una parte di se stessa che sa che tu potrai rompere - il suo cuore.
Quindi non ferirla, non cambiarla, non aspettarti di più di quello che lei può darti.
Sorridi quando lei ti fa felice, dille chiaramente quando lei ti fa arrabbiare e senti la sua mancanza quando lei non c'è.


Bob Marley




lunedì 2 luglio 2012

come te nessuno mai


 C'è una parte del giorno che preferisco. 
E' quando sono appena arrivata a riprendere Paolino (il mio motorino), mi infilo il casco e sfreccio su di una strada dritta dritta che mi riporta fino a casa.
E sento il vento su di me, come se stesse lì pronto a rigenerarmi. Come se mi stesse aspettando per leccarmi le ferite della giornata. Come se mi volesse fare il massaggio alla schiena che vorrei tanto. E io lo lascio fare. Quasi non vedo proprio l'ora. 

 Su un quaderno di appunti di un vecchio e lunghissimo esame che ho ripreso in mano da un po' ho trovato un'etichetta. 
Con un pennarello azzurro c'era scritto su:
La rabbia,
Lo sforzo,
La pazienza.

E avevo ragione. Avevo racchiuso in tre parole la sensazione di quei giorni, di questi giorni. Momenti che sanno di volontà e di voglia di fare tantissime cose. 
Questa è la vita o almeno è quello che sento adesso. 
Ho tanta voglia, tanta irrequietezza così esplosiva che è quasi inquietudine.

E' il pensiero che si può fare e che in un modo o in altro ci arriverò.

Se a quella etichetta e al relativo elenco avessi aggiunto un solo altro elemento, semplicissimo ma indispensabile: Le risate... cavolo, avrei davvero vinto! 

lunedì 25 giugno 2012

per scuotere un cuore che ha sofferto ci vuole il doppio dell'amore che ha perso





Il più bello dei nostri figli non è ancora cresciuto. 
I più belli dei nostri giorni non li abbiamo ancora vissuti. 
E quello che vorrei dirti di più bello non te l'ho ancora detto.
 
by poeta polacco naturalizzato turco

 








 



martedì 12 giugno 2012

legami... o no



Due miei amici abitano nella parte vecchia della mia città. 
Che è un posto bellissimo, pieno di colori, persone, parole e pietre bianche che sanno di dignità e rivincita.
Dal terrazzo della loro casa che si affaccia su altri terrazzi e altre case, se ti sporgi un po' oltre si vede anche il mare e le barche blu dei pescatori (vorrei tanto possederne uno di quei barchini, ma questa è un'altra storia).
Ma a parte il mare e i colori, se guardi con attenzione, quello che colpisce sono le miriadi di fili, cavi elettrici, fili del bucato o antenne che sembra uniscano tutti i terrazzi tra di loro, in una rete incredibile di sottilissime connessioni.
Uno dei miei due amici che abita lì ha rievocato un'immagine bellissima... come se questo groviglio fatto di fili fosse la rappresentazione della città di Ersilia dove i rapporti sociali e i legami tra le persone sono espressi da fili reali di diversi colori tesi tra gli angoli delle case. E quando i fili diventano così fitti da impedire il passaggio, si smonta tutto e si ricostruisce l'intera città da un'altra parte. 
Ci penso sempre, ogni volta che sono su quel terrazzo, anche quando ci vado la sera e questi fili neanche si vedono.
E penso che la parola legami non mi piace proprio... è riduttiva.
Anche se esiste qualcosa di forte, qualcosa che ti fa sentire la mancanza, che ti fa dire "tu che ne cosa pensi?", che non c'è bisogno di parlare troppo, che non ti devi preoccupare di nulla perchè ci sono io, che ti fa ascoltare, cambiare e anche solo tacere al momento giusto... come si può chiamare tutto questo solo legame.
Perchè niente di tutto ciò è fatto per legare o tenere stretto. 
Quei fili, queste relazioni, non sono fatti per trattenere.
Ci vorrebbe una parola, un modo di dire nuovo che esprimesse per bene quello che i fili rappresentano perfettamente, dalla condivisione alla comprensione, alle conversazioni che fanno crescere. 
Una parola per tutti quei rapporti che sì restano di fatto pur sempre legami ma che in realtà sono più che ossigeno.