lunedì 19 settembre 2011

Ce l'hai un piano? Bho, io ne ho mille...



Pianificare è un'arte! E' per me l'arte di sognare concretamente. 
Non è solo "... vorrei fare quello". E' valutare la fattibilità dei sogni supponendo di avere a disposizione tutto il tempo, il coraggio e le possibilità necessarie per realizzare per particolare tuo desiderio.
Mi rendo conto che sia una pratica di per sè allucinante. 
I sogni (degli altri) sono eteri, volano. Sono pensieri.
I miei no.
I miei sono pezzi di carta, spars,i con scritti orari, posti, percorsi e anche vestiti da indossare per l'occasione.
Ho un piano!
Sogno di fare qualcosa quindi mi attivo.
E se poi il sogno non si avvera si sfodera sempre un altro bigliettino con un super piano di riserva.
Ma io sono quasi sicura, il sogno realtà diverà... anche se non ci sono zucche ma solo foglietti.
 

mercoledì 14 settembre 2011

Ti prego, leva Ligabue.



Ognuno ha le sue certezze. E queste sono ben fondate su esperienze, sentimenti ed emozioni. Validate da un certo sistema di valori consolidato dalla vita, nel suo senso più profondo.
Io non farò mai questo...
Io una cosa del genere non la direi mai...
In quella situazione io non mi ci troverei mai...
E' inutile, sono cose che si dicono. 
E il bello è che se ne è anche certi nel momento in cui queste frasi vengono fuori. 
Nessuno si accorge di quanto ciò sia estremamente limitante.
Non che le certezze siano in qualche modo restrittive, uno a qualcosa si deve pur sempre aggrappare... 
Ma a volte è necessario guardare al di là.
Anche al di là di se stessi.
E se poi quella cosa hai voglia di dirla?
Se in quella situazione hai voglia di immergerti con tutta te stessa?
Se cambi?
Se arriva qualcuna che ti dice "ti prego, leva Ligabue".

Walter Bonatti

Non sono mai stata un'amante della natura. Trovo le esperienze bucoliche terribilmente noiose. La Natura per me è come Chanel n°5, un fascino indiscusso, riconosciuto da tutti ma che su di me assume una forma di tanfo attempato.
Posso esserne solo attirata parzialmente. Ecco!
Sono un'amante occasionale della Natura (come nelle relazioni occasionali sai che poi torni alla tua vita e che questa non viene minimamente intaccata, così puoi immergermi in paesaggi incantati e soleggiati consapevole che poi tornerai al tuo pc, nel tuo appartamento, in un quartiere trafficato e pieno di Bar di una città che definire movimentata è proprio sottovalutante.)
E dato che l'esperienza bucolica deve essere breve ma intensa mi sono sempre concessa una relazione con le Alpi. Occasionalmente, da 20 anni. Un porto sicuro, per poi tornare alla vita di tutti giorni.
Adoro le Alpi, i colori, il rumore del vento, l'odore, lo strudel, la sensazione di essere l'unica cosa tra te la terra, di essere vicinissima al cielo e con niente sopra la testa.
In particolare adoro mio padre che da 20 anni, sull'autostrada per il Brennero appena si iniziano a vedere le montagne dice "E pensare che milioni di anni fa era tutto mare e ci sono ancora i fossili sulla roccia." e io che ogni anno faccio finta di essere sorpresa come quando di anni ne avevo 5. 
Altrettanto particolarmente, della montagna, adoro Walter Bonatti. Alpinista, la Madonna degli alpinisti. Una persona semplice, determinata e appassionata al suo lavoro. Una di quelle persone famose che ti illuminano e che non ti fanno restare indifferente. 
Mi ha sempre trasmesso un amore incondizionato per l'accettare le sfide, per il non fermarsi davanti ai limiti che siano "architettonici" o dentre se stessi. Come se Walter Bonatti fosse lì a dirti che ognuno ha il suo monte e che puoi provare ad appassionarti a cose anche molto più grandi di te.
Che puoi credere.
Che puoi vincere.
E oggi Walter Bonatti è morto.
E forse ci credo di meno in tutte queste cose, oggi.

Adesso non vedo l'ora di sentire mio padre che si accorge delle montagne in autostrada... oppure che muoia Roger Milla... ho tante cose da dire anche su di lui.


domenica 11 settembre 2011

Giochi o non giochi?


