giovedì 25 ottobre 2012

I always think you're cute, I think you're beautiful.


Io credo nelle favole.
Clichè.
Credo che si possa essere felici e che nessun palmipedone verrà mai a cancellarmi il sentiero da percorrere. 
Credo che il tappeto magico esista sul serio, magari è a forma di macchina che ti porta al cinema, ma sempre qualcosa di magico è. 
Credo che davvero ogni tanto il mondo si fermi per far uscire i miei pensieri, belli, chiari, con in sottofondo qualcosa a metà strada tra Barry White e la più classica colonna sonora da telefilm tardoadolescenziale americano. 
Credo che il romanticismo esista e che venga fuori così, senza pensarci troppo e credo che sia sconvolegente e mai banale.
Credo che tenere il broncio faccia effettivamente venire le rughe. 
Credo che ogni traguardo sia un punto di partenza, dopo tutto credo che se sono arrivata a correre fin qui potrei correre sempre un altro po'.
Credo di voler ancora sentire qualcosa che ti scoppia dentro come un vulcano. 
Incontrollabile, irrefrenabile e così travolgente da doversi sedere e pensare a come restare in piedi.
Credo nello star bene e nella sensazione di non voler essere in nessun altro posto.
Credo nei grandi gesti e nei piccoli segnali. 
Credo però che essere cupi e pure un po'  brontoloni ogni tanto faccia bene all'entropia generale dell'universo.
Credo nel buono delle persone, perchè questo buono c'è e penso di poterlo sempre vedere.
Credo che la vita sia meravigliosa. E credo che tu dovresti proprio far parte della mia.

I always think you're cute, I think you're beautiful.

domenica 21 ottobre 2012

I just can't get enough


Sono sempre stata abituata fin da bambina a viaggiare molto. 
Ti riempie il cuore. 
Ma quando hai quattro anni, stare più di 20 minuti in contemplazione davanti ad una statua o dentro ad una chiesa o in fila per raggiungere solo l'entrata del museo, proprio non riesci a capire lì che ci stai a fare. 
Non ne capisci il senso, ti sembra solo la vera essenza della noia. 

L'unica cosa però a cui riesci a pensare è che se ad una persona fantastica e illuminata come il tuo papà tutto ciò piace vuol dire che del buono c'è davvero e magari sei solo tu che non lo capisci. Poi quella persona meravigliosa, a cui tieni forte forte un solo dito della mano perchè tutta la mano è troppo grande per la tua piccolissima manina, ti fornisce direttamente la soluzione, ed è semplicissima: "puoi accendere una candela in tutte le chiese che visitiamo e più che fare una preghierina puoi chiedere direttamente qualcosa, come un desiderio".
E a me è sembrata pura magia.

Odio entrare nelle chiese. Ho uno spazio di autonomia molto ristretto prima di dover farmi strada fra i turisti per arrivare alla porta.
(A meno che comunque tu non sia in una chiesa con le persone migliori che potresti avere in torno per vistare una chiesa e che ti fanno accorgere che San Giovanni Battista in realtà è Tarzan Battista perchè ha un vestitino drappeggiato leopardato che è un amore, che la Madonna veste lo stesso blu YLS e che l'inferno è maschilista dato il numero di donne presenti ma stai a vedere quanto se la sono spassata queste da vive... ma questa è tutta un altra storia). 

Quello che mi fa stare in un chiesa è la possibilità, ancora oggi, di poter accendere una candelina perchè penso che il patto con mio padre sia ancora valido anche se non ho più quattro anni e sono in chiesa con le mie amiche.
E da quando ho smesso di chiedere Barbie nuove, orsetti o il villaggio Lego degli Oropacos (che poi ho anche avuto, e dio solo sa quanto ho scassato la minchia per quello) chiedo una cosa semplicissima: di essere felice e che tutto vada per il meglio. 

Mi sembra una cosa semplicissima. E anche fondamentale. E deve essere semplice altrimenti non è vera felicità. Voglio essere felice. Basta.

Sono sicura che non sia sufficiente sperare in una candelina ma è il continuare a ripeterelo che secondo me aiuta un bel po'. 
E allora voglio essere felice, e voglio tutto quello che questa ammissione comporta. Tutto quanto. 

E se poi hai intorno delle persone fantastiche come ce le ho io tutto sembra più raggiungibile anche se quella fottutissima candelina alla fine si dovesse spegnere..

giovedì 18 ottobre 2012

che te lo dico a fare


"Come si fa? Come glielo dici, a una donna cosi', quello che devi dirle?
Con le sue mani che avevi addosso e la sua pelle, non si puo' parlare di morte proprio a lei.
Come glielo dici a una ragazzina cosi', quello che lei sa già e che pure bisognerà che ascolti, quelle parole, una dopo l'altra, che può anche sapere ma deve ascoltare.
Prima o poi, qualcuno deve dirglielo

Come glielo dici, a una donna cosi', che era la tua donna, che tu vorresti salvarti, e ancora di piu' vorresti salvare lei con te, e non fare altro che salvarla, e salvarti, per tutta una vita, ma non si puo' perchè ognuno ha il suo viaggio da fare.


