Come stai?
E' la domanda più difficile del mondo.
E solitamente c'è sempre qualcuno che, almeno una volta al giorno, te lo chiede. C'è il come stai dal collega di lavoro, quel come stai da un amico che non senti da un po', il come stai dei parenti etc...
E poi c'è la tua di domanda. Che non viene accolta come un'alternativa più confidenziale ad un semplice saluto ma come un profondo e ancora una volta volontario scambio di anime.
Non quella cosa a cui devi per forza rispondere che va tutto bene ringraziando pure per averti fatto dire una bugia.
Ma una condivisione, l'ennesima, di momenti, stati d'animo, angosce ed emozioni che solo che ti guarda dentro davvero può capire.
E io proprio non riesco a dimenticare come ci guardavamo.
Come mi guardavi tu facendomi sentire importante e rara e la fortuna di essere vicini trasudava direttamente dagli occhi. E come ti guardavo io, ricordandoti ogni volta che sei al sicuro e compreso e che più che passa il tempo più stai diventando la mia persona.
E tu non vedi l'ora di rispondere.
Di raccontare tutto . Dalla gioia più profonda alla paura più intensa perchè sai, o meglio hai la speranza, di ricevere in cambio quella comprensione sottile e incondizionata di cui hai tremendamente, e ancora, bisogno.
E' di un'intensità tale che è difficile da spiegare a parole.
E' qualcosa che resta anche se tutto quello che c'è attorno non è altro che una porta che si sta chiudendo.
E' lontananza. Mancanza. Bisogno.
Ci resti attaccato perchè non sei capace di fare altro.
E' intonaco bagnato e gonfio che si sta staccando via.
Ma che sta già scoprendo qualcosaltro. Ed è sempre una scoperta.
Una bella scoperta.
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