ci sono solo io... che altro ti aspettavi? (it is just me... what else are searching for?)
sabato 16 marzo 2013
giovedì 14 marzo 2013
parlo con te
Vorrei raccontarti un sacco di cose e vorrei sentirti dire che me lo avevi detto.
Vorrei sentire la tua vocina fastidiosetta che mi ripete incredula e schifata "ma come ti fa a piacere quello?" oppure sempre tu che quasi giudicandomi ma senza darlo a vedere sgrani gli occhi e dici "ma sul serio vi siete baciati?"
Vorrei raccontarti che sono felice per tante cose e che non me ne piacciono altre ma che ci sto lavorando.
Che nonostante le tue critiche sul mio modo di vestire e di portare i capelli lavoro per fare in modo che il mondo sia un posto più bello da guardare (tedechi a parte, quelli e io loro calzetti sono un caso perso, no?).
Vorrei raccontarti che alla fine della fiera non ci siamo spostati e che non ci sposeremo come pensavi e che i tira e molla, gli strazianti addii e i grandiosi ritorni sono finiti.
Definitivamente finiti.
Vorrei parlarti per ore del momento esatto in cui è successo.
Di quell'intimo "io non sono più innamorata di te, vai dove vuoi" e ne rimarresti colpita e mi faresti una sorta di pat pat sulla spalla dicendo "è stata dura ma ce l'hai fatta".
Starei ore a dirti che l'amore grande che cercavo l'ho vissuto ed è stato bellissimo, intenso, affettuso e devastante.
Da toglierti il respiro e da riempirti le vene come niente al mondo. Da riempirti e da svuotarti.
Di quelle cose che ti cambiano profondamente e che ti fanno sentire viva e che ti uccidono contemporaneamente (e anche qui alti e bassi, lasciate e riprese talmente tante volte che anche tu avresti smesso di ascoltare). E che ovviamente non stiamo più insieme.
Anche se ho scoperto che questo tipo di amore non si spegne. E' troppo profondo.
Ti racconterei di come è bello farsi travolgere dalle persone speciali, parlare tanto e cadere sul pavimento e farsi uscire dalla bocca cose ti rendono felice solo per averle dette, e di come è brutto quando questo prendersi finisce come se fosse inevitabile.
Come se la magia si stoppasse di colpo.
La sensazione è la stessa di gonfiare una busta di carta e poi fartela scoppiare vicino all'orecchio con sorpresa e relativo spavento.
E ti sento proprio ridere mentre cerco di farti partecipe di tutto questo, partecipe della mia vita, delle cose profonde come è sempre stato.
E tu mi avresti guardato con la tua solita faccia dicendomi che sono una cogliona e che alla fine è sempre un po' colpa mia.
Ti direi che ho capito che puoi essere straordinario e vivere una vita meravogliosa se solo ci metti impegno e se per primo ti impegni ad essere straordinario e meraviglioso tu.
Mentre io voglio essere come Michelle e Obama. E' vero.
E deve essere semplice e speciale dall'inizio alla fine. (sto imparando, tranquilla)
Ti direi che quei dieci anni sono quasi passati e che è successo davvero di tutto.
E ti vorrei dire che non sono più la stessa persona che conoscevi.
Non è vero, sono sempre Manu solo un po' contaminata dalla mia realtà aumentata fatta sempre di tante emozioni.
Ti direi che mi manchi, ma che ti penso tutti i giorni.
Non tutto il giorno tutti i giorni ma tutti i giorni.
E' un momento piccolissimo, mi basta sapere che da qualche parte sei. Me lo faccio bastare più che altro.
Solo che se guardi anche a tu, ogni tanto la mano in testa mettimela più forte.
Magari evito di farmi male e posso comunque pensare che avresti goduto della gioia di quel maledetto "te l'avevo detto".
Manchi insomma.
Buon Compleanno amica mia.
mercoledì 13 marzo 2013
non si puo' vivere costantemente facendosi mancare qualcuno
Non sono mai stata brava con le persone.
Forse perché non sono brava con me.
Ma credo nel senso del bene e che i comportamenti, soprattutto quelli degli altri, siano guidati da una forza benevola che se per caso ti dovesse ferire è solo per distrazione.
Come quando parcheggi e becchi il paletto.
Tu non volevi fare del male alla macchina, ti sei impegnato ma è successo.
Delle volte il dolore è inevitabile.
Le persone, e le loro relative relazioni, cercano il bene.
Ti devono far star bene.
Perché se non è così te ne devi andare.
Devi cambiare relazione.
Ma se pensi che sia solo uno star male momentaneo, una piccola strisciata allo specchietto per arrivare al parcheggio del secolo e pure sotto casa, allora devi stare lì, sterzare, cambiare prospettiva e riprovare.
Andare via non serve. Perchè ci ritornerai sempre davanti.
Perchè è restato qualcosa dentro di te.
