lunedì 2 luglio 2012

come te nessuno mai


 C'è una parte del giorno che preferisco. 
E' quando sono appena arrivata a riprendere Paolino (il mio motorino), mi infilo il casco e sfreccio su di una strada dritta dritta che mi riporta fino a casa.
E sento il vento su di me, come se stesse lì pronto a rigenerarmi. Come se mi stesse aspettando per leccarmi le ferite della giornata. Come se mi volesse fare il massaggio alla schiena che vorrei tanto. E io lo lascio fare. Quasi non vedo proprio l'ora. 

 Su un quaderno di appunti di un vecchio e lunghissimo esame che ho ripreso in mano da un po' ho trovato un'etichetta. 
Con un pennarello azzurro c'era scritto su:
La rabbia,
Lo sforzo,
La pazienza.

E avevo ragione. Avevo racchiuso in tre parole la sensazione di quei giorni, di questi giorni. Momenti che sanno di volontà e di voglia di fare tantissime cose. 
Questa è la vita o almeno è quello che sento adesso. 
Ho tanta voglia, tanta irrequietezza così esplosiva che è quasi inquietudine.

E' il pensiero che si può fare e che in un modo o in altro ci arriverò.

Se a quella etichetta e al relativo elenco avessi aggiunto un solo altro elemento, semplicissimo ma indispensabile: Le risate... cavolo, avrei davvero vinto! 

lunedì 25 giugno 2012

per scuotere un cuore che ha sofferto ci vuole il doppio dell'amore che ha perso





Il più bello dei nostri figli non è ancora cresciuto. 
I più belli dei nostri giorni non li abbiamo ancora vissuti. 
E quello che vorrei dirti di più bello non te l'ho ancora detto.
 
by poeta polacco naturalizzato turco

 








 



martedì 12 giugno 2012

legami... o no



Due miei amici abitano nella parte vecchia della mia città. 
Che è un posto bellissimo, pieno di colori, persone, parole e pietre bianche che sanno di dignità e rivincita.
Dal terrazzo della loro casa che si affaccia su altri terrazzi e altre case, se ti sporgi un po' oltre si vede anche il mare e le barche blu dei pescatori (vorrei tanto possederne uno di quei barchini, ma questa è un'altra storia).
Ma a parte il mare e i colori, se guardi con attenzione, quello che colpisce sono le miriadi di fili, cavi elettrici, fili del bucato o antenne che sembra uniscano tutti i terrazzi tra di loro, in una rete incredibile di sottilissime connessioni.
Uno dei miei due amici che abita lì ha rievocato un'immagine bellissima... come se questo groviglio fatto di fili fosse la rappresentazione della città di Ersilia dove i rapporti sociali e i legami tra le persone sono espressi da fili reali di diversi colori tesi tra gli angoli delle case. E quando i fili diventano così fitti da impedire il passaggio, si smonta tutto e si ricostruisce l'intera città da un'altra parte. 
Ci penso sempre, ogni volta che sono su quel terrazzo, anche quando ci vado la sera e questi fili neanche si vedono.
E penso che la parola legami non mi piace proprio... è riduttiva.
Anche se esiste qualcosa di forte, qualcosa che ti fa sentire la mancanza, che ti fa dire "tu che ne cosa pensi?", che non c'è bisogno di parlare troppo, che non ti devi preoccupare di nulla perchè ci sono io, che ti fa ascoltare, cambiare e anche solo tacere al momento giusto... come si può chiamare tutto questo solo legame.
Perchè niente di tutto ciò è fatto per legare o tenere stretto. 
Quei fili, queste relazioni, non sono fatti per trattenere.
Ci vorrebbe una parola, un modo di dire nuovo che esprimesse per bene quello che i fili rappresentano perfettamente, dalla condivisione alla comprensione, alle conversazioni che fanno crescere. 
Una parola per tutti quei rapporti che sì restano di fatto pur sempre legami ma che in realtà sono più che ossigeno.

martedì 29 maggio 2012

è un momento piccolissimo ma importantissimo


Cosa ti porti via?
Cosa è davvero importante?
Un telefono che nei momenti meno opportuni smette di funzionare?
L'hard disk esterno del pc?
Ti metti le scarpe comode così puoi correre?
Io ho preso gli occhiali da sole, la carta di credito e il telefono non funzionante. 
Guardarsi intorno è necessario e se lo fai con gli occhiali da sole di Chanel viene meglio, sicuramente. Anche perchè il sole a Bologna mi è mancato tanto quest'anno. 
I soldi servono a comprare cose. Cose che ti rendi conto che sono effettivamente solo cose. Hanno un valore praticolare che è davvero molto molto svalutabile in un attimo. E poi puoi comprare cibo che se ci pensi non si svaluta mai... e io avevo voglia di gelato e il Cremino Guglielmo era davvero buonissimo (mentre la nuova becks green lemon era un po' una cagata).
E quel telefono malfunzionante nel bene e nel male ti mette in comunicazione con gli altri... che poi cominicazione è una parola grossa perchè quando davvero senti il bisogno di comunicare o non hai  niente da dire in realtà o la linea telefonica non funziona.
E allora la cosa giusta da portarsi dietro è il sorriso, la gioia di provare emozioni e tutti i salvagenti che sono dentro di te... risorse inesauribili (o quasi) che ti (ri)porteranno sempre alla vita.

