venerdì 12 aprile 2013

shine bright like a diamond



Una delle cose più belle che mi è stata detta non troppo tempo fa durante una serata non troppo facile è stata "ti regalo un consiglio: esci e brilla". 
Tralasciando il fatto che i consigli solitamente non mi piacciono questo mi è sembrato perfetto.

Bisognerebbe sempre brillare. O comportarsi in modo tale da emanare sempre una bella luce. 

Senza necessariamente abbagliare ma senza neanche essere cupi. 

Ma emanare luce è impegnativo. Devi avere degli occhi, uno puntato su di te e uno sul cuore altrui. 
E coinciliare lo sguardo non è troppo facile. Bisogna capire e distinguere l'egoismo necessario da quello fine a se stesso. 

E' come una scelta: vuoi entrare a far parte del banalissimo hashtag #merde, che poi altro non è che una banalizzazione giovane e tardoadolescenziale del concetto "mi hai deluso, non avrei mai pensato che fossi così" oppure metterci un po' di impegno in più ed entrare nel cerchio dei "però, che cosa splendida"?



 
 


  



giovedì 11 aprile 2013

mi hai cambiato la vita







Le relazioni sono contaminazione. Una condivisione di tutto.

Ti mischi in un certo senso. E certe volte tutte le parole, i momenti, le idee formano come un groviglio così fitto che devi per forza restare lì a vedere che succede.

Più si condivide e più questo gomitolo ti avvolge. Ti gira attorno e ti riempie. Quasi ti fortifica. 

E proprio non ce la fai a staccarti. 
Entri in uno stato di necessità che ti obbliga quasi a cambiare priorità. 

E' come se da un momento particolare che decidi tu le regole del respirare siano cambiate. E per respirare non hai più bisogno dei polmoni ma di qualcunaltro. 

Allora ogni parola viene assaporata e condivisa e a casa proprio non ci vuoi tornare perchè cambia anche il concetto stesso di casa.

E puoi solo essere grato per essere dentro quel groviglio. 
Non è una trappola ma qualcosa che ha più a che fare con gli spinaci di braccio di ferro. 

Del tipo che sono più forte se ci sei tu. E tu ci sei. 
Non propriamente lì sempre, non sulle sedie rosse della mia sala riunioni, non lì mentre firmo ma sei ovunque. 

E ti senti fortunato.

Ed è un bisogno fortissimo.
Sono nuove vene. Nuovi occhi. Decisamente nuovi punti di vista. 

E' credere. E avere pure fede.

E' qualcosa che resta come il profumo buono. 
E' un braccio fortissimo su cui dormire. Sono le risate, il condividere spazi minuscoli e il lasciarti l'ultimo pezzo di pesce fritto.

E' fare un mucchio di strada solo per guardati neglio occhi e magari portarti una torta.

E' come la differenza tra una stretta di mano e un abbraccio. Di quelli non forti ma in cui mi rannicchio e tu stringi. 

E' esattamente la differenza tra il sono stato fortunato a incontrarti e il sei parte di me, tra il chiedere come stai perchè di solito lo si chiede al sono qui per te, racconta.

E' insegnarsi. E' un istante ma lunghissimo.

E anche se il linguaggio di programmazione con cui costruire non lo conosci lo studi e lo fai tuo.

E' l'essere +1. La tua persona. E' l'essere soci.

E' qualcosa che non c'è mai stato e che non va via. 

E' ammettere che hai un bisogno e che io non voglio perdermi.

venerdì 5 aprile 2013

noi e loro



L'etichetta di studentessa fuorisede mi è sempre stata addosso benissimo. 

Di studiare ho studiato, mi sono laureata per tempo e anche prima di tutti perchè mi piace fare le cose prima degli altri. 
E perchè, gare a parte, sentivo di avere bisogno di qualcosaltro.

E da quando ti mettono in testa quella corona d'alloro cambia tutto. 

E' come se inizi sul serio a pensare al futuro. 

Volendo o no, se sei pronto o no, diventi grande. 

O almeno fai un altro tipo di vita. 

E più vai avanti, più quello che cerchi non sono avventure, serate da matti e novità a tutti i costi. 

Piuttosto hai bisogno di certezze, quasi routine, familiarità e di una certa stabilità che cerchi in momenti e persone con cui non ti limitare a condivedere il tempo ma con cui vuoi iniziare a costruire qualcosa. 

Un futuro. 

E solo a pensare a tutto ciò mi sento ancora un pesce fuor d'acqua. 

