ci sono solo io... che altro ti aspettavi? (it is just me... what else are searching for?)
lunedì 18 marzo 2013
pagina 63 del vocabolario
Quando ero piccola mio padre non lo vedevo molto spesso.
Perchè faceva il lavoro più fico del mondo, almeno secondo me.
Ma a casa non c'era.
Lavorava in teatro, un mondo fatto di gente con la faccia dipinta, da donne con vaporosi vestiti pieni di pizzi, fiocchi e paillet e da una sarta piccola e cicciottela che mi regalava pomposi gioielli di plastica che avevano il potere di trasformarmi all'istante nella principessa più fortunata del mondo.
E a me, bimbetta non troppo alta, tutta quella confusione di gente particolare, lo sfruscio dei vestiti e le faccie strane, mi sembrava il paradiso.
Una cozzaglia di magia che funzionava grazie al mio papà.
Quella magia esisteva ma mio padre mancava.
Era come un prezzo da pagare.
E quel prezzo, quel mio intimo compromesso, io lo vedevo.
Quando c'andavo anche io a teatro, col bel vestito e le scarpette di vernice e una macchina fotografica usa e getta nella borsetta mi sedevo e aspettavo.
E poi il momento esatto arrivava: quei sacri 5 min in cui l'orchestra accorda gli strumenti.
E da ascoltare è quasi come il suono di una zanzarina, sembra quasi fastidioso.
E proprio non riuscivo a credere perchè le altre persone non rimanessero in silenzio, lì ad aspettare con me.
Per me, quell'attesa era importante.
Come potevano non rispettare quella preparazione.
Quello era il momento esatto, piccolissimo, in cui io sapevo che mio padre aveva fatto in modo che tutto fosse perfetto.
Non c'era con me, ma la magia stava per accadere.
E io in quel momento realizzavo che non c'era ma per qualcosa di più grande e io potevo sentirlo e vederlo.
Io capivo.
E questo piccolissimo momento me lo porto dietro, sempre.
Quando aspetto che tutto sia pronto, minuziosamente controllo che ogni particolare sia al suo posto per poter creare una magia.
Mi impegno per fare in modo che succeda.
Non come la magia di papà. Ma una mia, personalissima.
Qualcosa che sento di essere capace di fare.
Qualcosa che anche se è dolorosa, se comporta sforzo, rinuncia e duro lavoro, se non ci dormi la notte e ti stanca, alla fine però riesce.
Perchè lo sai che alla fine arriva l'applauso.
Puoi uscire piano dal sipario e renderti conto che ce l'hai fatta. Che la magia è riuscita.
E puoi riempirti di quel fragoroso battere le mani tutte lì a riconoscere la tua fatica.
E anche se è stata dura e se hai dovuto aspettare, non è stato bellissimo?
Non ho bisogno che sia facile, ho bisogno che ne valga la pena
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