sabato 27 aprile 2013

in another way from another point of view






penso sempre che ci sia una ragione per tutto. 
Se decidi di fare una cosa oppure ne scegli un'altra, se vai in una direzione piuttosto che da un'altra parte hai sempre un motivo per cui decidi di agire in quel modo. 

Non per forza una ragione intesa in ambito più generale, la ragione in senso assoluto. Ma qualcosa simile ad una forza che ti spinge a fare determinate cose. 

Francamente penso sia qualcosa di terribilmente razionale e consapevole. E più aumenta la consapevolezza delle tue azioni più riesci a visualizzare quella ragione intrinseca che ti spinge a fare una cosa oppure a non farla.

Forse questo è un discorso facile per assecondare comportamenti sbagliati e per giustificare in un certo senso errori quasi imperdonabili. 

Ma ho la percezione che anche quando si sbaglia non lo si fa quasi  mai senza già pensare alle conseguenze. 
Quando l'errore lo fai molto spesso lo sai che è sbagliato, c'è qualcosa dentro di te che si accende tipo segnale antifumo e ti avverte. Semplicemente in quel momento devi ignorare il segnale e proseguire. E hai una ragione per farlo. 
Anche se questa ragione è valida solo per pochi secondi, per permetterti di sbagliare e di renderti conto, in quel momento devi sbagliare. 
Perchè in quel momento, razionalità a parte, fai quello che pensi sia migliore per te. 

Anche quando stai dicendo qualcosa a qualcuno e quelle cose che dici non le pensi ma senti il bisogno di dirle, anche se quella che hai davanti è la ragazza migliore che ti sia mai capitata, che ti fa star bene e ridere ed è una meraviglia, ma senti che ci devi rinunciare e non tornare più, anche se stai dicendo addio all'amore della tua vita e le lucine di natale sicuramente non ti aiutano ma sai che nonostante le parole più vere he tu abbia mai sentito in vita tua, con la morte nel cuore devi andare via perchè hai la certezza che ti deluderà di nuovo e tu proprio non puoi reggerlo, anche se andare a Parigi è decisamente qualcosa di affrettato devi partire perchè hai bisogno di credere che l'amore che hai appena perso possa essere trovato da un'altra parte, e devi crederci intensamente anche quando la prima cosa che vedi nel primo museo in cui vai sono dei calzini rossi spaiati che è esattamente come ti senti tu e tutta Parigi è semplicemente lì a ricordartelo. E così quando sorridi a qualcuno, quando inizi a crederci, quando risali su quella moto e il mare non ti è mai sembrato così bello, quando ti vogliono far assaggiare gli arrosticini e a te non va proprio perchè ti sembra di rituffarti in un intero mondo, quando rivedi delle vecchie foto e sai benissimo che non dovresti perchè è come buttare sale su una ferita, quelle cose le fai. 

E tutto ciò non vuole essere una giustificazione. Ne' tanto meno una liberatoria per le cose sbagliate.

O peggio una scusa rilevante per chiedere spiegazioni.

Più che altro è un allert, quasi un post-it che possa ricordare che le persone (e che in mezzo alle persone ci stai anche tu) si comportano in un determinato modo e prendono delle decisioni perchè si ha sempre un punto dove andare e una ragione per arrivarci. 

E delle volte devi cambiare la compagnia per il viaggio.

Quello che può aiutare però, è cambiare prospettiva.  Modificare il punto di vista.
E dirigersi verso uno migliore.

Giusto per rendersi conto che quello che hai appena fatto è una gran cazzata e che non avresti dovuto ma che ti è servito a capire. 

E adesso sei già sulla strada giusta.
E anche quando la sensazione del bisogno è fortissima si può essere sempre e comunque forti e intelligenti.








Nessun commento:

Posta un commento