( foto di un mezzo sorriso )
Una volta una persona che mi era molto cara mi ha detto una frase molto semplice: "Manu, bisogna essere felici".
E me ricordo tutto benissimo. Mi è proprio rimasta dentro. Non lo so se è stato il contesto (c'eravamo ritrovati e già questo fu una buona base per associare un bell'oggetto a questo momento) oppure perchè sei nella biblioteca di ing e non ci dovresti essere perchè ormai hai finito ma ci sei comunque e ti senti strano (e rivedere qualcuno o meglio rivedere quel qualcuno ti fa sentire frizzante tipo acqua e idrolitina) oppure perchè sono proprio le frasi più semplici a spiazzarti e a farti smuovere dentro.
Ma se ci penso non è davvero niente di straordinario "Bisogna essere felici".
Tutto quello che fai deve farti star bene. È ovvio.
E lo star bene non è proprio la definizione di queste settimane fatte di sorprese e cambiamento. E il cambiamento è così. È questione di evoluzione, di come evolvi tu nelle situazioni e di ciò che le situazioni ti tirano fuori. Ma la vera questione sono le chance che ti dai... È la chance che dai allo star bene. Sono le chance che dai a quello che provi.
Ho rincontrato quel qualcuno in piazza, poco tempo fa, dopo una giornata davvero di merda e, tralasciando tutte le emozioni del ritrovarsi che questa volta sono state del tutto deludenti, mi ha detto un'altra cosa "secondo me non muovi abbastanza le braccia e invece è liberatorio muovere le braccia".
Non lo so, è sempre pericoloso fidarsi, ma secondo me potrebbe funzionare.
ci sono solo io... che altro ti aspettavi? (it is just me... what else are searching for?)
domenica 26 febbraio 2012
martedì 14 febbraio 2012
che cosa cerchi?
"Fosse stata lebbra gliel'avrei leccata per appiccicarmela alla lingua, fosse stata morte l'avrei voluta io. Meno di questo, l'amore non è niente"
Perchè sì, adoriamo le citazioni. E' quello che pensi anche tu, ma con una citazione è lì pronto e in una forma che non ti sogneresti mai di poter replicare mettendoci del tuo.
Sembra una situazione ideale ma che si adatta perfettamente alla tua vita e al tuo pensiero.
Certo, vorrei essere così intensa di mio ma l'alternativa del riciclo sembra così alla moda:
Ciao... Se deve succedere qui allora deve succedere qui. Non ti permetto di sbarazzarti di me. Cosa mi rispondi? Un tempo era la mia specialità, lo sai ero bravo nel salotto, mi mandavano a casa e io li convincevo. E ora io proprio, non lo so... Ma stasera, per il nostro progetto, per la nostra società è stata una serata molto importante. Una serata molto, molto importante. Ma non era completa. Non era neanche lontanamente avvicinabile a una qualsiasi possibile completezza. Perché non potevo condividerla con te. Non sentivo la tua voce e non potevo ridere insieme a te. Mi manca mia... Mi manca mia moglie. Viviamo in un mondo cinico. Un mondo, cinico. E lavoriamo in un ambiente di persone fortemente competitive. Io ti amo. Tu, tu mi completi. E io dovevo proprio......Smettila. Sta zitto. Mi avevi già convinto al ciao... Mi avevi già convinto al ciao!
Dopo di che si fece molto tardi, dovevamo scappare tutti e due. Ma era stato grandioso rivedere Annie, no? Mi resi conto che donna fantastica era e di quanto fosse divertente solo conoscerla. E io pensai a… quella vecchia barzelletta, sapete… Quella dove uno va dallo psichiatra e dice: "Dottore mio fratello è pazzo, crede di essere una gallina", e il dottore gli dice: "perché non lo interna?", e quello risponde: "e poi a me le uova chi me le fa?". Bhè, credo che corrisponda molto a quello che penso io dei rapporti uomo-donna. E cioè che sono assolutamente irrazionali, ehm… e pazzi. E assurdi, e… Ma credo che continuino perché la maggior parte di noi, ha bisogno di uova.
Beviamo birra, andiamo a fare la spesa al discount. Mettiamo un disco sul giradisco, baci in cucina, baci in sala, baci in garage...
Prendi me, scegli me, ama me!