E' qualcosa che sento ancora una cosa un po' estranea. Forse perchè tua madre mi dice sempre che sembro una bimba delle medie anche se vorrebbe che ci sposassimo domani.

E' qualcosa che non mi appartiene.

O meglio apparteneva. Perchè poi succede sempre qualcosa, una specie di disillusione che ti porta a pensare che anche se sembra una frase di altri tempi, sì sto diventanto grande.  

E anche se non sono pronta a rientrare nella categoria delle giovani donne in carriera figuriamoci se mi sento pronta ad avere a che fare che la nuova generazione che avanza. 

Piccole donne vissute 1990 che hanno poco più di vent'anni e che già sembrano stanche della vita, sono già disilluse e pensano, scrivono, si comportano e sopratutto (oh mio dio) si vestono come delle trentenni in menopausa precoce. 

Se io ho così voglia di restare fresca e nella più pulita accezione del termine perchè tu, che ancora non hai visto mondo, vuoi a tutti i costi essere sexy come una MILF. 

Perchè tu sei già delusa dal genere umano maschile (che poi pure che se ti sei data già molto da fare proprio non riesco a pensare che tu abbia davvero avuto così tanto materiale da permetterti una così acuta analisi) mentre io penso ancora che un mister Big un po' meglio esista. 

E' un confronto generazionale (perchè ora le generazioni corrono velocissime e quindi possiamo già definirci di due generazioni diverse) che non posso sopportare. 

Non sono davvero pronta proprio a questo confronto tra me e voi.

E soprattutto non sono pronta alla competizione.

Ma ve la immaginate una conversazione tra la Carrà e Flavia Vento? 

No, decisamente va al di là di me. 

Preferisco fingere sempre di essere dell'88 ma stavolta con un bel lavoro. 





  

 

you make me crazy



Mi ha sempre dato un po' fastidio l'espressione "oh, ma sei pazza?"

Perchè non c'entra l'impazzire. 

E' piuttosto qualcosa vicino a perdere il controllo.


Mi vuoi seguire?
 

giovedì 4 aprile 2013

mentre io sto parlando con tutto il cuore




Non mi piace avere paura. 

Ma un paura ce l'ho. Ed è pure bella grossa. 

Penso di non saper prendermi cura delle cose. 

Anche se ci tengo davvero e se in un certo senso vivo per loro ho paura di non saper prendermene cura. 

Di non dargli il giusto valore. 

Mi impegno per arrivarci, per farle mie e poi niente.  

Una volta che ce le ho mi sembra sempre di non fare abbastanza, di non saperle manutenere.

E' una sensazione che mi impone di fare sempre meglio, di avere sempre più attenzione. 
Di compiere uno sforzo che mi possa far dire di avere dato tutto.

Mi riempie e allo stesso modo mi fa sentire come se fosse sempre poco. Come se si potesse raggiungere sempre un'altro stadio e più bello del precedente. 

Penso sia colpa del mio segno.

Perchè dovrei accontentarmi se posso fare di più?

Perchè una volta che ho trovato ciò che volevo non riesco ad assaporarlo, ad esserne felice e a tenerlo con me senza pensare a quello che dovrò fare dopo?

E tutto questo solo perchè mi piace prendermi cura delle cose, delle persone.

Anche se so che le cose si deterionano e che le persone non hanno più bisogno di te.

E allo stesso modo, quando ci sono dentro, mi piace sentirmi dire che sono al sicuro, che non mi succederà niente e che tutto andrà bene. E anche se sono solo parole e se durano pochissimo, è una delle cose che preferisco al mondo.

Chissà se questa rassicurazione può essere resa reale.





mercoledì 3 aprile 2013

another sunshine



Ci devi sbattere conto. 
Non volgono i consigli molto spesso non richiesti, le persone che pensano cosa sia giusto per te al posto tuo, i buoni propositi... Non vale niente.
Te ne devi rendere conto tu. 
Per questo mi piace tantissimo la parola consapevolezza. 
Essere consapevoli è un dono. 
Come un superpotere.

E a me piace molto essere consapevole. E anche attenta alle cose. 


E quella presa di coscienza è qualcosa a cui tendere, un obiettivo. 
E non è semplice. 

Perchè lo devi fare da solo e perchè ci vuole tempo. E spesso devi arrivare in un fondo che non conosci, devi provare sensazioni particolari e non poco dolorese e quasi da farti paura, spaventarti.
Quasi perdi sicurezza. 
La sensazione è spesso qualcosa che non ti aspetti.
Come quando vai a sbattere su un muro perchè guardi il telefono(fatto!) o distruggi la portiera del pandino perchè nel parcheggiare non vedi un paletto di cemento (fatto anche quello).