lunedì 28 maggio 2012

ho il blocco dello scrittore

Ho davvero troppe cose da dire. 
Talmente troppe che sembrano un calderone di fuffa senza senso. 
Una cozzaglia di cose inutili, se prese singolarmente, ma che in realtà sono pezzi di vita vera, vissuta... 
Di quella vita che ti fa sentire il senso dell'appartenenza. 
Come un revival tra amiche nella città più improbabile e lontana in cui però magicamente ti senti a casa e quasi in famiglia. 
Come una visita aspettata e sperata quanto inattesa ma che ti riempie il cuore... come la dolcezza, così visibile e tangibile da essere quasi realmente masticabile.  E' la sensazione dell'essere protetta e sentire che finchè il tuo mento è lì non mi può succedere niente, anche se è per soli 15 sec.
E' la sensazione della comprensione senza bisogno di aggiungere troppe parole. 
E' l'idea e la sicurezza che comunque tutto andrà per il meglio e non come modo di dire, ma proprio come immagine di un futuro bellissimo. 
E' il sapere di non essersi mai persi e la consepavolezza che per qualcuno non sei altro che te stessa. 
E' un tacchino e tutto quello che puoi imparare e mostrare in una conversazione sul comportamento dei tacchini. 
E' l'essere felici. 
E' tenere tra le mani un nuovo essere che sente il tuo calore e che in qualche modo, anche se per poco, dipende da te e solo per farti capire quanto sia bello prendersi cura di qualcosa. 
Se poi questo qualcosa piscia ovunque è un fatto di molta poca rilevanza visto che ormai ti ha completamente conquistato. 
E' sapere che ci sono cose che non cambiano e che su queste cose si può contare incondizionatamente. 
E' sapere però che a cambiare sono io, continuamente e consapevolmente in una continua evoluzione che sono sicura mi porterà nel migliore dei mondi possibili... e mi sono presa del tempo per decidere quale sarà!

domenica 6 maggio 2012

le persone si dividono in categorie



Le persone si dividono sempre in categorie. 
Evidentemente è proprio una pratica intrinseca nell'animo umano quella di sentire l'esigenza di appartenere ad un gruppo.
La prima volta che ho pensato a questo senso di necessaria appartenenza è stato durante il liceo dove venivi classificato per come ti vestivi e non era di certo un giudizio sul tuo senso del gusto, ma piuttosto ti veniva data un'etichetta a seconda delle etichette delle tue t-shirt. 
Eppure io ero sempre Manu sia se portavo i jeans di Guess sia se mettevo i pantaloni di velluto comprati al mercato dell'usato del cimitero. 
E invece no: se avevo i jeans firmati ero una fighetta figlia di mamma se avevo i pantaloni di velluto ero un'alternativa del cazzo. 
Questo però è solo un piccolo esempio di quello che è il concetto dell'appartenza. Concetto che è visto sempre e comunque da chi decide le categorie.
C'è la categoria delle persone che scelgono il posto finestrino perchè adorano guardarsi sempre intorno e soprattutto vogliono guardare sempre più in là della loro posizione attuale, mentre altre si sentono protette solo se stanno nel mezzo. 
Ci sono quelli che si comportano da leader piacioni e quelli che trovano la loro dimensione nelle retrovie. Ci sono le persone silenziose o che usano con parsimonia le parole e quelle che riescono a tirar fuori inutili simposi anche su argomenti a loro del tutto estraenei solo per qualche minuto di incondizionata attenzione.
Ci sono le persone che hanno bisogno del doppio delle cose per essere felici solo la metà e quelle che sono felici il doppio se dividono quello che hanno. 
Quelle radicate nel proprio territorio e quelle che stanno bene ovunque tranne che a casa loro. 
Quelle simpatiche e quelle no, quasi infastidenti.
Personalemente non mi sono mai piaciute le categorie perchè questo senso di appertenenza forzata ad un gruppo l'ho sempre visto come una limitazione. 
Perchè fondamentalmente, ho sempre pensato di poter apprendere da ogni tipo di persona e che il confronto, in qualsiasi sua accezione, mi avrebbe fatto crescere in un modo o nell'altro.

Insomma, le categorie proprio non mi piacciono e non mi sono mai sentita troppo radicata in qualcosa tanto da farne parte veramente. Ma se deve essere davvero inevitabile, allora io divido le persone in appassionate oppure no. 
Le persone appassionate sono le belle persone, quelle che sei felice anche solo di averle incontrate e che se poi entrano a far parte delle tua vita è davvero meraviglioso. 
Sono le persone con cui adori trascorrere il tuo tempo. Sono i tuoi amici più veri. 
Altre persone semplicemente non si appassionano o lo fanno in una maniera che non puoi comprendere e che quindi non riesci a vedere e percepisci come non-passione.

Io non lo so a che categoria appartengo ma ringrazio le belle persone di questa categoria per il loro essere così appassionate tanto da trasmettermi, ogni volta, la voglia di vivere una bella vita. 
Indipendentemente da qualsiasi categoria a cui essa tenda a far parte...

sabato 21 aprile 2012

the ballad of john and yoko



 
È solo allora che sai di aver trovato qualcuno di davvero speciale, quando puoi chiudere la bocca per un momento e condividere il silenzio in santa pace.