Tu c'eri...
E l'adolescenza dove la mettiamo?
E se poi finisce?
La prossima volta giuro che mi impegno di più... e scriverò solo quello che conosco.
domenica 12 febbraio 2012
le cose che restano
Ho sempre pensato che le cose che restano fossero le persone.
La festa dei miei 18 anni è stata l'apoteosi di questa affermazione, del mio modo di vedere le cose.
Volevo attorno a me tutte le persone importanti della mia adolescenza. Tutte quelle persone con cui avevo condiviso momenti importanti, felici o meno, ma che avevano fatto restare qualcosa di loro dentro di me.
Volevo ricordare le loro facce.
Portarmele dietro.
E così c'erano tutti, amiche non poi così amiche, amiche che non ci sono più perchè sono in cielo, super amiche che non andranno mai da nessuna parte, il mio primo ragazzo, il mio migliore amico, l'amore impossibile, i figli degli amici dei miei e anche quelli che mi stavano sul cazzo.
E sono sempre andata avanti con questa convinzione: le cose che restano sono le persone.
E invece ho cambiato idea, non è proprio così.
Le persone ogni tanto si allontanano. Vanno da qualche altra parte a vivere la loro vita. Si voltano. Hanno da fare. Guardano altrove.
Allora quello che veramente resta non sono tanto le persone ma quello che sei stato tu mentre vivevi con quelle persone.
E' qualcosa di molto diverso dai ricordi ed è molto di più di azioni condivise.
Sono momenti che ti cambiano profondamente.
Sono attimi, emozioni(!), legami.
E' la felicità provata mentre si apre un sorriso, è ascoltare una risata.
E' stato sentire la presenza della tua bici alla fine della strada e il non riuscire a guardarti negli occhi per tutta la cena perchè ero già troppo felice di averti nella mia cucina.
E' stata la fitta lancinante dopo aver premuto invio.
Il sentirti vicino ma capire che più vicino di così sarebbe stato troppo.
Il cuore a mille dopo averla ricevuta, stavolta, questa mail. E' stata la tua riconoscenza e il capire che quello era il tuo modo discreto di starmi vicino.
E' l'odore di miele del mio balsamo.
E' la sensazione dello star bene. L'inquietudine di starti vicino. Il non voler essere, finalmente, da nessun'altra parte.
L'irrefrenabile bisogno di dirti: grazie.
Le risate e la certezza che quella non era la fine di niente.
La consapevolezza che anche se per poco e impercettibilmente ho raccolto il tuo cuore, l'ho curato, l'ho rimesso in piedi, l'ho reso davvero più libero e messo in condizioni di poter volare di nuovo. Da solo.
Quello che rimane sul serio sono io dopo tutto quello che le persone mi hanno dato. Sono io ma arricchita... ma pur sempre io...
e io resto davvero! Non vado da nessuna parte.
domenica 15 gennaio 2012
Mi contraddico? Certo che mi contraddico! Sono grande, contengo moltitudini...
Devi fare quello che ti fa star bene...
Eccerto! Come se fosse la cosa più semplice del mondo sia fare cose sia stabilire quelle felici.
Ma bisogna pur star bene...
Bisogna più che altro saper affrontare tutto quello che la vita ti offre.
La parola seminare e altri termini agrigoli legati alla vita non mi sono mai troppo piaciuti. Non sono una pianta. Non è questione di raccogliere. E' questione di cercare e trovare... E' trovarsi.
Quindi, cercare, trovare e scegliere.
E lo devi fare dalla giusta prospettiva però.
La prospettiva è una cosa importante.
Di ogni cosa che trovi lungo la strada devi scegliere la parte buona, quella che ti migliora. Così tutta questa ricerca diventa anche un guadagno. Di persone che vuoi come compagnia e di quelle che decidi di non volere più.
Mannaggia a me che non sono mai stata scout. Prima cosa di tutto avrei dato il mio primo bacio con molto anticipo e sicuramente in una situazione più bucolica, seconda cosa di tutto loro, gli scout, ce l'hanno proprio dentro questo concetto di strada, percorsi e scelte di vita.
Se fossi stata scout mi ci sarei abituata prima a questi discorsi sul godersi il viaggio e probilmente li avrei affrontati con meno retorica.