E tra le braccia di una donna si finisce facendo strade contorte, che neanche tanto capisci, e al momento buono non le puoi raccontare, non hai le parole per farlo.
Tra quei baci e sulla pelle le parole giuste hai un bel cercarle in quel che sei e in quel che hai sentito.
Non le trovi, hanno sempre una musica sbagliata.
E' la musica che gli manca tra quei baci e sulla pelle.
E' una questione di musica.

Come glielo dici, a un uomo cosi', che adesso sono io che voglio insegnargli una cosa e tra le carezze voglio fargli capire che il destino non é una catena ma un volo e se solo ancora avesse voglia davvero di vivere lo potrebbe fare, e se solo avesse voglia davvero di me potrebbe riavere mille notti come questa invece di quell'unica, orribile, a cui va incontro, solo perché lei lo aspetta, la notte orrenda, e da anni lo chiama.

Come glielo dici, a un uomo cosi', che ti sta perdendo?"


Baricco, Oceano Mare.

mercoledì 17 ottobre 2012

conosco il kung fu



Esistono poche cose rassicuranti nella vita. 
E sono veramente rare. 
E penso a qualcosa di rassicurante in senso generale, ampio e del tutto vitale. 
Come un paracadute.
Qualcosa che sai che sarà per sempre lì con te. 
Che c'è ora e ci sarà anche nel futuro, qualunque futuro.
E intendo qualcosa di realmente tangibile che è parte di te.
Come E.T che dice ad Elliot "io sarò sempre qui".
Come Casper che chiede a Kat "posso tenerti con me?".
Come Jenny che dice a Forrest "Avrei voluto essere lì con te!" e Forrest Gump risponde "Ma tu c'eri".

E queste cose sono speciali sul serio. 
E' tuo compito averne cura, tenerle con te nel senso più stretto e con tutto l'impegno che puoi. Fino a che non ti accorgi che tenerti stretto a quella cosa è come respirare, naturale e insostituibile. 
Qualcosa di irrinunciabile.

E poi qualcosa cade. 
Perdi tutto. E quella cosa rassicurante non c'è più. Come i palloncini che se ne volano chissadove.

E praticamente muori. 
Perchè non solo sei dispiaciuto di aver perso qualcosa. In fondo si è sempre dispiaciuti quando si perde. Che siano le chiavi di casa o una partita di poker.
Non sai proprio come fare. Sanguini ma senza che ti esca sangue.
Tipo? E adesso? 
Realmente non è morto nessuno ma non trovo più nessun appiglio, niente a cui aggrapparmi, nessun pensiero felice, niente complicità. 
Come faccio senza sapere tu cosa ne pensi di un qualsiasi fatto...
Come faccio a non essere più naturalmente e piacevolmente condizionata in qualsiasi modo dal tuo alone intorno.
Come faccio a rendermi conto che non me ne frega più niente di quello che dici.

E anche se ti dicono di andare a New York per un anno non ti sembra abbastanza distante o almeno tanto lontano da non pensare a tutte queste cose.

E allora l'unica cosa che puoi fare è renderti conto che davvero passerà. Come passa tutto. Lascerà un segno, profondissimo. Come le cicatrici della varicella che ti vengono se ti gratti e non dovresti.
E allora compri un paio di scarpe beige con lo sconto del venticinque percento, cerchi di lavarti gli occhi e chiami la tua boa. 
E ti rendi conto che un appiglio in confronto sembra poca cosa. Che per qualcuno brilli sempre, anche quando puzzi e ti addormenti con la bava alla bocca e vomiti anche l'anima e dici delle gran stronzate. Per questa boa tu letteralmente cagherai rose dal culo.
Questa boa la fai stare lì con te, tanto non hai troppo bisogno di parlare, ti fai prepare la colazione del secolo e vai a prenderti quello che ti sei guadagnato con anni di duro sacrificio tolto al cazzeggio. 
E cerchi di sorridere, perchè il tuo sorriso è stupendo.
E brilla e continua a brillare.

E ti fai una promessa, qualcosa di solenne, un patto di sangue con te stessa. Semplice: "mai, mai, mai più."

"Si cresce sentendo d'improvviso molta distanza da tutte le persone" (cit.)


lunedì 15 ottobre 2012

abbastanza vuol dire molto



"Stai sbagliando tutto. Non sei venuto qua per diventare un esperto di amore incondizionato, che e' da dove vieni e dove ritornerai.