E non puoi strappartelo fuori. Non ti spegni, neanche se te ne vai in Nepal.
Non so esattamente cosa spinga le persone a legarsi
forse la sintonia,forse le risate o forse le parole.
Probabilmente è l'incominciare a condividere qualcosa in più.
E' parlare un po' di più di sè e scoprire pian piano quello che si ha davvero nel cuore.
Che poi significa imparare a volersi bene.
O forse accade perchè doveva accadere
Ma penso che le anime vere siano destinate a (ri)incontrarsi prima o poi.
e poi, dopo che si sono incontrate che succede?
...resta sintonizzato!
martedì 12 marzo 2013
(ri)daje
Ci sono volte in cui puoi solo buttarti.
Non devi stare a pensare se risalirai, se già il tonfo sarà terribile, se sarà come lanciarsi sull'asfalto o nel più azzurro dei mari che conosci.
Non riesci ancora a visualizzare il tutto perchè ci sei talmente dentro che devi solo provare.
E un po' lo sai come funziona perchè il meccanismo è sempre quello.
Ci vuole impegno, determinzione, dedizione e un po' di culo e tantissima volontà.
E non di quelle cose che ti dicono le maestre del tipo che ti devi impegnare per non sentirsi dire che sei intelligente ma non ti applichi.
E' uno sforzo vero.
E' il saper aspettare anche se brucia.
E ti sembra difficile, ti sembra che c'è qualcosa che non va e che il punto d'arrivo che hai visualizzato sia lontanissimo. Quello che ti fa dire che ce l'hai fatta è un puntino minuscolo e il percorso per arrivarci in realtà è come un gomitolo strettissimo.
Ma se ci credi, se ti rende felice e se ti senti meglio che in famiglia perchè quello che hai lì è il concetto di famiglia più allargato possibile e bellissimo perchè dentro ci puoi mettere tutte le cose che ti piacciono davvero, allora è fatta.
Quasi fatta.
Ma di certo, per quanto possa sembrare quasi doloroso avvolte, sei sicuramente nel posto giusto.
Non mi piace molto andare in palestra ma sicuramente mi piacerà questa estate girare le spiagge dell'adriatico con un mini costumino a fantasia, guardando le ventenni e le nate prima del 1994 dai gusti discutibili dicendo loro che non solo il mio costume è strafigo, non solo il loro culo non è poi tanto più tosto del mio ma io, signorine, ho anche un lavoro!
domenica 10 marzo 2013
procrastination
La nostra testa è sempre piena di cose.
A me fa sempre pensare al tunnel lunghissimo che Alice nel Paese delle Meraviglie percorre una volta entrata nel buco.
Cose che stanno ferme o che vanno velocissime, cose che sembrano essere lì per un motivo e altre che vorresti non ci fossero più ma che non vanno da nessuna parte.
E delle volte basta solo uscire e fare una passeggiata perchè tutto trovi un senso, altre volte invece devi vomitare parole con qualcuno che è lì pronto ad ascoltarti perchè se ti svuoti un pochino riprendi consapevolezza e quasi ti sembra di tornare in equilibrio.
Oppure se proprio queste parole non vogliono uscire, basta qualche lascrima che viene fuori per ripristinare un po' d'ordine.
La vera domanda è capire sempre se ne valga la pena o no.
Sia che tu decida di lasciare qualcosa o qualcuno dentro di te sia che decida di farlo andare via e lasciar perdere.
E per ognuna di queste scelte c'è un segno, un ricordo, un'immagine, comunque qualcosa che rimane nella tua testa e nel tuo cuore, anche se questo qualcosa alla fine è un buco.
Per me, sono tutte cose tangibili e riconoscibilissime.
Come le persone importanti, quelle speciali sul serio. Le riconosci.
Perchè non è solo una cosa che percepisci e basta. Ma lo puoi proprio vedere e sentire profondamente.
E come è per le persone così è per l'affetto. Non può essere percepito. Deve essere dimostrato, deve essere qualcosa di reale di cui tu senti la presenza. Te ne accorgi che c'è e te ne accorgi se manca.
Perchè quello che resta dentro non è una sola percezione ma è un ricordo profondo e tangibile, una realtà, una presenza.
Salire sulla Tour Effiel è stata una delle cose più terribili della mia vita.
Non mi piace fare le cose da turista nelle città in cui vado a fare la turista. Mi piace piuttosto pensare che quel posto nuovo lo conosco da una vita e che ci tornerò non appena mi sarà possibile.
Però una volta lassù, oltre alle luci di Parigi, ho visto una cosa.
Forse la cosa che mi fatto rendere conto che ero nel posto giusto.
E mi vergogno un po' per quello che sto per raccontare ma la scena era di un ragazzo e una ragazza che si guardavano come se lei stesse aspettando qualcosa. Nello specifico un biglietto o una cartolina con la scritta "Paris I love U" e un cioccolatino su cui disegnato con lo zucchero "...and I love You too".