Per quel che mi riguarda ora, cerco solo di scegliere una cazzo di strada con una fantastica cazzo di prospettiva corretta e anche di farmi scegliere in qualche modo.
Osate cambiare, cercate nuove strade...
"Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi. Coraggio! È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un'altra prospettiva."venerdì 9 dicembre 2011
...culo
" La fortuna è importante.
Chi disse - preferisco avere fortuna che talento - percepì l'essenza della vita. La gente ha paura di ammettere quanto conti la fortuna nella vita. Terrorizza pensare che sia così fuori controllo. A volte in una partita (di tennis) la palla colpisce il nastro e per un attimo può andare oltre oppure tornare indietro.
Con un può di fortuna va oltre e allora si vince, oppure no e allora si perde."
(cit.)
giovedì 1 dicembre 2011
Satisfaction
Qualche giorno fa, una mia amica molto bella mi ha consigliato un libro.
In realtà non è neanche un vero libro e non mi ricordo come si chiama.
E' una raccolta di parole, come se fosse un vocabolario.
Ad ogni parola corrisponde un breve racconto, una citazione, una vera descrizione accurata di emozioni e sentimenti legati alla parola stessa.
Mi piacerebbe ricordarmi il titolo di quel libro per consultarlo alla voce "soddisfazione".
Mi è sempre piaciuta questa come parola: SODDISFAZIONE.
Ma cos'è? Cosa ci rende soddisfatti?
Riesco solo a pensare alla faccia e alla pancia di un uomo dopo un piatto enorme di pasta al pesto o dopo un panzerotto.
E' più difficile da immaginare la soddisfazione legata al raggiungimento di un traguardo.
Dopo un ottimo piatto ormai di mangiare hai finito.
Ma dopo il raggiungimento di un traguardo ce n'è sempre un altro.
Qualcos'altro.
Da fare, da volere, da desiderare. Allora quando ci si può fermare e anche solo per poco poter rientrare nella definizione di soddisfazione?
Di solito non si fa! Ma io aggiro il problema cambiando l'ottica di osservazione. Passando semplicemente da una definizione generale e troppo complessa ad una puntuale e quindi più facile da analizzare.
Non sono quindi soddisfatta a livello generale ma ogni giorno riesco a trovare soddisfazione per le cose piccole.
Potrei fare una lista delle cose che mi emozionano giornalemente quanto la pasta al pesto ma sono troppo piccole le sfumature e non sono in grado di descriverle. Posso dire con certezza però, anche senza essere in grado di esplicitarle, che sono queste le cose che mi tengono in vita e per cui vale la pena affrontare la giornata. Non è accontentarsi; è assaporare.
Anche se si prospetta la meno soddisfacente del mondo.
Baby il mondo è super (soprattutto se sei Imperatrice)
Non mi piace lamentarmi.
Oddio, ogni tanto la sana lamentela è anche salutare; ma lo chiamerei piuttosto disappunto, storcere un po' il naso ma a parole.
Ma la vera lamentela, quella fine a se stessa, proprio non mi piace.
E' la rappresentazione dello spreco, di tempo, di parole e di gente disponibile ad ascoltarti.
Ribadisco che, entro determinati limiti e solo ogni tanto, la lamentela aiuta ad andare avanti. E' come vomitare.
Ecco, lamentarsi troppo è come vomitare parole. Ti senti limitatamente meglio ma se non prendi qualcosa continui a star male.
E' anche vero che questo non è proprio "il migliore dei mondi possibili" e qualcosa di cui essere scontenti di sicuro c'è.
Passato quindi il periodo di disappunto nei confronti della vita però, bisogna tenere botta.
E' proprio il concetto estremamente POP del non mollare.
Non lasciarsi trasportare ma imparare a saper vivere, saper restar in piedi e sdraiarsi solo se ne vale davvero la pena.
Tornare in piedi mattone e mattone.
Si sente spesso associare la parola "forte" alle persone ma senza la necessità di essere pesi massimi.
Le persone forti sono quelle che sanno ricostruirsi senza fermarsi per troppo tempo.
Non lo so se si vince un premio, o se si è un po' più felici ma io, che sono un'imperatrice, cercherò di restare in piedi... dopo tutto cosa c'è che non va?
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