Sei venuto qua per imparare amore personale. Amore universale. Amore incasinato. Amore sudato. Amore pazzo. Amore rotto. Amore totale. Infuso di divinita'. Vissuto attraverso l'eleganza di inciampare. Dimostrato attraverso la bellezza di ...incasinare. Spesso.


Non sei venuto qua per essere perfetto. Lo sei gia'. Sei venuto qua per essere meravigliosamente umano. Pieno di difetti e favoloso. Per poi resuscitare nel ricordo. Ma amore incondizionato? Smetti di raccontare questa storia. Amore, a dire il vero, non ha bisogno di nessun altro aggettivo.

Non richiede qualificativi. Non richiede la condizione di perfezione. Ti chiede solamente di presentarti. E di fare del tuo meglio. Ti chiede di essere presente e sentirti completo. Di brillare e volare e ridere e piangere e di farti male e guarire e di rimetterti in piedi e di giocare e lavorare e vivere e morire in qualita' di TE STESSO. E' abbastanza. E' molto." 

(cit.)

domenica 14 ottobre 2012

lesson number one


L'anarchia intesa come totale assenza di regole non mi è mai piaciuta. 
Mi piace che le cose siano regolate da un piano e che questo piano abbia delle regole ben precise. Potrei anche non rispettare niente alla fine e perfino cambiare idea, ma alla fine sarà solo per rifarmi ad un piano più interessante. 
I rapporti umani, le relazioni, funzionano allo stesso modo.
Esiste un piano e ci sono delle regole.
Sembra tutto estremamente complicato da codificare. Ma in realtà non lo è affatto.
Ed io ero una fan sfegatata del "ti vuoi mettere con me?" - "Si, no... forse".
I sentimenti però, le insicurezze e la voglia di una certa libertà a cui è difficile davvero rinunciare e mescolata a delle maledette percezioni, alterano le cose e rendono tutto davvero contorto.  Neanche la vocina fuori campo che ti dice "eddai cazzo, prendi in mano quel telefono!" serve a semplificare il tutto.
In tutto questo mare di "glielo dico non glielo dico", di "non so cosa pensare" e di "oddio, ma era un appuntamento?" o di tutte quelle cose che vorresti far sapere ma che pensi sia meglio tenere per te c'è una piccola semplice regola da seguire. 
Un mini piano che è indispensabile. 
Un dogma. Io non posso proprio chiamarti nè chiederti di uscire... ma posso impegnarmi e fare in modo che tu mi possa telefonare e mi possa chiedere di uscire. E ti assicuro che la mia risposta sarebbe positiva! Tipo "sisisisi" gridato davanti allo specchio con anche un gesto del braccio parecchio pronunciato ad intensificare il significato di quel "oh si non penso di aver già impegni per quella sera!". 
E' una cosa stupida, lo so! E richiede pure impegno e pazienza! Soprattutto se si pensa a come in realtà sia facile la comunicazione e a quanti strumenti posseggo per non parlare che esistono anche treni abbastanza veloci, autobus, macchine, e che il mio motorino è perfetto per portarti a prendere una birra. E questa regola sembra proprio qualcosa da ragazzine (per non usare la parola donnette) ma pare che sia una cosa fondamentale. 

In alternativa posso provare a fare un altro piano e prendere in mano quel cavolo di telefono. Solo perchè al momento sono convinta che mi divertirei ancora un sacco. Che c'è del gran potenziale e che si sta da dio. 

E proprio dovrei mandare a cagare tutte queste regole e venirti semplicemente incontro.

domenica 7 ottobre 2012

this must be the place






Non mi capita spesso di pensarlo. Ma forse esiste sul serio un momento in cui puoi dire "non vorrei essere da nessuna altra parte".
Perchè è bella la compagnia, perchè ti diverti o magari ti senti solo in un ambiente familiare e stai bene. 
Esattamente qui. 
Senza cercare niente di meglio perchè al momento proprio non sai cosa ci potrebbe essere di più bello.
E te lo vuoi godere tutto. 
E vorresti farlo durare il più possibile. 
Allora ti impegni, sai che se vuoi che questa emozione continui ti devi mettere in gioco in qualche modo, in tutti i modi che conosci e che sai di poter affrontare.
Senza necessariamente interrogarti se sia giusto essere lì, se ce la farai e se è davvero così bello come sembra. 
C'è solo il gusto di condividere minuti. Di ascoltare e di parlare a tua volta.

Sembra persino semplice anche se in realtà magari non lo è proprio. 

E io non posso fare altro che sedermi e restare.
E cercare di prendere il più possibile e di ridere e di essere contenta sul serio.
E sperare che oltre ad una semplice sensazione o ad un temporaneo punto di vista sia qualcosa di più solido, di realizzabile e perchè no insostituibile.

Non c'è bisogno di ragionarci troppo su. Per il momento mi sembra bello così e io voglio solo restare a guardare che succede.