Ad un certo punto però sei lì davanti e sai esattamente quello che devi fare e come lo devi fare.

E se sei convinto, se ci credi e se ti senti nel posto giusto non può essere sbagliato. 






martedì 2 aprile 2013

#delusione






Forse dovrei rivedere il concetto di delusione.

Solitamente resti deluso perchè ti aspetti qualcosa che poi non c'è.

Perchè c'hai lavorato, hai investito e soprattutto hai avuto fede.






E più profonde sono la fede e la fiducia più la delusione è grande. 

La sensazione che provo è simile al rimanere senza ossigeno.  
Come quando ti tuffi fortissimo dagli scogli alti e ci metti un po' a risalire e finisce l'aria che hai nei polmoni.

La mancanza di fede, il doverci rinunciare e la sensazione che quello che cercavi non c'è più sono solo ingredienti della delusione.

Ma fondamentalmente penso sia una questione di punti di vista.

Per fortuna che esistono, lo dico sempre. 

Forse la delusione non parte dalle altre persone. 
Forse la delusione parte da me.

Io l'ho sempre saputo che non sei capace di fare l'amica perchè sei una persona egoista e fai bene ad esserlo. Non ti frega niente del dolore altrui. 
Ma è semplicemente una sensibilità diversa dalla mia, non vuol dire che solo perchè non hai fatto ciò che pensavo mi servisse non puoi essere sensibile in un modo diverso, un modo che magari semplicemente non capisco. 
E c'ho sperato che potessi essere l'amica che sono io, tutte le volte penso che tu possa prenderti cura di me come io mi prendo cura delle persone, ma non è così.
E non c'è da rimenere delusi. 
C'era da diminuire le aspettative e pensare che mi puoi stare vicino in un altro modo. E prendo quello.

Ho sempre pensato che il problema non fosse quello che provavi ma la forma in cui lo provavi. E' stato talmente forte da scuotermi l'anima. Eravamo diventati, anche se in maniera contorta, una cosa sola. Come se i nostri nomi dovessero essere pronunciati tutti insieme. Come se alla domanda "come stai?" l'unica risposta possibile fosse "io bene e anche lei".
E non c'era da rimanere male per quella forma così sbagliata. Tu mi hai amato così e sempre più profondamente e sempre nel modo che ritenevo sbagliato, ma era il tuo modo.  
Avrei dovuto migliorarlo. Come tu mi hai insegnato io ti avrei insegnato. Ma se io non fossi andata via, tu non avresti davvero capito. Ero il tuo tesoro. 
Avere fede nel cambiamento è stata la mia delusione. 
E non posso continuare ad avere fede anche se in qualche modo ci resto attaccata sempre.
Tu eri in un altro modo e non eri lui. 


Io l'ho sempre saputo che non eri lui.
Eri semplice. Sembravi buono e spontaneo e talmente preso da risultare disarmante.
Ma io lo sapevo che non potevo replicare in questa bellissima forma la sostanza che avevo perso. 
Era come se la sostanza neanche ci fosse. Erano parole.
Lo sapevo che il vero amore, quello che cerco io, non è fatto così. Ma io c'ho sperato. 
Pensavo di poter avere tutto. E che questo tutto potesse anche essere vero. 
Ho avuto fede nel fatto che un amore dichiarato facile, l'intimità, le risate, lo star bene e il condividere senza remore potessero essere veramente profondi come uno scambio di vite e un sostegno incondizionato.
Ma non è così. Sarebbe stato perfetto forse ma non era così.
La delusione è stata guardare la mia parte. 
E il pensare che davvero potesse essere replicato. 
Avrei dovuto dirtelo subito. 
E ho dovuto usare tante parole per rendermene conto. 
Parole - vengo lì a cercare una spiegazione, parole - ti telefono cercando la stessa risposta. Parole virtuali. Parole fondamentalmente inutili. Perchè dovevo solo capire che era inutile continuare a sperarci.
E la tua risposta è stata sempre quella ed era sempre chiara e comprensibile. 
Semplicemente e veramente lontana anni luce dalla mia. 
Posso accettarla però e pensare davvero che pensi che sia stata splendida. 

E cambiare punto di vista aiuta a capire quello che cerchi. 

Capire la delusione, aiuta a focalizzare il bisogno. 

E adesso lo so davvero cosa cerco... e ho fede che non sia così irraggiungibile.