Coraggio. 
Non è solo una parola. E' uno stile di vita. Un po' come lo parola Beige.
Esiste il coraggio di scegliere, di assaggiare, di saltare, di mettersi alla prova, di sfidare se stessi in imprese epiche. 
Fa parte della vita.
E' prendere delle decisioni senza avere dati certi su cui basarsi, senza nessuna certezza sull'esito. 
Un gioco d'azzardo.
Niente di rassicurante. 
Il problema è sempre quello di scegliere. Ma con un sapore diverso. Usando la parola coraggio lo sai già che c'è da affrontare un rischio. 
Però, da un certo punto di vista, puoi usare tale parola come un'arma segreta contro l'incerto. 
E allora ci pensi, assapori quanto in fondo rischiare sia bello, prendi tutto il coraggio che hai e ti butti. 
E prendi quello che viene.
Alla fine dei giochi non sai che cosa uscirà. 
Ma pensa a quanto potrà essere figo dire "sono stato coraggioso". 

mercoledì 7 settembre 2011

Partire e ho visto...


Le passaporte sono oggetti che ti trasmettono da un posto ad un altro. 
Tecnicamente dovresti aggrapparti all'oggetto in questione e in un turbine di effetti speciali low cost, essere trasportato istantaneamente in un altro posto. 
Io lo conosco un posto del genere. 
A dire il vero non si tocca e il trasferimento non è proprio istantaneo ma il concetto è davvero simile. 
L'oggetto in questione è PortaGalliera. 
La porta quasi in dritto alla stazione di Bologna.
Se l'attraversi arrivi da un'altra parte. Se l'attraversi sei già da un'altra parte. 
E' lì a darti il benvenuto ed è lì a dirti che se non ti muovi perdi il treno.
Non è solo quel che resta dell'antico accesso alla città, è a metà strada tra due mondi.
E' a metà strada da te che sei tra due mondi. Due case. Due possibilità. Due passioni.
E ogni volte devi decidere da che parte stare, quale mondo salutare. 
Oppure stare in bilico, prendere il meglio da uno e dall'altro e ringraziare perchè esiste PortaGalliera che è lì a ricordarti che se vuoi puoi andare avunque.
Puoi essere felice e andare da un'altra parte. 
Devi solo partire.
Partire... e ho visto!

Diari di un'estate fai da te



Quando si andava a scuola, al ritorno dalle vacanze estive, scattava quasi molla automatica, il mitico tema "cosa hai fatto queste  vacanze?"

Io, queste vacanze, ho vissuto. 

E già mi immagino il mio foglio protocollo a righe ripiegato con la traccia scritta bella in grande e lo svolgimento di sole due parole. Ho Vissuto! 10! ottimo! 30L!
Ho vissuto questa terra magnifica, il suo sole, il suo mare, il suo cibo. 
L'aria e tutto quello che c'è attorno fino alla riga dell'orizzonte, fatta di alberi terra rossa, case bianche e borghesia.
Ho dormito in tenda per la prima volta in vita mia, ho visto il sole uscire dall'acqua, ho bevuto cedrata e chiaccherato su un dondolo.
Ho vissuto persone eccezionale, anche loro vive dentro, sorridenti, travolgenti, senza freni. 
Ho ballato, ho indossato vestiti troppo scollati e ho riso, tanto. 
E poi ho vissuto te, qualunche cosa significhi, ovunque questo viverci possa portarci.
E' stato vivere. E sentirmi viva sul serio.

sabato 30 luglio 2011

ask me, ask me, ask me...




C'è una teoria sugli appuntamenti. 
L'uomo ti deve chiedere di uscire e tu puoi gentilmente accettare. 
Nella mia versione della vita ad obiettivi non ho mai dato importanza a tale regola. Se ho voglia di uscire ti chiedo usciamo, vediamoci... sediamoci. Se non ne ho voglia, sorrido e basta.
Però le regole sono regole e sarebbe meglio rispettarle. 
Ma se non ti chiede di uscire allora che si fa? 
Si inventa una nuova regola, un corollario alla regola precedente.
Non chiedergli di uscire... chiedigli di chiederti di uscire.
Costerà molta fatica, pazienza, impegno e determinazione.
Ma il tuo orgoglio, la spocchia femminista (e quella corda che tiri, tiri e tiri) potranno essere intatti.
Chidigli di chiederti.
E' come quando nelle vicinanze di ricorrenze d'obbligo si ripete la frase magica: "Ho visto in quella città, in quella via, in quel negozio, quella cosa bellissima".
Mal che vada tu non hai chiesto niente, nel rispetto di tutte le regole.