Dalla tasca del ragazzo poi sono venute fuori altri tre pacchettini, uno per ciascuno dei piccolissimi componenti della prole. Delle caramelle colorate di cui non so dare altre spiegazioni più specifiche perchè iniziavo a sentirmi una stalker.
Una volta consegnati tutti i doni il ragazzo sembrava davvero soddisfatto e per aumentare il livello di soddisfazione ha iniziato a fare foto da bimbominkia alla ragazza e a quel cioccolatino-dichiarazione.
Ma la cosa che mi ha colpito non è stata di certo la romanticheria, quanto la faccia di una delle bambine che aveva ricevuto una caramella. Era felice per avere in mano una palloccia arancione ed sembrava molto felice di guardare i suoi così contenti. Come se quel momento fosse perfetto. Come se in quel momento non le potesse succedere niente.
Sembrava in pace.
E penso che sia davvero quella la pace: tu che sei felice di quello che hai e sei ancora più felice delle persone che sono lì, che ti sono accanto.
E mi tengo questa immagine in testa, strettissima.
...io voglio dare una chance alla pace... tutti dovremmo!
martedì 5 marzo 2013
tristezza per favore vai via
Certe volte è più difficile di altre.
Perchè investi e poi perdi.
Come se fra tante possibilità, tra tanti scenari possibili sei finito proprio in quello più triste.
E la tristezza, a differenza di tutto il resto dei sentimenti, è una cosa tangibile.
Puoi proprio stringerlo il tuo malessere.
Tu vorresti lanciarlo via come se fosse un Super Santos sbiadito e invece lui ti resta attaccato al piede e te lo porti dietro.
E fai mille cose per non pensarci perchè appena ti fermi te lo senti addosso come un macigno.
Ti sta appiccicato e se resti a guardarlo ti fa pure un sacco di domande.
E visto che una risposta non ce l'hai guardi da un'altra parte.
E se pensi anche a quanto effettivamente un discorso come questo sia tristissimo di suo, una cura, la cura, proprio non c'è.
E io triste proprio non riesco ad essere.
Allora pensi che è solo un momento.
Che in generale le cose le fai funzionare.
Che tutta la comprensione che dai non è fine a stessa ma è uno strumento per lo star bene.
Per rendersi conto.
Di tante cose.
La prima su tutto è che per le cose belle si combatte e si sta in piedi.
Di solito non mi piace tirarmi indietro.
Non voglio avvolgerti la testa con una sciarpa e correre in un posto in cui tu di certo non arriverai mai e non voglio nemmeno essere come ET e dirti che resterò sempre qui.
Voglio scegliere e non fallire.
E non è solo questione di prendere la decisione giusta, voglio proprio ricercare la felicità e godermela.
Avere la sensazione, una senzione che non provo da tempo, di volere essere in quel posto e da nessuna altra parte. Anche se questo posto è decisamente lontano dal tuo punto di partenza ma abbastanza bello da volerci rimanere e aspettare per farti trasportare chissà dove.
Voglio semplicemente essere coraggiosa.
L'importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco cos'è il coraggio, altrimenti è incoscienza.
E io incosciente non lo stata mai stata.
mercoledì 27 febbraio 2013
accettiamo l'amore che pensiamo di meritare
Ogni tanto mi perdo.
In realtà succede raramente.
Per le piccole cose, le piccolissime, mi perdo eccome.
Ma per le cose grandi, per quelle che ti fanno alzare la mattina e andare a dormire con il senso della soddisfazione addosso sono brava.
O meglio, di solito sono brava.
Vado dritto, non c'è possibilità di non sapere dove andare.
Ogni tanto però mi succede qualcosa che il realtà è molto diversa dal perdersi ma che ti fa sentire perso allo stesso modo.
Penso sia la paura di appartenere.
Quel sottilissimo senso di acqua alla gola che si prova nell'essere dentro un qualcosa che non puoi controllare ma che ti piace, tanto.
Così tanto che può diventare pericoloso. Qualcosa di cui non ti rendi bene conto subito.
E' talmente naturale da lasciarti disarmato. Allo stesso tempo ti spaventa a morte.
Ed è qui che ti perdi.
Non sai che strada è questa e pensi che forse dovresti essere da un'altra parte.
E allora il problema è sempre quello.
Hai talmente tante cose dentro che non sai che cosa fare.
E' un groviglio di emozioni colorate che alla fine ti fanno vedere tutto nero.
E puoi lasciarti annegare e goderti il tuo nero per un po' oppure puoi pensarci e risalire, aggrapparti a quello che vedi di buono, che ti tira su quasi incondizionatamente e che è prezioso e tu lo sai.
Di certo, anche se sei perso, fermo non puoi stare.
Perchè alla fine le scelte sono come una playlist in shuffle: o scegliamo noi o sarà qualcun'altro a scegliere per noi.
A te piace l'effetto sorpresa?
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